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lunedì 20 febbraio 2012

MARGHERITA HACK E LA BICICLETTA

HACK : "LA BICI è ALLEGRIA E FA VIVERE MEGLIO"

La famosa e simpatica astrofisica fiorentina ripercorre la sua vita da sportiva, dall'amore per Binda al dopoguerra. Anche l'amore è nato lì, perché il suo futuro marito Aldo tifava per Learco Guerra




Dice bene Patrizio Roversi nella prefazione: “Il libro di Margherita Hack (“La mia vita in bicicletta”, Ediciclo editore) ti connette con l’umanità che ti ha preceduto”. Il nuovo lavoro dell’astrofisica fiorentina ottantanovenne, da sempre appassionata di due ruote a pedali, raccoglie in 150 pagine i profumi, i guai e le contraddizioni di quasi settant’anni di storia italiana.


TIFOSA DI BINDA — Lei, la Hack tifava per Alfredo Binda. Lui, Aldo, il suo compagno di una vita (oggi ha novantuno anni), conosciuto per caso un giorno d’estate giocando a palla a due passi da casa, era invece un tifoso di Learco Guerra. Binda e Guerra erano i campioni del ciclismo italiano degli anni Venti e Trenta. Nell’Italia del primo dopoguerra, rappresentavano gli eroi dello sport di casa nostra. Dividevano il pubblico perché erano loro i protagonisti delle corse in bicicletta in quegli anni. La Hack lo chiedeva sempre ai ragazzini che incontrava: “Tu sei per Binda o per Guerra?”. E da qui iniziava il confronto, in alcuni casi l’amicizia, quella volta l’amore.

  LA PRIMA BICI — Tuttavia, la passione per la bici della ragazzina che sarebbe poi diventata una delle più importanti ricercatrici italiane dei segreti del cielo non iniziò sotto i migliori auspici. Perché allora le due ruote non erano accessibili a tutti. Il costo di una bicicletta, se proprio non era proibitivo, suggeriva comunque una riflessione prima di essere sostenuto. E per la Hack il momento di una bici tutta sua arrivò soltanto nel luglio del 1937, a quindici anni, come premio per la promozione in prima liceo. Il negoziante amico del babbo le mostrò una bici nera, col carter, dicendole che era una sottomarca della Bianchi. “La Bianchi – scrive la Hack – era la casa per cui correva Guerra; io avrei preferito una Legnano, la marca per cui correva Binda, ma la gioia di possedere una bicicletta era così grande che non potevo andare tanto per il sottile”. Finalmente il regalo tanto atteso. Erano anni che la giovane studentessa fiorentina sognava di girare in lungo e in largo la sua terra a bordo di una due ruote.

 Oggi la bici vive un nuovo rinascimento 

"Ci sono città dove è più facile pedalare, come Milano, altre dove è più faticoso come ROMA..Il guaio non sono le salite o le discese, ma le macchine e i camion. E le strade dove le bici non sono protette.Ci vogliono piste ciclabili. E dove non ci sono, bisogna alzare la soglia di attenzione e abbassare quella della velocità. 


‎"La prima volta che andai in Olanda, mi sembrava di vivere nel paese delle meraviglie..Grandi e piccoli, donne e uomini: andavano tutti in BICICLETTA...e chi andava in auto si sentiva un intruso.." 


 La bici Salverà il mondo? Intanto sarebbe bene che il mondo salvasse chi va in bici. La bici da sola, non basta. Però aiuta a vivere meglio. Perchè la bici è silenziosa, umana, pulita, ottimista, allegra.."

fonte: gazzetta.it

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