Mièzo all'addore da solfatara
'ngopp 'a na preta sotto a na spada
duorme Pozzuoli suonni arrubbati
da coppo 'a muntagna fino 'o mare
è sango e nun è acqua
è sango e nun è acqua
sotto a n'editto 'e n'imperatore
catacombe e persecuzioni
Tu nobile vescovo 'e Benevento
nu filo d'evera contro 'o viento
è sango e nun è acqua
è sango e nun è acqua
Faccia Gialla squaglialo!
fallo fallo stu miracolo
Faccia Gialla squaglialo!
fallo fallo pe stu popolo
chella vota c'a vedetteme nera
sissantamila muorte 'd culera
bello e buono 'e turchi nà sera
pò nata vota fuie famma e a sete
è sango e nun è acqua
è sango e nun è acqua
Faccia Gialla squaglialo!
fallo fallo stu miracolo
Faccia Gialla squaglialo!
fallo fallo pe stu popolo
Circa una quarantina di anni fa la Chiesa di Roma fece capire che all'esistenza di San Gennaro non credeva troppo: "Abbiamo tanti dubbi, lo eliminiamo anche dal calendario". La curia di Napoli si offese e si fece sentire: "Nun pazziamm, San Gennaro c'è stato, San Gennaro ci deve essere stato". Allora il Vaticano le venne un po' in contro: "Voi questo San Gennaro lo volete proprio? E va bene, lo rifacciamo santo. Però ve lo tenete voi, il suo culto avrà una diffusione esclusivamente locale". San Gennaro diventava un Santo minore, un santo ammaccato, un santo di serie B. E il primo pensiero che venne in mente ai napoletani fu:"Gesù, vuoi vedere che mo il santo si è offeso?". Bisognava consolarlo. E sui muri della città apparvero scritte per tirarlo su, come questa rimasta celebre:
Noi Napoletani, è risaputo, siamo alquanto beffardi nei confronti delle autorità precostituite, ivi compresa quella ecclesiastica, ciò nonostante non gradiamo che venga minimamente messo in discussione il potere del Principale Santo Protettore di Napoli: San Gennaro. Ianuario era il vero nome di S.Gennaro. Discendeva, infatti dalla famiglia gentilizia Gens Januaria sacra al bifronte dio Giano.
Quindi Gennaro (trasformazione napoletana di Ianuario) non era il suo nome, bensì il cognome. Fonti non ufficiali affermano che il suo nome fu Procolo. Al di la' di questo, che andava chiarito, Gennaro resta, senza dubbio, una delle figure piu' famose nel panorama partenopeo e si puo' tranquillamente affermare che e' noto in tutto il mondo.
Il miracolo di San Gennaro si è perpetuato fino ai giorni nostri e si rinnova due volte l'anno, per la maggior gloria della città di Napoli e la maggior confusione degli atei. I fedeli che si sono affidati e che si affidano al momento cratofanico del sangue che si scioglie sono stati salvati dalla fame, dalla peste, dalla lava del Vesuvio, dai terremoti e saranno salvati dalle malattie dai momenti critici e da ogni stato di trascendenza irrelata. Il Santo a cui le cosiddette ‘’parenti di S Gennaro’’ rivolgono preghiere di protezione, difesa e consolazione è presente e vivo “ Potenzia di S Gennaro, pruteggetece, Sangue di S Gennaro, defendetece”. San Gennaro non sarebbe esistito senza Napoli, né Napoli potrebbe esistere senza San Gennaro. I Normanni hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha scacciati. Gli Svevi hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha scacciati. Gli Aragonesi hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha puniti. Gli Angioini hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha scacciati. Gli Spagnoli hanno tiranneggiato su Napoli, ma San Gennaro li ha battuti. Infine i Francesi hanno occupato Napoli, ma San Gennaro li ha messi alla porta.
Il miracolo di San Gennaro si è perpetuato fino ai giorni nostri e si rinnova due volte l'anno, per la maggior gloria della città di Napoli e la maggior confusione degli atei. I fedeli che si sono affidati e che si affidano al momento cratofanico del sangue che si scioglie sono stati salvati dalla fame, dalla peste, dalla lava del Vesuvio, dai terremoti e saranno salvati dalle malattie dai momenti critici e da ogni stato di trascendenza irrelata. Il Santo a cui le cosiddette ‘’parenti di S Gennaro’’ rivolgono preghiere di protezione, difesa e consolazione è presente e vivo “ Potenzia di S Gennaro, pruteggetece, Sangue di S Gennaro, defendetece”. San Gennaro non sarebbe esistito senza Napoli, né Napoli potrebbe esistere senza San Gennaro. I Normanni hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha scacciati. Gli Svevi hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha scacciati. Gli Aragonesi hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha puniti. Gli Angioini hanno regnato su Napoli, ma San Gennaro li ha scacciati. Gli Spagnoli hanno tiranneggiato su Napoli, ma San Gennaro li ha battuti. Infine i Francesi hanno occupato Napoli, ma San Gennaro li ha messi alla porta.
Madonna mia,
te ringrazio c' 'a faccia'mbruscenata pe' terra ca m'hé fatto vedé'
na bbona e santa nuttata, comme spero 'e vedé' na bbona e santa jurnata.
Faccia 'ngialluta (1), accurre e stuta 'sta vampa de lo 'nfierno.
Ora pro nobis.
San Gennaro mio potente, scioscia chesta cennere e sarva tanta gente d' 'a morte e lav' ardente.
Ora pro nobis.
Miserere! Miserere! So' 'e peccate, so' 'e peccate! San Gennaro miserere,
San Gennaro ora pro nobis.
Dille a Dio, a Cristo a 'e Santi ca pentite simme nuje,
ca peccà' cchiù nun vulimme.
(1) Invocazione a San Gennaro espressa dal popolo di Napoli in occasione della disastrosa eruzione del Vesuvio avvenuta alla metà' di giugno del 1794 accompagnata da scosse di terremoto e pioggia di cenere.
Il sangue, custodito in una ampolla nel Duomo di Napoli, si scioglie il 19 settembre, il sabato precedente la prima domenica di maggio e il 16 dicembre.
Oltre che a Napoli, il miracolo si verifica pure quasi simultaneamente nella chiesa di San Gennaro alla Solfatara di Pozzuoli, sulla pietra su cui la tradizione vuole fu decapitato il Santo.
Ritornando a San Gennaro pare che quello del sangue che da solido diventi liquido non sia l’unico evento miracoloso attribuito al santo: la Passione Vaticana descrive di un ordine da parte del prefetto Timoteo di uccidere durante le spietate persecuzioni di Diocleziano, Gennaro per il suo ostinato rifiuto a rinnegare la fede cristiana; ma le lame dei coltelli dei carnefici, pur attraversandogli il corpo, non gli provocarono alcun male. La Passione Vaticana inoltre ricorda il tentativo dello stesso Timoteo di dare Gennaro in pasto alle belve ma ancora una volta il prefetto venne sconfitto perché introdotte dell’arena, di Pozzuoli, le belve divennero mansuete: un orso si avvicinò allora vescovo di Benevento che lo benedisse e lo accarezzò. Sono passati secoli e secoli dal 19 settembre 305 giorno in cui nei pressi della solfatara di Pozzuoli avvenne la decollazione di San Gennaro: la lama del carnefice con un colpo secco recise il capo del martire. Una donna pietosa furtivamente ne raccolse il sangue in due ampolle di vetro per farne oggi una reliquia oggi celebre in tutto il mondo, conservata , dopo varie traslazioni nella cappella del Tesoro in Duomo. Nel 431 in occasione del trasferimento delle requie del Santo da Pozzuoli a Napoli un'altra donna presentò al vescovo ed altri rappresentanti dell’alto clero le due ampolle contenenti il sangue coagulato del martire. Il sangue quasi per attestare la veridicità della donna , si liquefece all’improvviso sotto gli occhi dei presenti e di una folla accorsa gridando al miracolo. Ciò come già detto si ripete due volte all’anno.
Faccia gialla! faccia senza culore! faccia ‘ngialluta nun fà ‘o traditore! fancillo ‘stu "Miracolo" fa ampresso ca te mannammo cientomila "Messe"! ..E si vuò chesto, pe’ ‘m’accuntentà t’ ‘o cerco "Addenucchiato"... San Gennà! (G.Russo)
I fedeli che si sono affidati e che si affidano al momento cratofanico del sangue che si scioglie sono statI salvati dalla fame, dalla peste, dalla lava del Vesuvio, dai terremoti e saranno salvati dalle malattie dai momenti critici e da ogni stato di trascendenza irrelata. Il Santo a cui le cosiddette ‘’parenti di S Gennaro’’ rivolgono preghiere di protezione, difesa e consolazione è presente e vivo “ Potenzia di S Gennare, pruteggetece, Sanguedi S Gennare, defendetece”.
Con San Gennaro si instaura un rapporto amicale: Troisi in una scenetta intitolata a San Gennaro si preoccupa innanzitutto che il Santo lo riconosca e non lo confonda con un altro fedele: “ nun vulesse ca o’ fatt che tu pierde tutto chillo sanghe, ogni anno, pe’ fa’ o miracolo, he capito…nu poco d’anemia, ‘na cosa…accummence a vede’ na faccia pe’ nata…che, vide buone, eh, S Gennà… iss tene’ a barba, è curto…”
A lui in qualità di perfetto fedele si rivolge in termini molto confidenziali: lo chiama Gennà, lo vezzeggiaGennarì, lo si lusinga per propiziarselo ‘’S Gennà , tien tant grazie a fà prime e mefiguriamoci mò. A San Gennaro ci si rivolge non solo per ottenere grazie ma anche per vincere al gioco del lotto e non a caso la mascotte della squadra del Napoli si chiamava “Gennarì”. Anche quelle che possono apparire come ingiurie, “faccia ngialluta”, oppure “Santu Guappone”, sono in realtà vezzi ed epiteti confidenziali che i fedeli rivolgono con gesti ed enfasi di sapore tutto partenopeo ad una figura potente che si manifesta in carne ed ossa come presenza reale visiva.
Circa una quarantina di anni fa la Chiesa di Roma fece capire che all'esistenza di San Gennaro non credeva troppo: "Abbiamo tanti dubbi, lo eliminiamo anche dal calendario". La curia di Napoli si offese e si fece sentire: "Nun pazziamm, San Gennaro c'è stato, San Gennaro ci deve essere stato". Allora il Vaticano le venne un po' in contro: "Voi questo San Gennaro lo volete proprio? E va bene, lo rifacciamo santo. Però ve lo tenete voi, il suo culto avrà una diffusione esclusivamente locale". San Gennaro diventava un Santo minore, un santo ammaccato, un santo di serie B. E il primo pensiero che venne in mente ai napoletani fu:"Gesù, vuoi vedere che mo il santo si è offeso?". Bisognava consolarlo. E sui muri della città apparvero scritte per tirarlo su, come questa rimasta celebre:
SAN GENNA', FUTTATENNE
. E c’era chi invece, dopo la cancellazione da parte della Chiesa del nome di Gennaro tra i Santi che contano, come il noto musicista Renato Carosone invocava il suo ritorno in una canzone mai pubblicata prima della sua morte: ‘‘Da quanno t’hanno miso for a porta, le cose vanno storte S Gennà…torna, nun te fa cchiù aspettà! A siente o nun’ a sient a voc’ e sta città? Da quanno esiste a’ fede e a ‘ religione’e santi so speranze ‘e tutte cose e non si può così improvvisamente fa un licenziamento comm hann fatto a te. Senza mancà ‘e rispetto a Pietro a Paolo a Ciro, Gennaro cà nisciuno è meglio ‘e te. Torna San Gennà! E pigliate a tangenziale e fat o’ gir d’’ a città…T’aspettamme ccà!’’
Il Santo diventa nella cultura popolare un uomo comune, soggetto ad immotivate forme di licenziamento senza giusta causa: è il Sacro che scende nel quotidiano, percorre la tangenziale per farsi vedere in città, nei vicoli, nei bar, nelle crude strade di Forcella e della Sanità. Il Sacro deve necessariamente entrare nel profano affinché muti la sua condizione di impotenza e di impurità ed ottenga quella garanzia di senso di cui è privo.
Dunque il mistero di San Gennaro rientra nella dimensione potente del Sacro: San Gennaro è Sacroperché è potente ed è potente perché dà realtà e senso al mondo e all’ uomo, perché è l’unico detentore di realtà e senso.
"In una città disperata questa magia è l'unica speranza. Per capirla bisogna ascoltarne il battito"di ROBERTO SAVIANO
(..) Norman Lewis in quel capolavoro che è Napoli '44 (Adelphi) scrive: "Da quattordici secoli, a partire dal giorno del suo martirio a Pozzuoli, san Gennaro limita la sua attività miracolosa a Napoli, e si è convinti che non alzerebbe un dito per salvare il resto del mondo dalla distruzione". San Gennaro, come scriveva Matilde Serao, "è un amico del cielo" e non ha quasi nulla dei santi cui la tradizione cristiana ci ha abituati. San Gennaro è colui a cui può essere richiesto davvero qualsiasi cosa. Che un furto vada a buon fine, o che la pastiera venga buona. Gli viene chiesto di guarire o di avere un figlio (anche se per ottenere questo miracolo i napoletani si rivolgono spesso anche a Santa Maria Francesca), di fermare la lava, di pulire le strade dalla peste e dal colera ma anche di indovinare i numeri al lotto. Invocarlo non è una risorsa estrema cui si ricorre solo per le questioni più importanti, perché San Gennaro accoglie tutto e sente tutti. E soprattutto non giudica. Sta a sentire e provvede. Non impone ai suoi devoti una rigida osservanza pratica. È un santo capriccioso che protegge la città e i suoi abitanti, non in quanto buoni cristiani o fedeli meritevoli ma in quanto napoletani e basta. E poi ce l'ha a morte col resto della regione che lo ha tradito, lo ha ucciso. San Gennaro era stato decapitato il 19 settembre del 305 a Pozzuoli. Il racconto narra che subito dopo la decapitazione una devota di nome Eusebia raccolse il sangue del martire e lo conservò in due ampolle. Le spoglie di San Gennaro furono rubate dai beneventani nel 315, perché i sanniti lo ritenevano loro concittadino essendo stato vescovo di Benevento, e solo nel 1497 tornarono a Napoli. Il primo miracolo del quale si ha notizia avvenne nel 1389; nel 1631, quando le ampolle con la reliquia furono esposte mentre era in corso un'eruzione del Vesuvio, la lava si arrestò al Ponte dei Granili senza entrare in città. Norman Lewis, ufficiale britannico di stanza nel sud Italia, descrive il comportamento degli abitanti di San Sebastiano, piccolo comune ai piedi del Vesuvio, che per fermare la lava utilizzavano l'effigie del loro santo patrono. Ma di riserva e ben nascosto sotto un lenzuolo - perché San Sebastiano non si offendesse - conservavano anche una statua di San Gennaro, l'asso nella manica che avrebbero sfoderato solo in caso di pericolo estremo perché chiedere la grazia al santo fuori le mura di Napoli è sempre un rischio, data la sua atavica avversione per la provincia.
Uno dei racconti più belli sul santo e la città l'ha scritto Matilde Serao nel piccolo capolavoro San Gennaro nella leggenda e nella vita (Palomar). Ricorda che Napoli ha 50 patroni, visto che per una città così grande e difficile ci vogliono molti santi. Un patrono per ogni tipo di disgrazie. Ma è solo San Gennaro a ricevere tutte le richieste, tutti i ringraziamenti e tutti i doni. I doni che nobili, borghesi e popolani hanno portato e continuano a offrirgli hanno creato un tesoro famoso in tutto il mondo. È nel tesoro di San Gennaro che c'è quello che viene considerato un artefatto dal valore inestimabile: la mitra, il copricapo vescovile creato da un orafo del Settecento con 3700 rubini, smeraldi e diamanti incastonati, per la cui realizzazione furono raccolti ventimila ducati fra il popolo, il clero, gli artigiani, i nobili e il sovrano. Ma il pezzo più pregiato è la collana di San Gennaro, probabilmente il gioiello più prezioso al mondo. Una collana con grosse maglie in oro massiccio alla quale sono appese croci tempestate di zaffiri, diamanti e smeraldi donate da Carlo di Borbone, dai principi di Sassonia, da Maria Carolina d'Austria, da Giuseppe Bonaparte, da Vittorio Emanuele II di Savoia. Persino il fratello di Napoleone non poteva fare a meno di rendere omaggio alla città attraverso il dono al suo santo. A Napoli anche le piante che ornano gli ingressi degli alberghi o dei negozi di lusso devono essere incatenate e chiuse con lucchetti enormi per evitare furti, eppure il tesoro di San Gennaro non è mai stato toccato. Il furto del tesoro non andò a segno nemmeno in Operazione San Gennaro divertentissimo film di Dino Risi, in cui il Dudù (Nino Manfredi) avrebbe dovuto, in combutta con una banda di americani e su indicazioni di Totò, rubare il tesoro. Dudù, chiede il permesso al santo, prima di accettare con gli americani di rubare il tesoro e scorge in un raggio di sole che illumina la statua del santo, il suo assenso. Durante la guerra affidarono l'oro al vaticano. La città era continuamente sotto bombardamento. Il 4 aprile 1943 una bomba aveva colpito il Duomo. Finita la guerra, i napoletani chiesero di riavere il tesoro. Ma era impossibile trasportare un carico di preziosi dal valore stimato all'epoca in tre miliardi di lire, attraverso strade distrutte, infestate di malviventi, senza poter contare su poliziotti o carabinieri, perché non ce ne erano abbastanza. Si offrì Giuseppe Navarra, piccolo camorrista ex palombaro dal fisico massiccio, chiamato "il re di Poggioreale", che si era arricchito trafficando prima a Marsiglia e poi a Napoli, dove girava con una Alfa 2880 appartenuta a Mussolini. Navarra partì per Roma accompagnato solo dal novantenne principe Stefano Colonna di Paliano, vicepresidente della Deputazione di San Gennaro. Al ritorno li bloccò prima una piena del Garigliano e poi due malintenzionati. Ma Navarra riuscì nell'impresa e rifiutò la ricompensa offertagli dal cardinale: "Mi basta l'onore di aver reso un servizio a San Gennaro e a voi, il denaro datelo ai poveri". La festa di San Gennaro è quel mistero dentro cui c'è Napoli. Una terra che si liquefa e si ricoagula, che ha una consistenza indefinibile, mai certa, solida. E che pure gronda di vita vera, contagiosa. Più cade nell'abisso senza regole, crudele, più sembra in grado di rinnovarsi. San Gennaro c'è anche se non lo meriti. Non devi conquistarlo. Sei amato e forse aiutato. Il mistero di San Gennaro è tutto qui. In questa incredibile ambiguità. Nella disperazione di una città dalla vita così dura, così caotica, che deve rivolgersi ad un santo per immaginare di trovare una regola.