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venerdì 11 marzo 2011

11 MARZO , TANTI AUGURI A TORQUATO TASSO



Torquato Tasso (Sorrento11 marzo 1544 – Roma25 aprile 1595) è stato uno scrittore e poeta italiano.
Canto l'arme pietose e 'l capitano
che 'l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co 'l senno e con la mano,
Nacque a Sorrento l'11 marzo 1544. Il padre Bernardo era un letterato e cortigiano al servizio del principe di Salerno Ferrante Sanseverino delvicereame di Napoli,[1] mentre la madre Porzia de' Rossi discendeva da una nobile famiglia pistoiese[2]. Pochi anni dopo il principe fu bandito dal regno e Bernardo seguì il suo padrone, trascorrendo la vecchiaia tra occupazioni di corte faticose e poco remunerative. All'età di 6 anni Torquato si recò in Sicilia e negli anni seguenti a Napoli, dove venne educato dai Gesuiti e conobbe Ettore Thesorieri con il quale restò in corrispondenza epistolare. Egli rimase fino ai dieci anni a Napoli con la madre, poi seguì il padre prima alla corte di Urbino, quindi a Venezia; nel frattempo gli morì la madre, rimasta a Napoli, forse avvelenata dai suoi fratelli.[1]
Tra il 1560 ed il 1565, Tasso compì i suoi studi a Padova e a Bologna, centri di studio di cultura aristotelica.[1] Nella prestigiosa Università di Padova studiò prima diritto, poi letteratura e filosofia. Proprio a Padova Tasso gettò le basi della propria cultura filosofica, grazie soprattutto alla conoscenza di Sperone Speroni. Si legò all'Accademia degli Eterei ed in seguito a quella degli Infiammati. Nel 1562, all'età di diciotto anni, pubblicò con successo il poema epico cavalleresco Rinaldo,[1] incentrato sulle avventure del cugino di Orlando e si cimentò anche nella lirica amorosa[1] con versi dedicati a Laura Peperara, conosciuta a Mantova, e a Lucrezia Bendidio, dama di Eleonora d'Este.[3]

DelacroixTasso all'ospedale di Sant'Anna
Nel 1565 giunse a Ferrara in occasione delle nozze del duca Alfonso II[4], al servizio del cardinale Luigi d'Este, fratello del duca, e dal 1570 passò al servizio del duca stesso.[1] Questo fu il periodo più felice della vita di Tasso, in cui il poeta visse apprezzato dalle dame e dai gentiluomini per le sue doti poetiche e per l'eleganza mondana. La ricchezza culturale della corte estense costituì per lui un importante stimolo; ebbe infatti modo di conoscere Battista GuariniGiovan Battista Pigna ed altri intellettuali dell'epoca. Per il divertimento della corte fece rappresentare nell'estate del 1573 il dramma pastorale Aminta. In questo periodo riprese il poema sulla prima crociata, iniziato nel '59, dandogli il nome di Gottifredo; il poema venne ultimato tra il 1570 e l'aprile del 1575 e presentato a corte nell'estate di quell'anno. Ad esso seguì la stesura del Discorso sull'Arte Poetica, un trattato teorico.
Tasso sottopose il suo poema al giudizio di cinque autorevoli letterati romani. Egli condivise in parte gli scrupoli degli illustri letterati, che gli avevano rivolto critiche di stampo moralistico. In replica a questo giudizio il poeta scrisse, nel 1576, Allegoria.
Agli scrupoli letterari si unirono ben presto quelli religiosi, che assunsero la forma di vere e proprie manie di persecuzione. Per mettere alla prova la propria ortodossia nella fede cristiana si sottopose spontaneamente al giudizio dell'Inquisizione di Ferrara, che lo assolse. Le manie di persecuzioni divennero sempre più evidenti: un giorno, ritenendosi spiato da un servo, gli scagliò contro un coltello. Il duca Alfonso lo fece rinchiudere nel convento di San Francesco ma egli ne fuggì e, nel 1578, si recò dalla sorella a Sorrento, annunciandole la propria morte, così da vedere la sua reazione: le svelò la sua vera identità solo dopo aver osservato la reazione realmente addolorata della donna. Anche quest'episodio sottolinea le turbe psichiche dell'autore, che mostrava evidenti segni di insicurezza.

Nel 1579 ritornò a Ferrara; poiché non trovò a corte l'accoglienza calorosa sperata, diede in escandescenze durante le terze nozze di Alfonso II con Margherita Gonzaga. Il duca lo rinchiuse quindi nell'Ospedale Sant'Anna, nella celebre cella detta poi "del Tasso", dove rimase per sette anni. Qui, alle manie di persecuzione, si aggiunsero tendenze autopunitive. Scrisse comunque ininterrottamente a principi, prelati, signori ed intellettuali pregandoli di liberarlo e difendendo la propria persona. Nel 1580, durante la prigionia, venne pubblicata a Venezia, senza il suo consenso, la prima edizione del poema iniziato all'età di quindici anni, con il nome di Goffredo, composto di 14 canti. L'opera ebbe un grande successo. Il poeta decise allora di pubblicare a Ferrara nel 1581 la Gerusalemme liberata.

Monumento in Sant'Onofrio
Nel marzo del 1588 Tasso, ripreso il frenetico peregrinare tra le corti e le città italiane, ritornò a Napoli per risolvere a proprio favore le cause contro i parenti per il recupero della dote paterna. Benché potesse contare sui parenti e sulle conoscenze altolocate partenopee, i Carafa di Nocera Inferiore, i Gesualdo, i Caracciolo di Avellino, i Manso, preferì accettare l'ospitalità di un convento di frati. In questa occasione scrisse il poemetto, rimasto incompiuto, "Monte Oliveto", in riferimento al convento in cui sorgeva il complesso monastico che attualmente ospita la caserma dei carabinieri (resta visitabile la chiesa Sant'Anna dei Lombardi).
Anche questo periodo napoletano si rivelò problematico per Tasso, a causa delle sue precarie condizioni di salute e delle ristrettezze economiche, a cui si aggiunsero anche nuove polemiche letterarie e religiose sullaGerusalemme liberata. Spostatosi a Bisaccia, Tasso poté vivere un periodo di maggiore tranquillità. Dai contatti con il conte di Bisaccia nacque anche l'ispirazione per il dialogo Il messaggero, in cui è descritto unospirito amoroso che appare a Tasso sotto la figura di un giovanetto dagli occhi azzurri, simili a quelli che Omero alla dea d'Atene attribuisce.
Tasso morì a Roma nel 1595 a 51 anni, poco prima di ricevere la laurea poetica promessagli dal papa,Clemente VIII. Venne sepolto nella Chiesa di Sant'Onofrio al Gianicolo, presso il cui convento era stato ospite in cerca di sollievo spirituale nell'ultimo periodo della propria vita.
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La Gerusalemme liberata è il maggiore poema epico di Torquato Tasso, pubblicato inizialmente nel 1581.
Tasso iniziò a scrivere l'opera all'età di 15 anni con il titolo di Gierusalemme tra il 1559 ed il 1560durante il soggiorno a Venezia, ma si fermò a 110 ottave, ben meno dei venti canti dellaGerusalemme liberata, composta in seguito. La Gerusalemme liberata vera e propria, completata dall'autore nel 1575, fu pubblicata integralmente senza l'autorizzazione del poeta nel1580-81. In seguito, il poeta rimise mano all'opera e la riscrisse eliminando tutte le scene amorose, accentuando il tono religioso e epico della trama, eliminando alcuni episodi e cambiando infine anche il titolo in Gerusalemme conquistata, opera che, data la notevole revisione, viene generalmente considerata separatamente
Nicolas Poussin 080.jpg
Erminia ritrova Tancredi ferito, olio su tela diNicolas Poussin1649.
TUTTO IL TESTO DELLA GERUSALEMME LIBERATA SU:


L'Aminta è una favola pastorale composta da Torquato Tasso nel 1573 e pubblicata nel 1580ca.

Trama 

AmintaUn pastore, Aminta, si innamora di una ninfa, Silvia, ma non viene ricambiato. Dafne, amica di Silvia, gli consiglia di recarsi alla fonte dove si bagna di solito Silvia. Silvia viene aggredita alla fonte da un satiro che si appresta a violentarla, quando interviene Aminta che la salva. Ma lei, ingrata, scappa senza ringraziarlo. Aminta trova un velo appartenente a Silvia sporco di sangue e pensa che sia stata sbranata dai lupi. Addolorato per la presunta morte dell'amata decide di suicidarsi gettandosi da una rupe. Silvia, che in realtà non è morta, ricevuta la notizia delsuicidio di Aminta, presa dal rimorso e resasi conto di amarlo si avvicina al corpo piangendo disperata. Ma Aminta è ancora vivo perché un cespuglio ha attutito la caduta e riprende i sensi e così la vicenda si conclude con il matrimonio dei due.

TUTTO IL TESTO DELL' AMINTA SU: http://www.atuttascuola.it/biblioteca/aminta.htm




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