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mercoledì 4 aprile 2012

BOSSI SIENT' O ZULU'...




Caro Umberto..."è quistione ca nuie già stammo esaurite e tu staje cacanno fuori dalla tazza munnezza.... è quistione che a cchella ladrona ’e Roma l’he chiammata mamma fino a che nc’he svacantato ’a zizza...he vuluto ’o carnevale anticipato e l’he avuto..mo’ miettete ’o pigiama e va te cocche ch’è notte..."

 Pagherete caro
tutta l’arroganza del vostro danaro
pagherete tutto

CARA LEGA NORD..."nun sputà n'ciel cà n'faccj t torn"

Il Napoletano è una lingua stupenda, ci sono frasi adatte per ogni occasione..."nun sputà n'ciel cà n'faccj t torn", sembra cucita apposta per la Lega Nord e i proclami baldanzosi e fieri che il Senatur  Bossi e la sua schiera di servitori esibivano a mo di medaglia fino a ieri...: .- "ROOOMA LADRONA.." - "nun sputà n'ciel cà n'faccj t torn" "AL NORD LA MAFIA NON ESISTE..""nun sputà n'ciel cà n'faccj t torn"..."SUD? SOLO LADRI E TERRONI.." "nun sputà n'ciel cà n'faccj t torn"...........
(Zzzz)




Il Fatto QuotidianoI viaggi e l’auto lussuosa guidata dal Trota, le spese per il suo tormentato diploma di maturità, le cure costose dell’anziano leader, la ristrutturazione della sua casa di Gemonio, la scuola della moglie di Bossi, e persino i conti della pasionaria verde Rosi Mauro, leader di un piccolo sindacato capace di grandi spese. Persino le multe dell’irrequieto Riccardo Bossi, stando a quanto si dicono al telefono il tesoriere della Lega e altri collaboratori dello staff, finivano in conto a “Roma ladrona”Francesco Belsito non badava a spese pur di far felice il segretario.

Il caro leader 



Grazie a Umberto Bossi la sua vita era cambiata. L’ex autista del deputato forzista Alfredo Biondi aveva in mano le chiavi della cassaforte della Lega Nord e sapeva come ricompensare il caro leader e la sua famiglia. Il rapporto tra il tesoriere – con amicizie spericolate tra i calabresi – e il capo della Lega Nord filava liscio anche grazie all’elasticità di Belsito nell’interpretare la linea che divide il partito dalla famiglia del leader. Così, nonostante la gestione spericolata degli investimenti in Tanzania e a Cipro, Belsito è rimasto al suo posto fino a ieri.

In realtà però il leader lo aveva ormai mollato e questa è stata la ragione dei guai peggiori per entrambi. Dopo i primi articoli di stampa negativi sul suo conto, l’aria per Belsito a via Bellerio era cambiata. Quando il tesoriere ha capito che il suo leader non lo avrebbe difeso e che presto qualcuno avrebbe messo le mani sui conti della Lega, ha cominciato a lamentarsi al telefono. Da quel momento l’inchiesta di Napoli condotta dai pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli, che tenevano sotto controllo i suoi telefoni, è decollata. Gli uomini del Nucleo operativo ecologico (Noe) dei Carabinieri dell’ambiente, coordinati dal colonnello Sergio De Caprio, hanno trascritto decine di pagine di conversazioni telefoniche del tesoriere della Lega Nord e delle sue segretarie. “Come possono mollarlo…” Tutte solidali con lui, commentavano con rabbia e delusione l’atteggiamento mutato di Bossi e compagni. “Ma come possono mollare così Francesco Belsito”, dicevano ignari delle intercettazioni, “dopo tutto quello che il tesoriere ha fatto per Umberto Bossi e per la sua famiglia?”.

Anche Belsito, quando ha sentito la fine avvicinarsi, ha cominciato a elencare al telefono tutto quello che aveva dato alla famiglia Bossi e ha persino chiesto alla sua fidata segretaria di conservare le carte, chissà per farne quale uso. Certo l’elenco delle spese e dei regali, tutto da riscontrare, è impressionante.


Assegni e contanti 

Si parte con i recenti lavori di ristrutturazione della casa di Gemonio dove Umberto Bossi vive con la moglie Manuela Marrone; poi ci sono le spese mediche per le visite specialistiche dell’anziano e malconcio leader della Lega. E ancora soldi, in assegno o contanti, sia per i familiari di Umberto Bossi che per la senatrice Rosi Mauro, segretaria del sindacato padano Sin. Pa. la cui sede ieri è stata perquisita. Stando a quanto si sente dire nelle intercettazioni confluite nelle informative dei Carabinieri, sarebbe stato pagato con i soldi della Lega (e quindi anche dei contribuenti) persino il tortuoso percorso che ha permesso a Renzo Bossi di agguantare il diploma di maturità scientifica, dopo tre bocciature, con la votazione di 69 su 100. Il “Trota”, come è stato soprannominato dal padre, non avrebbe nuotato con le sue pinne nemmeno nella campagna elettorale che lo ha portato al consiglio regionale lombardo. Sempre stando alle indiscrezioni confluite negli atti dell’indagine, ancora non riscontrate, l’altro figlio del leader lumbard, Riccardo Bossi, si sarebbe fatto saldare dalla Lega una cartella esattoriale per una multa non pagata.


Lady Manuela 

Anche la moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, è citata negli atti dell’inchiesta. La scuola Bosina, fondata nel 1998 da lady Bossi, maestra elementare e baby-pensionata all’età di 39 anni nel 1992, sarebbe stata finanziata con i fondi della Lega Nord. E se in questo caso forse un appiglio formale ci potrebbe essere per sostenere la regolarità del finanziamento, in altri casi i soldi escono dalle casse della Lega senza giustificazione alcuna magari per pagare viaggi senza collegamento con l’attività politica. I pm milanesi Alfredo Robledo, Paolo Filippini e RobertoPellicano scrivono nel loro decreto di sequestro che “Belsito ha usato la tesoreria della Lega Nord per impieghi non contabilizzati o contabilizzati in modo non veritiero e tra questi impieghi nelle conversazioni telefoniche indicate nella nota del Noe dei Carabinieri”, proseguono i pm, “ci sono i ‘costi della famiglia’, intendendosi per tali gli esborsi effettuati per esigenze personali di familiari del leader della Lega Nord. Si tratta di esborsi in contante o con assegni circolari o attraverso contratti simulati”.

martedì 6 marzo 2012

ZANZASTATE

Ecco perchè noi siamo diversi dai Leghisti, noi amiamo, noi ci emozioniamo, per noi CARUSO che per loro è un opera stucchevole è il MANIFESTO di un sentimento che che scioglie il sangue dint'e vene ...(Zzz)



La Lega contro Dalla: « Un italiota. Colpa della mamma che non era padana...»

« Un italiota. Colpa della mamma che non era padana...«Simbolo del Paese che non vorremmo, aveva una visione cattocomunista ed ecumenista»...sagace autore dell'Italia tricolorita».ECCO COME RADIO-PADANIA DEFINISCE LUCIO DALLA....PER ME INVECE I SIMBOLI DELL' ITALIA CHE NON VORREI SONO PROPRIO I LEGHISTI E TUTTO CIO' CHE HA A CHE FARE CON BOSSI, BORGHEZIO E QUELLA BANDA DI COGLIONI CHE INNEGGIA ALLA PADANIA.. (ZzZ) 

Per Radio Padania: .."CARUSO è il pezzo più stucchevole di Lucio Dalla....è un semplice calco di un opera lirica.." CHE TRISTEZZA.....


venerdì 17 settembre 2010

ZANZAFACE


Una volta intitolavamo le nostre scuole al Tasso a Salvemini a Costa, a grandi poeti o a illustri personaggi della storia, ora ci ritroviamo con un plesso scolastico quello di Adro (Brescia) intitolato a Gianfranco MIGLIO "simpatico" teologo di tutte le dottrine razziste della Lega Nord . In un paese civile ci sarebbe dovuta essere almeno un po d'indignazione nel nostro nemmeno quella, ma tanto stiamo diventando stranieri in terra Padana..............

mercoledì 15 settembre 2010

"Portavamo il tricolore a Venezia insultati dai leghisti, identificati dalla polizia"


Denuncia di un consigliere comunale della Lista 5 stelle: "In una decina avevamo 2 bandiere italiane durante la festa della Lega e per questo siamo stati fermati mentre i militanti del Carroccio inveivano"
"Fermati ed identificati dalla polizia per avere con noi il tricolore. Insultati e derisi da decine di leghisti esaltati ed urlanti - rischiando il linciaggio da parte di questi ultimi e una denuncia (per manifestazione non autorizzata e per aver provocato disordini) da parte della polizia". Questo, secondo la denuncia di un consigliere comunale di Venezia Marco Gavagnin della lista Cinque stelle e del Blogger Paolo Papillo di Informazione dal basso che domenica scorsa, durante la Festa dei popoli padani hanno voluto provare a vedere cosa sarebbe successo a passeggiare per il capoluogo veneto con indosso una bandiera italiana. Il risultato per quanto sorprendente è descritto da loro stessi: "Siamo stati identificati noi, non quelli che ci insultavano; e ci avrebbero senz'altro aggrediti, se non ci fosse stato il cordone di polizia a proteggerci. Ci hanno cacciato, accompagnati distanti dal luogo della manifestazione leghista e fatti disperdere. Esporre il tricolore durante la festa della Lega - festa che vedeva presenti numerosi esponenti politici del partito e lo stesso Ministro degli Interni - è diventata una provocazione politica".

"Eravamo in una decina - raccontano - ci eravamo incamminati lungo il ponte dopo il quale iniziava a svolgersi la manifestazione leghista, ci è stato impedito da agenti in tenuta antisommossa e da uomini della Digos di proseguire verso Riva dei Sette Martiri e Via Garibaldi: luoghi paradossalmente scelti quali teatro della manifestazione di questa forza di governo che non si riconosce nei simboli della nostra Repubblica e ne disconosce la storia scritta nel sangue di tanti patrioti. Sì, perché i sette martiri veneziani a cui è intitolata la riva sono partigiani morti durante Resistenza al grido di "viva l'Italia".

"Subito dopo - continua il racconto - decine di leghisti (uomini e donne, vecchi e giovani) ci hanno spintonato e strattonato, cercando anche di sottrarci le telecamere; ci hanno insultato anche pesantemente, con vari improperi che andavano da "pirla" a "cretini", da "pagliacci" a "omossessuali" e "culattoni". Naturalmente ci hanno accusati di essere "comunisti", dei "rompicoglioni", o più semplicemente dei "lazzaroni": "andate a lavorare!" ci dicevano, "andate a casa!"

"Questi però - si lamentano - non sono stati identificati. No. Eravamo noi - quelli col tricolore - l'anomalia, quelli fuori posto, i sobillatori. Mentre loro - quelli che inneggiavano alla secessione, i fautori della "padania che non c'è", con le magliette e gli striscioni con la scritta "padania libera" - erano quelli normali... un completo ribaltamento di senso!".

la repubblica.it