una storia, una notizia, o qualunque cosa valga la pena di essere raccontata



mercoledì 31 ottobre 2012

31 OTTOBRE, TANTI AUGURI BUD SPENCER

Più che Braccio di Ferro ( perchè gli spinaci proprio non se ne scendono) io volevo essere BUD SPENCER (molto molto meglio la Past'èFasule), anche perchè diciamoci la verità aveva un gancio che manco Rocky ( e questo può confermarlo Rosco Dan )..Tanti auguri Bud, più che un eroe, un amico di tante serate ( dal Vecchio West a Bulldozer) passate stando sempre dalla tua parte..
(Zzz)
           Foto: Più che Braccio di Ferro ( perchè gli spinaci proprio non se ne scendono) io volevo essere BUD SPENCER (molto molto meglio la Past'èFasule), anche perchè  diciamoci la verità aveva un gancio che manco Rocky ( e questo può confermarlo  Rosco Dan )..Tanti auguri Bud, più che un eroe, un amico di tante serate  ( dal  Vecchio West a Bulldozer)   passate stando sempre dalla tua parte..

La Cappella Sistina compie 500 anni

500 anni fa , La sera del 31 ottobre 1512, ai Vespri della vigilia di Ognissanti, Giulio II della Rovere ' il Papa guerriero', svela la volta della Cappella Sistina, ed è costretto ad ammettere, sottovoce davanti a 17 cardinali  che: " Dio è ritornato in terra e si chiama Michelangelo Buonarroti "
(Zzz)
 

martedì 30 ottobre 2012

ZZZ: TANTI AUGURI DIEGO

ZANZASTATE
                                                     
L' appuntamento fisso della Domenica, era a Casa del Nonno, la Radio sintonizzata su TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO, Carlo Verna in collegamento dal San Paolo, " Il Napoli è in attacco, palla a Maradona, gli si fa incontro Baresi, finta
di Diego ,il capitano del Milan cade a terra e può solo vedere il numero 10 azzurro involarsi verso la porta..." Non per un Gol in Rovesciata, o una magia su punizione, Non per la vittoria di uno Scudetto o di una Coppa Europea, io ho iniziato ad essere tifoso del Napoli e ad amare il CALCIO, Pe 'na finta 'e Maradona...TANTI AUGURI DIEGO...

(Zzz)

NAPOLI, DAL 31 OTTOBRE ARRIVANO I DINOSAURI









Arriva a Napoli «Days of the dinosaur» dopo il grande successo riscosso a Roma e Torino. Al Real Albergo dei Poveri 51 dinosauri «vivi» in 12 diversi scenari porteranno il pubblico indietro di 250 milioni di anni: alla scoperta di un mondo perduto. Dal gigantesco Tyrannosaurus (una tonnellata di peso!) al più piccolo Archeaopteryx, i dinosauri tornano in vita grazie ad una sofisticata tecnologia che ha permesso di creare robot che sfiorano la perfezione. Un team di paleontologi ha supervisionato la scelta delle specie, i movimenti e i comportamenti dei dinosauri che – in alcuni casi – sono i grado di muovere anche parti minute del proprio corpo come occhi, lingua e dita con un e ffetto di straordinario realismo. Un percorso nella storia, per scoprire l'evoluzione della vita sulla Terra e un Dinolab pensato apposta per i più piccoli, per continuare ad imparare giocando.
                                   


Continua imperterrita la tournée italiana di Days of the Dinosaur, che dopo aver terrorizzato 300.000 persone a Roma e Torino finalmente approda a Napoli dal 31 ottobre 2012!
La mostra è ospitata nel Real Albergo dei Poveri, in Piazza Carlo III a Napoli. 

APERTO dal Giovedì alla Domenica e festivi ore 10 – 20 (ultimo ingresso ore 19)
prevendite www.daysofthedinosaur.it e prevendite abituali
tel 800.90.70.80 (numero verde)

Real albergo dei Poveri – Piazza Carlo III
INGRESSO SCALONE PRINCIPALE

PREZZO DEI BIGLIETTI IN BIGLIETTERIA:
TIPO BIGLIETTOPREZZO
INTERO (da 13 anni in poi)€ 10,00
RIDOTTO RAGAZZI (da 2 a 12 anni)€ 8,00
PACCHETTO FAMIGLIA 4 BIGLIETTI€ 32,00
PACCHETTO FAMIGLIA 5 BIGLIETTI€ 38,00
PACCHETTO FAMIGLIA 6 BIGLIETTI€ 43,00
DIVERSAMENTE ABILIGRATUITO
ACCOMPAGNATORE DIVERSAMENTE ABILI€ 8,00

PREZZO DEI BIGLIETTI IN PRENOTAZIONE:
TIPO BIGLIETTOPREZZO
INTERO (da 13 anni in poi)€ 11,00
RIDOTTO RAGAZZI (da 2 a 12 anni)€ 9,00
PACCHETTO FAMIGLIA 4 BIGLIETTI€ 36,00
PACCHETTO FAMIGLIA 5 BIGLIETTI€ 43,00
PACCHETTO FAMIGLIA 6 BIGLIETTI€ 49,00

PRENOTAZIONE GRUPPI E SCOLARESCHE
Interclub Servizi srl, tel 081 19464060
TIPO BIGLIETTOPREZZO
GRUPPI (minimo 10 pax)€ 8,00
SCUOLE (minimo 10 pax)€ 7,00
 FONTE http://www.daysofthedinosaur.it/ CORRIEREDELMEZZOGIORNO

30 OTTOBRE, NU' PENSIERO POETICO PER IL COMPLEANNO DI DIEGO



“San Gennà non ti crucciare,
tu lo sai, ti voglio bene,
ma ‘na finta ‘e Maradona
scioglie ‘ o sanghe dint’ e vene”

lunedì 29 ottobre 2012

Zzz: Io scriverò perchè " mi sento un eroe a tempo perso."

"Io scriverò sul mondo e sulle sue brutture,sulle mie immagini pubbliche e sulle camere oscure, sul mio passato e sulle mie paure...Io scriverò se vuoi perchè cerco un mondo diverso
con stelle al neon e un poco d'universo.."

Io scriverò, perchè così cantava Rino Gaetano, e perchè " mi sento un eroe a tempo perso."...

(ZzZ)

sabato 27 ottobre 2012

zZz: UN FIGLIO...

 ZANZASTATE
....non il riflesso di uno specchio,non un foglio prestampato , non la storia già scritta di un romanzo, un Figlio è come foglia di un albero, si nutre dalla pianta, ma poi deve essere incoraggiato a volare, per inseguire i suoi sogni, per cercare se stesso...
(zZz)

ZzZ: SORRENTO è PARTENOPEA


Signori e Signori qua gli juventini made in Sorrento stanno esagerann: e prima la sfilata sul trenino, e poi gli sfottò su internet, e ora pure il Club con tanto di marchio Doc e di slogan "Fieri di appartenere ad un altra specie".....E visto che con quest' ultima mossa, i cari bianconeri, l' hanno come si suol dire "fatta fuori dalla tazza", è arrivato il momento per tutti noi NAPOLETANI della Città del Tasso, di organizzarci, Un Club, un associazione, un circolo, qualsiasi cosa...Basta che a Sorrento, torni a sventolare, alta e fiera la Bandiera del NAPOLI....AVANTI PARTENOPEI!!!!

venerdì 26 ottobre 2012

24 OTTOBRE 1857: 155 ANNI FA NASCEVA IL CALCIO

sheffield fc primo club calcio mondo
Il 24 Ottobre del 1857 veniva fondato da Nathaniel Creswick e William Prest lo Sheffield FC, il primo e più antico club di calcio del mondo.
               
                       

IL 24 ottobre di 155 anni fa in Inghilterra, Nathaniel Creswick e William Prest fondarono il primo club di calcio nel mondo della storia: lo Sheffield Fc. La leggenda vuole che i due fondatori, già membri dello Sheffield Cricket Club, cercassero un nuovo sport da praticare nei mesi invernali quando il loro amato Cricket, inevitabilmente, si fermava. Così i due quello sport se lo inventarono e si misero a scrivere a "quattro mani" il primo regolamento della storia del calcio denominato Sheffield Rules. All'inizio le partite venivano giocate dagi stessi membri del club che si dividevano, per esempio, tra operai e artigiani, tra scapoli e ammogliati o per quelli il cui cognome era dalla A alla L e dalla M alla Z. Ora lo Sheffield Fc è ancora in attività e milita nella Northern Premier League Division One South, l'equivalente della nostra Prima Categoria e non ha mai avuto la "fortuna" di giocare nelle migliori serie inglesi.
                                                       

ZzZ: Astutillo, L' eroe buffo delle figurine

Ogni anno aspettavo che dalla bustina dei calciatori, uscisse il Baffone di Malgioglio, Non lo so mi metteva di buon umore e poi era l' unico dalla A alla B, che si chiamava: Astutillo...
(ZzZ)


ZZz: Confidarsi Con una donna è diverso

ZANZASTATE
Confidarsi Con una donna è diverso, te ne accorgi dallo sguardo, da piccoli gesti, Lei ti ascolta, tende una mano alle tue parole, con le sue risposte abbraccia e rilassa la tua mente....Saper ascoltare, è una qualità, che io come uomo, distratto, e talvolta nei pensieri egoista, mi sono promesso di voler imparare, di voler fare mia....

A NAPOLI TRE APPUNTAMENTI PER PRESENTARE IL NUOVO CORSO DEL MENSILE


Ritorna in edicola «I Siciliani» la rivista fondata da Pippo Fava, ucciso dalle cosche


La copertina della rivista La copertina della rivista
NAPOLI - Era il 15 dicembre del 1982 quando iniziava, in edicola, l'avventura de «I Siciliani», la rivista diretta da Peppino Fava insieme al suo gruppo giornalisti giovani e temerari. Fava e i suoi carusi avevano un solo obiettivo dichiarato: denunciare la Mafia in tutte le sue implicazioni in tutte le parti del Paese. Cosa Nostra non era solo un fatto siciliano e per questa convinzione seguita senza cedimenti e compromessi il direttore fu ucciso nel gennaio del 1984 dai clan e il suo gruppo si disperse. Oggi, dopo quasi 30 anni dalla fondazione un gruppo di ex redattori de «I Siciliani» ha deciso di far rivivere quell’esperienza civile anche sul cartaceo, dopo una lunga esperienza sul web (www.isiciliani.it) con «I Siciliani giovani». La nuova avventura editoriale guidata da due ex collaboratori di Fava, Riccardo Orioles e Giovanni Caruso, sarà presentata a Napoli in tre diversi appuntamenti: il primo venerdì 26 ottobre (ore 12,00) alla scuola di Giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa, aula Giancarlo Siani (corso Vittorio Emanuele). Sempre lo stesso giorno l'appuntamento sarà alle ore 16.00 all’Ordine dei giornalisti di Napoli, in via Cappella Vecchia. Sabato 27 ottobre (ore 12,00), invece, si terrà un’assemblea pubblica all’ex asilo Filangieri, in vico Giuseppe Maffei 4.
IL CARTACEO COME BANDIERA - «Siciliani giovani» è un mensile di denunce e di inchieste sul solco della tradizione de «I Siciliani» che vuole raccontare un Paese giovane, fatto da giovani, vissuto in prima persona, fuori dai palazzi. Un pezzo di storia dell’editoria italiana d’inchiesta che prosegue «in rete» con altre 18 testate di base, da Milano a Modica, da Napoli a Bologna, a Trapani a Palermo per raccontare un’Italia che vuole rinascere nel segno della legalità. E, in un momento nel quale i giornali fanno la corsa alla trasformazione in web, la redazione de «I Siciliani» fa una scelta contro corrente presentandosi in edicola in versione cartacea. «La rivista - spiega Riccardo Orioles - è la nostra bandiera, il luogo delle testimonianze e il nostro strumento per entrare nei quartieri più poveri di Catania, o di Modica, dove la Rete ancora non è arrivata». E poi, continua Orioles «ci piace pensare che il direttore ci guardi e, finalmente possa rivedere la sua creatura in "carne ed ossa" in libreria e in edicola». La redazione de «I giovani Siciliani», infatti non lascia il web, anzi rilancia 24 ebook
GIORNALISTI COME ARTIGIANI - Come 30 anni fa anche oggi la redazione della rivista è fatta da ragazzi che di media hanno 25 anni e che come allora imparano il mestiere di giornalista inteso come il lavoro di un artigiano, fatto, come sostiene Riccardo Orioles di senso della dignità e rispetto del lettore». Come scriveva il direttore Pippo Fava in uno dei suoi editoriali sintetizzando lo spirito del giornale che sta per ritornare in edicola: «Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo»
gli altri appuntamenti della presentazione:
Venerdì 26 ottobre
ore 12,00 aula Giancarlo Siani, Scuola di Giornalismo - Università Suor Orsola Benincasa, corso Vittorio Emanuele
ore 16,00 Ordine dei giornalisti della Campania, via Cappella Vecchia 8
Il sito della rivista www.isiciliani.it
L’Ex Asilo Filangieri si trova in vico Giuseppe Maffei 4 (via San Gregorio Armeno) Napoli


Redazione online CORRIEREDELLASERA.IT

Giuseppe Fava

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare? »
(Giuseppe Fava)
Giuseppe Fava detto Pippo (Palazzolo Acreide15 settembre 1925 – Catania5 gennaio 1984) è stato uno scrittoregiornalistadrammaturgo,saggista e sceneggiatore italiano, vittima di Cosa Nostra.
Fu un personaggio carismatico, apprezzato dai propri collaboratori per la professionalità e il modo di vivere semplice. È stato direttore responsabile delGiornale del Sud e fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia. Il film Palermo or Wolfsburg, di cui ha curato la sceneggiatura, ha vinto l'Orso d'oro al Festival di Berlino nel 1980. È stato ucciso nel gennaio 1984 e per quel delitto sono stati condannati alcuni membri del clan mafioso deiSantapaola. È stato il secondo intellettuale ad essere ucciso da Cosa nostra dopo Giuseppe Impastato (9 maggio 1978). È il padre del giornalista e politico Claudio Fava.

« Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell'ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo. »
(Pippo Fava. Lo spirito di un giornale. 11 ottobre 1981)

« Non era Fava a firmare le inchieste di mafia che comparivano sui Siciliani. Quelle inchieste le firmavamo io, Gambino, o altri colleghi, nessuno dei quali è stato ammazzato. Noi riuscivamo a illuminare un pezzo, a mostrare una porzione di verità che veniva subito riassorbita. Fava era di più. Lui sapeva descrivere come nessun altro al mondo, puntava la luce sulla normalità. Uno così non si poteva lasciare vivere. E la normalità è quella di cui oggi non ci si occupa. »
(Riccardo Orioles, 7 gennaio 2011[11])

Non è vero ma ci credo, Un tour suggestivo nelle viscere di Napoli


Non è vero ma ci credo


Un tour suggestivo nelle viscere di Napoli dove verranno svelate le più disparate curiosità e credenze sul malocchio, raccontando di inimmaginabili e fantasiosi rimedi legati alla credenza popolare, di veri e propri culti e cerimonie sotterranee.
NAPOLI (NA)27 OttobreCentro storicowww.insolitaguida.it

http://www.insolitaguida.it

passeggiata-scaramanzia-napoli_1332318367“Tutte le superstizioni sparse nel mondo sono raccolte in Napoli e ingrandite, moltiplicate [..]”.
E’ proprio dalla famosa citazione di Matilde Serao, che l’associazione culturale Insolitaguida prende spunto nel dedicare una passeggiata narrata alla più grande mania dei napoletani ( e non solo) : la scaramanzia e gli aneddoti relativi alla superstizione, i gesti e i riti anti-jella.
Un tour suggestivo nelle viscere di Napoli dove verranno svelate le più disparate curiosità e credenze sul malocchio, raccontando di inimmaginabili e fantasiosi rimedi legati alla credenza popolare, di veri e propri culti e cerimonie sotterranee. 
Tra le varie chicche, che verranno svelate, si parlerà dei riti superstiziosi per evitare la calvizie, dell’origine di un piatto simbolo della cucina napoletana, di come trattare le fedi nuziali e del gioco diventato “sacro” per i superstiziosi : il lotto!
corna-e-aglioUno spazio tutto suo avrà il simbolo anti-jella per eccellenza: il cornicello; a cominciare dalle sue origini, alle sue caratteristiche e soprattutto alle istruzioni d’uso, che pochi mettono in pratica.Non mancheranno momenti d’arte e di storia, meglio se mista a  leggenda, come nel caso del Principe di San Severo Raimondo di Sangro , noto come “l’alchimista”. All’appuntamento previsto  se ne aggiungeranno altri su richiesta di gruppi di almeno 6 persone.. E dopo tutto questo parlare di superstizione la passeggiata non può non terminare se non con un rito scaramantico: tutto il gruppo sarà coinvolto, appunto, nel recitare un’antica formula dal risultato garantito ( o almeno si spera ).
Si ricorda che, per prendere parte all’evento a numero chiuso ( contributo di partecipazione 6 € ) , occorre prenotarsi ed è possibile farlo telefonicamente al 338 965 22 88 

Non è vero ma ci credo

Evento 

Non è vero ma ci credo
Titolo:
Non è vero ma ci credo
Quando:
27.10.2012 17.00 h
Dove:
Centro storico di Napoli -
Categoria:
Passeggiate narrate
Prezzo:
6 € ; ridotto 5 € per studenti, over 65, associati
Prenota online:
http://www.insolitaguida.it/prenota.html
Telefono:
3389652288
Durata:
1 : 30

giovedì 25 ottobre 2012

ZzZ: “Fai il bravo,se no ven ‘o Mammone”

ZANZASTATE

“Fai il bravo, non ti avvicinare al Pozzo, se no ven ‘o Mammone”
, quante volte la Nonna per farmi stare quieto me lo ha ripetuto...E io di questo Mammone avevo una fifa incredibile, me lo immaginavo Grande e grosso
( tra un lupo mannaro e un orco) spuntare all' improvviso dal Pozzo ( confine invalicabile della mia area giochi...) Solo che ieri leggendo un libro, ho scoperto che QUESTO MOSTRO SPAVENTOSO non è altro che Gaetano Coletta, per gli amici detto IL MAMMONE di professione BRIGANTE, e ho iniziato a rimpianger il fatto, di non aver avuto da piccolo il coraggio di avvicinarmi a quel Pozzo.."Caspita, un vero Brigante, e quando mi ricapita l' occasione per poterlo Rincontrare..??"...

(zZz)

Cenerentola si chiamava Zezolla ed era napoletana

Lo sapevate che la prima Cenerentola  si chiamava Zezolla ed era napoletana?

                                                       Zezzolla
Zezolla, infatti, è l’eroina della prima versione scritta apparsa in Europa di questa storia di origini antichissime e appartenente alla tradizione popolare di varie culture del mondo. Le avventure della Cenerentola napoletana furono raccontate da Giambattista Basile nel libro Lo cunto de li cunti, scritto in dialetto napoletano e pubblicato nel 1634, due anni dopo la morte dell’autore. L’opera di Basile ha il merito di aver inaugurato il racconto fiabesco come genere letterario; Basile, che era un letterato, raccoglie i racconti della tradizione orale popolare del territorio campano e li rielabora sotto l’influenza della tradizione letteraria colta, sentiamo, per esempio, l’influsso del Decamerone di Boccaccio nella struttura che lega i cinquanta racconti del libro, raccontati da dieci vecchie popolane nell’arco di cinque giornate, ragione per cui l’opera è stata pubblicata anche con il titolo Pentamerone.

Stilisticamente Lo cunto de li cunti appartiene al barocco e secondo lo studiosoBenedetto Croce: “Si potrebbe affermare che il Pentamerone sia il più bel libro italiano barocco (…) il più bello, appunto, perché il barocco vi esegue una sua danza allegra e vi appare per dissolversi: fu già torbido barocco, ed è ora diventato limpida gaiezza.” Anche la scelta del dialetto napoletano rispecchia la ricerca di complessità e esuberanza tipica del barocco e, inoltre, permette alle fiabe di mantenere le loro caratteristiche di oralità.



Illustrazione del 1909 dell'inglese Warwick Goble per il Pentamerone. Da goble.artpassions.net

Per la sua ricchezza e novità, Lo cunto de li cunti si diffuse in tutta Europa subito dopo la sua pubblicazione e divenne un modello per la narrativa fiabesca che nasceva in quel periodo e che ha ancora oggi una grande popolarità. Autori come Charles Perrault, alla fine del secolo XVII, e i fratelli Grimm, all’inizio dell’Ottocento, si ispirarono ai racconti di Basile per elaborare quelle che sono oggigiorno le versioni più note di fiabe come Cenerentola, Raperonzolo o La bella addormentata nel bosco.

È importante notare che Lo cunto de li cunti non è destinato a un pubblico infantile, anche perché la concezione di una letteratura destinata all’infanzia comincia a sorgere solo nel Settecento. E così le differenze tra le fiabe di Basile e le versioni posteriori sono notevoli, figuratevi che la Cenerentola Zezolla subito all’inizio del racconto uccide la matrigna con le proprie mani! Zezolla, infatti, invece di una matrigna e due sorellastre, avrà due matrigne e sei sorellastre. 

Sul sito del Parco Letterario dedicato a Lo cunto de li cunti trovate la versione completa del racconto in napoletano e varie informazioni.


                                                         
Copertina della versione di Roberto De Simone del Cunto de li cunti.

Ci sono alcune traduzioni complete di Lo cunto de li cunti in italiano, la prima e più famosa è stata fatta nel 1925 da Benedetto Croce. Molto interessante è la riscrittura di Roberto De Simone, del 2002, in due volumi e con 52 illustrazioni di Gennaro Vallifuoco. De Simone, che è regista e autore teatrale, ha tradotto Basile in un italiano attuale risaltando la teatralità del testo originale.

La teatralità dei racconti di Basile era già stata esplorata da Roberto De Simonenegli anni 70 quando scrisse e musicò La gatta cenerentola, un impressionante spettacolo teatrale, frutto anche di una profonda ricerca sulle tradizioni orali e sulla musica popolare del meridione italiano. Il testo dello spettacolo, accompagnato da una videocassetta, è stato pubblicato nel 1999 da Einaudi.

fonte: blog.cciprsc.com.br


«Lo Cunto de li cunti» («Il Pentamerone»), 1634

libro animato
Zezolla, spinta dalla maestra a uccidere la matrigna e, credendo di essere apprezzata per averle fatto prendere per marito il padre, è confinata in cucina. Ma, per virtù delle fate, dopo varie vicende, si guadagna un re per marito.
Sembravano statue gli ascoltatori nel sentire il racconto della pulce, e assegnarono un certificato d'asinaggine al re sciocco, che mise a tanto rischio l'interesse del suo sangue e la successione dello Stato per una cosa de crusca. E appena tutti si azzittirono, Antonella sbottò a parlare nella maniera che segue: "L'invidia ha sempre avuto, nel mare della malignità, l'ernia in cambio delle vesciche e, quando crede di vedere qualcuno annegato a mare, essa stessa si ritrova o sott'acqua o sbattuta contro uno scoglio; come mi salta in testa di raccontarvi di certe ragazze invidiose."
separatore grafico
Sappiate dunque che c'era una volta un principe vedovo, che aveva una figliola così cara che non ci vedeva per altri occhi; per lei teneva una maestra di prim'ordine, che le insegnava le catenelle, il punto Venezia, le frange e il punto a giorno, mostrandole tanto affetto che non bastano le parole a dirlo. Ma, essendosi sposato da poco il padre e pigliata una focosa malvagia e indiavolata, questa maledetta femmina cominciò ad avere in disgusto la figliastra, facendole cere brusche, facce storte, occhiate accigliate da spaventarla, tanto che la povera ragazza si lamentava sempre con la maestra dei maltrattamenti che le faceva la matrigna, dicendole: "O dio, e non potessi essere tu la mammarella mia, che mi fai tanti vezzi e carezze?" E tanto continuò a ripetere questa cantilena che, messole un vespone nell'orecchio, accecata dal diavolo, una volta la maestra le disse: "Se farai come ti dice questa testa pazza, io ti sarò mamma e tu mi sarai cara come le ciliegine di questi occhi". Voleva continuare a parlare, quando Zezolla (che così si chiamava la ragazza) disse: "Perdonami, se ti spezzo la parola in bocca. Io so che mi vuoi bene, perciò zitto e sufficit: insegnami l'arte, perché io vengo dalla campagna, tu scrivi io firmo" "Orsù" replicò la maestra, "senti bene, apri le orecchie e il pane ti verrà bianco come i fiori. Appena tuo padre esce, dì alla tua matrigna che vuoi un vestito di quelli vecchi che stanno dentro la grande cassapanca nel ripostiglio, per risparmiare questo che porti addosso. Lei, che ti vuol vedere tutta pezze e stracci, aprirà il cassone e dirà: 'Tieni il coperchio' E tu, tenendolo, mentre andrà rovistando dentro, lascialo cadere di colpo, così si romperà l'osso del collo. Fatto ciò, tu sai che tuo padre farebbe monete false per accontentarti e tu, quando ti accarezza, pregalo di prendermi per moglie, perché (beata a te!) sarai la padrona della vita mia"
Sentito questo a Zezolla ogni ora parve mille anni e, messo in opera per filo e per segno il consiglio della maestra, dopo che passò il tempo del lutto per la disgrazia della matrigna, cominciò a toccare i tasti del padre, perché si sposasse con la maestra. Da principio il principe la prese in burla; ma la figlia tanto tirò di piatto finché colpì di punta, perché alla fine il padre si piegò alle parole de Zezolla e, pigliatosi in moglie Carmosina, che era la maestra, fece una grande festa. Ora, mentre gli sposi stavano in tresca tra loro, affacciatasi Zezolla a un terrazzino di casa sua, una colombella, volata sopra un muro, le disse: "Quando ti viene voglia di qualcosa, mandala a chiedere alla colomba delle fate nell'isola di Sardegna, ché l'avrai subito".
La nuova matrigna per cinque o sei giorni soffocò di carezze Zezolla, facendola sedere al miglior posto a tavola, dandole il miglior boccone, mettendole i migliori vestiti. Ma, passato a mala pena un poco di tempo, mandato a monte e scordato completamente il favore ricevuto, (oh, triste l'anima che ha cattiva padrona!) cominciò a mettere in bella mostra sei figlie sue, che fino ad allora aveva tenuto segrete e, tanto fece con il marito che, prese in grazia le figliastre, gli cadde dal cuore la figlia propria, tanto che, pèrdici oggi manca domani, successe che si ridusse dalla camera alla cucina e dal baldacchino al focolare, dai lussi di seta e d'oro agli stracci, dagli scettri agli spiedi, né solo cambiò stato, ma perfino il nome, e da Zezolla fu chiamata Gatta Cenerentola.
Avvenne che il principe, dovendo andare in Sardegna per faccende necessarie al suo stato, domandò a una per una a Imperia Calamita Fiorella Diamante Colombina Pascarella, che erano le sei figliastre, che cosa volessero che gli portasse al suo ritorno: e chi chiese vestiti da sfoggiare, chi galanterie per la testa, chi belletti per la faccia, chi giocarelli per passare il tempo e chi una cosa e chi un'altra. Per ultimo, quasi per burla, disse alla figlia: "E tu, che vorresti?" E lei: "Niente altro, se non che mi raccomandi alla colomba delle fate, chiedendo che mi mandino qualcosa; e, se te lo scordi, possa tu non andare né avanti né indietro. Tieni a mente quello che ti dico: arma tua, mano tua".
Partì il principe, fece gli affari suoi in Sardegna, comprò quanto gli avevano chiesto le figliastre e Zezolla gli uscì di mente. Ma, imbarcatosi sopra a un vascello e facendo vela, la nave non riuscì a staccarsi dal porto, e pareva che fosse frenata dalla remora. Il padrone del vascello, ch'era quasi disperato, per la stanchezza, si mise a dormire e vide in sogno una fata, che gli disse: "Sai perché non potete staccare la nave dal porto? Perché il principe che viene con voi ha mancato la promessa alla figlia, ricordandosi di tutte tranne che del sangue suo". Si sveglia il padrone, racconta il sogno al principe, il quale, confuso per la sua mancanza, andò alla grotta delle fate, e, raccomandando loro la figlia, chiese che le mandassero qualcosa. Ed ecco venir fuori della grotta una bella giovane, che sembrava un gonfalone, la quale gli disse che ringraziava la figlia per la buona memoria e che se la godesse per amor suo. Così dicendo gli diede un dattero, una zappa, un secchiello d'oro e una tovaglia di seta, dicendo che l'uno era per seminare e le altre cose per coltivare la pianta. Il principe, meravigliato di questi doni, si congedò dalla fata e si avviò alla volta del suo paese e, dato a tutte le figliastre quanto avevano chiesto, finalmente consegnò alla figlia il dono che le faceva la fata. La quale, con una gioia che non la teneva nella pelle, piantò il dattero in un bel vaso di coccio; lo zappava, lo innaffiava e con la tovaglia di seta l'asciugava mattino e sera, tanto che in quattro giorni, cresciuto dell'altezza di una donna, ne uscì fuori una fata, dicendole: "Che desideri?" Zezolla le rispose che qualche volta desiderava di uscire di casa, ma non voleva che le sorelle lo sapessero. Replicò la fata: "Ogni volta che ti fa piacere, vieni vicino al vaso di coccio e dì: «Dattero mio dorato, con la zappetta d'oro t'ho zappato, con il secchiello d'oro t'ho innaffiato, con la tovaglia di seta t'ho asciugato: spoglia a te e vesti a me!» E quando vorrai spogliarti, cambia l'ultimo verso, dicendo: «Spoglia a me e vesti a te!»
Ora, essendo venuto un giorno di festa ed essendo uscite le figlie della maestra tutte spampanate agghindate impellicciate, tutte nastrini campanellini e collanelle, tutte fiori odori cose e rose, Zezolla corre subito al vaso di coccio e, dette le parole insegnatele dalla fata, fu agghindata come una regina e, posta su una cavalcatura con dodici paggi lindi e pinti, andò dove andavano le sorelle, che fecero la bava alla bocca per le bellezze di questa splendida colomba. Ma, come volle la sorte, capitò nello stesso luogo il re, il quale, visto la straordinaria bellezza di Zezolla, ne restò subito affatturato e disse al servitore più fedele d'informarsi su come poter sapere di questa bellezza, e chi fosse e dove stava. Il servitore le si mise dietro con la stessa andatura: ma lei, accortasi dell'agguato, gettò una manciata di scudi d'oro, che si era fatta dare dal dattero a questo scopo. Quello, avvistati gli scudi, si dimenticò d'inseguire il cavallo per riempirsi le zampe di quattrini, e lei s'infilò di slancio in casa, dove, spogliatasi come le aveva insegnato la fata, aspettò quelle bruttone delle sorelle, che, per farle dispetto, raccontarono delle tante cose belle che avevano visto. Nel mentre, il servitore tornò dal re e raccontò il fatto degli scudi; e quello, invaso da una rabbia grande, gli disse che per quattro quattrini cacati aveva venduto il piacer suo e che a qualsiasi costo, alla prossima festa, avrebbe dovuto cercare di sapere chi fosse la bella giovane e dove si nascondesse questo bell'uccello.
Arrivò l'altra festa e, uscite le sorelle tutte apparate ed eleganti, lasciarono la disprezzata Zezolla vicino al focolare; e lei subito corre dal dattero e, pronunciate le solite parole, ecco che uscirono un gruppo di damigelle. Chi con lo specchio, chi con la carafella d'acqua di zucca, chi con il ferro dei riccioli, chi con il panno del rosso, chi con il pettine, chi con le spille, chi con i vestiti, chi con il diadema e le collane e, fattala bella come un sole, la misero su una carrozza a sei cavalli, accompagnata da staffiere e da paggi in livrea e, arrivata nello stesso luogo dove c'era stata l'altra festa, aggiunse meraviglia al cuore delle sorelle e fuoco al petto del re. Ma, andatosene di nuovo e andatole dietro il servo, per non farsi raggiungere gettò una pugno di perle e gioielli e, mentre quell'uomo dabbene si fermò a beccarsele, che non era cosa da perdere, essa ebbe il tempo di arrivare a casa e di spogliarsi come al solito. Il servitore tornò mogio mogio dal re, il quale disse: "Per l'anima dei morti miei, se tu non la trovi, ti assesto una bastonatura e ti darò tanti calci in culo per quanti peli hai nella barba".
Arrivò l'altra festa e, uscite le sorelle, lei tornò dal dattero e, continuando la canzone fatata, fu vestita superbamente e posta dentro a una carrozza d'oro, con tanti servi attorno che pareva una puttana sorpresa al passeggio e attorniata dagli sbirri. E, andata a far invidia alle sorelle, se ne partì, e il servo del re si cucì a filo doppio alla carrozza. Essa, vedendo che le era sempre alle costole, disse: "Sferza, cocchiere!", ed ecco la carrozza si mise a correre con tanta furia e fu così precipitosa la corsa che le cascò una pianella; e non si poteva vedere più bella cosa. Il servitore, che non riuscì a raggiungere la carrozza che volava, raccolse la pianella da terra e la portò al re, raccontandogli quanto gli era successo. E lui, presala in mano, disse: "Se le fondamenta sono così belle, cosa sarà la casa? O bel candeliere, dove è stata la candela che mi strugge! O treppiede della bella caldaia, dove bolle la mia vita! O bei sugheri attaccati alla lenza d'Ammore, con cui ha pescato quest'anima! Ecco, io vi abbraccio e vi stringo e, se non posso arrivare alla pianta, adoro le radici e, se non posso avere i capitelli, bacio i basamenti! Già siete stati cippi di un bianco piede, ora siete tagliole di un cuore nero. Per voi era alta un palmo e mezzo di più colei che tiranneggia questa vita e per voi cresce altrettanto di dolcezza questa vita, mentre vi guardo e vi posseggo" Così dicendo chiama lo scrivano, comanda il trombettiere e tu tu tu fa lanciare un bando: che tutte le femmine della città vengano a una festa pubblica e a un banchetto, che si è messo in testa di fare. E, venuto il giorno stabilito, oh bene mio: che masticatorio e che cuccagna che si fece! Da dove vennero tante pastiere e casatielli? Da dove li stufati e le polpette? Da dove i maccheroni e i ravioli? Tanta roba che ci poteva mangiare un esercito intero. Arrivarono tutte le femmine, e nobili e ignobili e ricche e pezzenti e vecchie e giovani e belle e brutte e, dopo aver ben pettinato, il re, fatto il prosit, provò la pianella a una per una a tutte le convitate, per vedere a chi andasse a capello e a pennello, tanto che potesse conoscere dalla forma della pianella quella che andava cercando. Ma, non trovando piede che ci andasse a sesto, stava a disperarsi. Tuttavia, dopo aver zittito tutti, disse: "Tornate domani a fare un'altra volta penitenza con me. Ma, se mi volete bene, non lasciate nessuna femmina in casa, sia chi sia"
Disse il principe:"Ho una figlia, ma fa sempre la guarda al focolare, perché è disgraziata e da poco e non merita di sedere dove mangiate voi" Disse il re: "Questa sia in testa alla lista, perché così mi piace" Così partirono e il giorno dopo tornarono tutte e, insieme con le figlie di Carmosina, venne Zezolla, e il re, non appena la vide, ebbe come l'avvertimento che fosse quella che desiderava, tuttavia abbozzò. Ma, finito di sbattere i denti, si arrivò alla prova della pianella, che non s'era neppure accostata al piede de Zezolla, che si lanciò da sola al piede di quel coccopinto d'Amore, come il ferro corre alla calamita. Vista la qual cosa il re, corse a stringerla forte tra le braccia e, fattala sedere sotto il baldacchino, le mise la corona in testa, comandando a tutte che le facessero inchini e riverenze, come alla loro regina. Le sorelle vedendo ciò, piene di rabbia, non avendo lo stomaco di sopportare lo scoppio del loro core, se la filarono quatte quatte verso la casa della mamma, confessando a loro dispetto che
è pazzo chi contrasta con le stelle.

mercoledì 24 ottobre 2012

FANTACALCIO B. P. 8^G. - IL PUNTO SUL GIRONE N

FANTACALCIO BAR PARADISE: 
IL PUNTO SUL GIRONE N



"Ah, bravo Figaro!Bravo, bravissimo;
Bravo!La la la la la la la la la la!Fortunatissimo per verità !" 2-1 contro la TAB.DEL GIUDICE e FIGARO vola in testa alla classifica. "Ah, che bel vivere,che bel piacere per un barbiere (e fantallenatore) di qualità !
Sconfitta in casa per 1-0, La Sostiene manda i giocatori in ritiro punitivo a Predoi in Valle Aurina ( nell' alto - Alto Adige), Stop casalingo anche per la Muppet ( 0-1), i  
POLLASTRI vincono 2-1 contro la MERLINA ed iniziano a risalire la classifica. Pareggio esterno ( 0 - 0 ) per LO SQUADRONE, che proprio nei minuti finali sfiora la rete che sarebbe valsa 3 punti d'oro. 3 punti che invece la PEREPER riesce a fare suoi, battendo 2-1 i BLU BROTHERS.


CLASSIFICA GENERALE TOP 25


                                                  

IL CAMPIONE DI GIORNATA
                                                     


martedì 23 ottobre 2012

zZz: E' COSI'

ZANZASTATE
è così...nella musica si cerca l' ispirazione,
nella musica si cercano le parole per far ridere l' anima, è così... 
nella musica si cerca lo sguardo giusto per osservare il mondo, è così....
nella musica.... si cercano le note giuste per rialzarsi e ripartire, e' così... 
nella musica si cercano e si trovano i suoni e i ritmi capaci di farti volare oltre le nuvole, oltre l' orizzonte, laddove un altro te, ascoltando musica,  cresce , piange , s'innamora, trova risposte,e non si fa domande..E' così...
(zZz)

zZz: Napoli Basket, ancora un fallimento...



ZANZASTATE

Io sono cresciuto ammirando i Chicago Bulls del Dream Team, quelli di sua Maestà Jordan, di Pippen, Rodman, di Toni Kukoc e compagnia...Però nessuna squadra mi ha regalato le emozioni del SS Basket Napoli di capitan Morena, la promozione in...
A ( dopo una splendida finale vinta  contro Reggio Emilia) la conquista  della COPPA ITALIA, la Semifinale scudetto e la qualificazione all' Eurolega..Momenti unici, indescrivibili, che neanche due Fallimenti, le crisi societarie e la discesa negli inferi della DNA sono riusciti a cancellare...E ora che sembrava iniziata la risalita, un altra terribile notizia , dopo appena 3 giornate di Legadue, a causa di una brutta vicenda di pagamenti mai effettuati, la Napoli Basket è stata estromessa dal Campionato....Un triste giorno per chi ama la Pallacanestro, per chi ama lo Sport, Per chi nonostante questi dirigenti sportivi inietti e senza scrupoli, per chi nonostante questa classe politica incapace e Inutile, continua ad amare questa città..Continua a difenderne fiero i suoi mille colori e a gridare forte:"Forza Napoli..."


(Zzz)

lunedì 22 ottobre 2012

DEL NERI NUOVO ALLENATORE DEL GENOA

ORA è ufficiale dopo l' esonero di DE CANIO, DEL NERI è il nuovo allenatore del GENOA, il suo vice sarà la pantera rosa...

SCACCIA LA ZANZARA SBARCA A L'HAVANA


Scaccia La Zanzara (Cuba edición )

ZZz: Lo juventino Napoletano...

ZANZASTATE
Allo Juventus Stadium hai cantato : "Lavali, lavali col fuoco, o VESUVIO lavali col fuoco.." poi sei tornato nella tua casettina di Trecase o di Somma, hai fatto colazione davanti al Tg del Piemonte, poi hai aperto la finestra e hai visto davanti a te, il tuo amico Vesuvio, che vedendoti con il tuo pigiamino bianconero, si è avvicinato e t'ha alluccato 'nfaccia " bigidiba-babbasone mo'
voglio veré si faie 'o buffone..."

"Evviva l'Unità d'Itaglia!" (Italiella, Italià...)

Nel carnevale del 1868 uscì per le strade di Napoli un particolare carro detto “de la sfrantumazione”. Su tale carro era visibile una Colombina con gonna tricolore circondata da una turba di Pulcinella laceri e scalzi che cantavano strofe
dense di ironia alla condizione di una Napoli conquistata e non unita alla monarchia sabauda.
 
 
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

'Mmiez''e cosce d'a frescura
llà se ferma 'o nainanà,
'a bannera 'e tre culure
mò ce ha dato 'a libbertà...
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

T'he fatto la vunnella talià,
T'he fatto la vunnella talià...
te l'è fatta de tre culure,
e nuje simmo rimaste annure
comme ce ha fatto mamma,
scauze annure e muorte 'e famma.
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

'A mugliera 'e Garibaldi
vend 'a 'nzogna e accatt''o lardo,
'a mugliera e Carlo Alberto
tene sempe 'a cascia aperta,
'a mugliera 'e Napulione
sape fà 'nu cuppulone,
'a mugliera 'e Manuele
vasa 'o pesce 'e san Rafele.
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

T'he fatto la carrozza talià,
T'he fatto la carrozza talià...
t'he l'è fatta bella mia
'nzuoccolo 'nzuoccolo pe' la via,
pe' la via te la purtammo,
e nuie da sotto la carriammo.
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

'Mmiez''e cosce d'a frescura
là se ferma 'o nainanà,
'a bannera 'e tre culure
mò ce ha dato 'a libbertà...
'A mugliera 'e Garibaldi
vend 'a 'nzogna e accatt''o lardo,
'a mugliera 'e Napulione
sape fà nu cuppulone,
e s''o ffà matin'e sera,
e le pror''a tabacchera...
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

T'he fatto lu stivale talià,
T'he fatto lu stivale talià...
te l'he fatto bello e pronto
'ncoppa ce stà Turino ca conta
'ncoppa Turino conta
e nuie simmo lu tacco 'e ponta.
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

'A mugliera e Carlo Alberto
tene sempe 'a cascia aperta,
'Mmiez''e cosce d'a frescura
là se ferma 'o nainanà,
'a bannera 'e tre culure
mò ce ha dato 'a libbertà...
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

T'he fatto la pettenessa talià,
T'he fatto la pettenessa talià...
te l'he fatta cu li turnese
ca pigliaieno 'a 'stu paese,
pò ce dettero pe' surpresa
la muneta cartaginesa...
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

'Mmiez''e cosce d'a frescura
là se ferma 'o nainanà,
'a bannera 'e tre culure
mò ce ha dato 'a libbertà...
'A mugliera 'e Garibaldi
vend 'a 'nzogna e accatt''o lardo,
'a mugliera e Carlo Alberto
tene sempe 'a cascia aperta,
'a mugliera 'e Napulione
sape fà 'nu cuppulone,
e s''o ffà matin'e sera,
e le pror''a tabacchera...
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

T'he fatto lu cursetto talià,
T'he fatto lu cursetto talià...
te l'he fatto cu la credenza
'stu cursetto de Firenze,
Firenze è capitale
e Turino se n'have a male.
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

'A mugliera 'e Ferdinando
s'ha cuseva 'na mutanda,
'a mugliera 'e re Vittorio
fà 'nu pireto e scioglie 'a gloria,
'A mugliera e Carlo Alberto
tene sempe 'a cascia aperta,
'A mugliera 'e Garibaldi
vend 'a 'nzogna e accatt''o lardo,
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

Te vuò fà nu cappiello talià,
Te vuò fà nu cappiello talià...
lu cappiello bene mio
t'è venuto 'stu vulìo,
lu vuò levà' a lu Papa
e già te lu sì miso 'ncapa.
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

'A mugliera e Carlo Alberto
tene sempe 'a cascia aperta,
'a mugliera 'e Manuele
vasa 'o pesce 'e san Rafele.
'A mugliera 'e Ferdinando
s'ha cuseva 'na mutanda,
'a mugliera 'e re Vittorio
fà 'nu pireto e scioglie 'a gloria,
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

T'he fatto li cazette talià,
T'he fatto li cazette talià...
te l'he fatte de seta 'ngrese
e nuie avimmo fatto li spese,
pavammo nuie da sotto
e Manuele se ne fotte.
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

T'he fatto la vunnella talià,
t'he fatto la carrozza talià,
t'he fatto lu stivale talià,
t'he fatto la pettenessa talià,
t'he fatto lu cursetto talià,
t'he fatto lu cappiello talià,
t'he fatto li cazette talià,
t'he fatto la bannera talià,
la bannera de tre culure,
e nuje simmo rimaste annure
comme ce ha fatto mamma,
scauze annure e muorte 'e famma.
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià,
O Italiella, o Italià...

fonte: www.canticapopularia.it

sabato 20 ottobre 2012

I BIDONI del CALCIO: Jorge Caraballo

                                        

La storia più buffa tra i  BIDONI del CALCIO ITALIANO, è forse quella di Jorge Caraballo che il Pisa scovò nel Danubio in Uruguay. Romeo Anconetani mandò il figlio Adolfo alla caccia di un talento e lui, su consiglio di un barbiere, prese "il Caravaggio del pallone - come lo presentò -: usa i piedi come il pittore il pennello".
"Difficilmente potrò segnare quanto in Uruguay - avvertì il giocatore - ma vi farò volare. In onore del Pisa chiamerò mia figlia Vittoria". I tifosi, dopo poco, cantavano "Caraballo meglio pèrdilo che trovàllo". .Ora fa il tassista.