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venerdì 17 settembre 2010

L'intolleranza leghista, una scuola per "PADANI"
















A proposito di violenza politica. Una scuola pubblica italiana (Adro, provincia di Brescia) è stata di fatto privatizzata dalla locale giunta e trasformata in scuola leghista, intitolata al professor Gianfranco Miglio. Sole delle Alpi impresso sui banchi, sui cestini dei rifiuti, sugli zerbini, sui tavoli, sui cartelli, sulle finestre, sul tetto, ovunque. Unico altro simbolo ammesso e anzi imposto è il crocifisso, che a scanso di equivoci è stato imbullonato ai muri: una specie di doppia crocifissione, povero Cristo.

L'episodio, quasi incredibile nei suoi termini di cronaca, e decisamente spaventoso in termini di democrazia, è inedito nella storia della Repubblica. Scuole di Stato con lo scudo crociato, o la falce e martello, o altri simboli di partito, ovviamente non se ne erano mai viste, per il semplice fatto che nessuno aveva mai osato concepire una così inconcepibile violazione di uno spazio pubblico: nemmeno nelle fasi più convulse e faziose della nostra tormentata vita politica. A Adro invece è accaduto, anche grazie alla partecipe collaborazione di una comunità fortemente coinvolta nella costruzione del nuovo plesso scolastico, fino a finanziarne gli arredi. La stessa comunità, con in testa il sindaco Oscar Lancini, non era intervenuta con altrettanta sollecitudine quando si trattò di far quadrare i conti della mensa scolastica, messi in crisi da una mora di poche migliaia di euro. Fu un imprenditore locale, allora, ad accollarsi generosamente quella spesa, guadagnandosi lo spregio e l'ira di molti suoi concittadini, sindaco in testa.

Alla maggioranza leghista di Adro (non solo alla Giunta) dev'essere sembrato ovvio considerare ininfluenti eventuali obiezioni, disagi, proteste da parte di chi leghista non è, e ritenendo di iscrivere i figli alla locale scuola pubblica (che vuol dire: la scuola di tutti) li ritrova iscritti d'ufficio a una scuola "verde", involontaria parodia delle scuole coraniche. L'omissione di questo scrupolo basilare (esistono minoranze, a Adro? vanno rispettate? tenute in considerazione?) è l'aspetto più sconvolgente della vicenda. Perché illustra una sorta di intolleranza "naturale" tipicissima dei regimi e delle masse plaudenti che li sostengono, alla quale non siamo più avvezzi da sessantacinque anni. Le macroscopiche violazioni di legge, e perfino gli aspetti anticostituzionali, passano quasi in second'ordine rispetto all'impressionante spettacolo di una comunità così autocompiaciuta della propria coesione politica da stabilire l'inesistenza degli "altri", e non solo gli stranieri: ora anche i non leghisti. Gli italiani.

Ce ne sarà pure qualcuno, a Adro, di non leghista. Che deve fare? Subire e tacere? Emigrare, perché italiano e non "padano", inaugurando così l'incredibile paradosso di italiani che si sentono extraterritoriali in Italia (non più "padroni a casa loro", per dirla con la Lega)? Sarà molto istruttivo vedere, al di là delle dichiarazioni di circostanza, quali provvedimenti concreti vorranno prendere autorità varie e istituzioni di ogni ordine e grado, tutte direttamente coinvolte da un simile affronto alla democrazia: a partire, ovviamente, dal ministro della scuola Gelmini e dal ministro dell'Interno Maroni.

Si pensa, in genere, che ad ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria. Nel caso del progressivo manifestarsi, in alcune zone del Nord, di una secessione di fatto, la reazione fin qui non ha certo corrisposto all'azione. Si spera che l'esproprio leghista di una scuola pubblica sia la goccia che fa traboccare il vaso. O gli italiani non leghisti, al Nord, devono sentirsi cittadini di grado inferiore?

MICHELE SERRA REPUBBLICA.IT

sabato 7 agosto 2010

Bergamo, sindaco leghista contro il calciobalilla: "Disturba la quiete pubblica."


MILANO - Calciobalilla vietati, dopo le dieci di sera, nel paese in cui si producono i calciobalilla. È l'assurda guerra di Villa d'Ogna, paesotto dell'alta Val Seriana, provincia di Bergamo, scoppiata tra il sindaco leghista antirumore, Angelo Bosatelli, deciso a difendere la quieta pubblica da rullate vigorose e gol poco felpati, e villeggianti e appassionati del locale campionato, decisi a difendere il diritto a divertirsi almeno al bar. Lo scontro, ironia della sorte, proprio nel paese dove ha sede una delle quattro più importanti aziende italiane che producono calciobalilla, la Fas, attiva da 45 anni, che esporta in tutto il mondo e dà lavoro a una trentina di dipendenti.

Severissima l'ordinanza al riguardo: "Preso atto delle numerose segnalazioni pervenute... vista la legge sull'inquinamento acustico... visto l'articolo 659 del codice penale ("disturbo delle occupazioni e riposo delle persone")... il sindaco ordina il divieto assoluto di utilizzo del calciobalilla dopo le ore 22 da lunedì a giovedì e dopo le 24 da venerdì a domenica". E "vieta l'istallazione di calciobalilla all'esterno dei locali".

Donatella Pendezza, amministratore della Fas, esprime "stupore, meraviglia e preoccupazione" per l'ordinanza: "È una decisione punitiva che arriva in un momento in cui l'azienda sta facendo degli sforzi per non diminuire il livello occupazionale. Un'ordinanza che va contro un gioco di aggregazione che nasce negli oratori e ora sta diventando uno sport. Al punto che si vorrebbe riconoscerlo come sport olimpico".

Al Bich Bar, in località Biciocca, sede del locale campionato di calcetto e luogo di raduno di numerosi villeggianti che passano qui le vacanze d'agosto, è già partita una raccolta di firme perché il sindaco ritiri al più presto il provvedimento. Ma Angelo Bosatelli non vuole sentire ragioni e rilancia, chiedendo invece ai produttori di inventare calcetti meno rumorosi: "Questa vicenda potrebbe essere l'occasione per trovare finalmente una soluzione alla rumorosità dei calciobalilla, utilizzando magari dei materiali diversi".

REPUBBLICA.IT