una storia, una notizia, o qualunque cosa valga la pena di essere raccontata
lunedì 9 marzo 2015
MY NAME IS SCACCIALAZANZARA. BYE- BYE FACEBOOK
Oggi il signor Facebook mi ha fatto "gentilmente" sapere che il mio nome account: "Scaccia la zanzara" non rispettava i loro parametri. Era inopportuno e offensivo e che quindi mi veniva negato l' accesso. Per riattivarlo dovevo iscrivermi come Giuseppe Scaccia la zanzara o al massimo mi veniva concesso l' utilizzo di Peppe Scaccialazanzara. Operazione che ho fatto solamente per comunicare al caro bimbo minchia che ha creato questo Social Network che consideravo anche io il suo nome inappropriato. Secondo i parametri attuali non può' chiamarsi più solo FACEBOOK, ma Mark FACEBOOK o al limite Marctiello FACEBOOK. Altrimenti facciamo sempre a chi figli e a chi figliastri.
Ah! un ultima cosa gli ho anche fatto sapere che da oggi non voglio essere più' un tipo Social.
Voglio spedire le cartoline, scrivere le mie emozioni su un foglio di carta. Rigorosamente a penna. Sviluppare le fotografie, e non postarle, parlare, discutere con le persone. Faccia a faccia.
Voglio essere insomma un tipo asociale e soprattutto chiamarmi e firmarmi come cazzo mi pare.
Statti bene Mark,
adesso però vattene gentilmente a fanculo. Stavolta l' hai fatta fuori dal vaso
venerdì 10 febbraio 2012
Facebook, quella foto c'è ancora
anche se l'utente la cancella
AVETE CANCELLATO delle immagini da Facebook, e ora siete sicuri che nessuno potrà vederle mai più. In teoria è così, ma la pratica non corrisponde: quelle immagini probabilmente sono ancora custodite dal social network, anche se non direttamente accessibili a chi non ne conosca il link specifico.
E potrebbero rimanere online per anni, anche se nascoste alla visione "ufficiale". L'allarme viene da Ars Technica, apprezzato sito di informazione sul mondo del digitale. "Scenderemo a 45 giorni". Al sito, Facebook ha risposto che effettivamente il problema esiste ed è relativo alle copie di backup che il social network fa di ogni documento. I server di sicurezza non sarebbero particolarmente veloci nel cancellare ciò che l'utente non vuole, ma certo non può essere questione di anni. Facebook informa anche che sta effettuando una migrazione verso sistemi in grado di eliminare i contenuti, specificamente le foto, entro 45 giorni dalla richiesta di rimozione. Link diretto.
Le immagini che l'utente chiede di cancellare in effetti non compaiono più sul diario-bacheca dell'utente. Sono in teoria irraggiungibili per chiunque non abbia salvato la url di collegamento diretto, non ottenibile comunque da Google. Un rischio privacy c'è comunque, perché se l'utente decide che quelle immagini debbano sparire, non si vede perché il social network debba conservarle, anche se in maniera ostica da raggiungere.
Da Facebook rassicurano, dichiarando che il processo di migrazione è quasi completato. Per il momento, chiunque conosca il link diretto a un'immagine cancellata, può ancora raggiungerla. A meno che nel frattempo non sia stata cancellata davvero e del tutto dal sistema, ma dagli esperimenti svolti in rete, l'eventualità appare rara.
http://www.repubblica.it
domenica 8 gennaio 2012
VIRUS COLPISCE FACEBOOK, 45MILA PROFILI INFETTATI
Facebook: social network nel mirino, il nuovo virus si chiama Ramnit, rubate 45mila password.
L'ultimo virus terrore degli utenti di Facebook si chiama Ramnit e avrebbe infettato, secondi i dati dell'azienda di sicurezza informatica Securalert, 800mila computer solo negli ultimi mesi del 2011. La pericolosità di questo malware sta non solo nella sua capacità di riprodursi e colpire (potenzialmente) tutti gli utenti di Facebook, ma soprattutto nell'abilità con cui si inserisce nella privacy dell'utente scippandogli la password, spesso la stessa per molti servizi online (Facebook, e-mail, eccetera): in questo modo i "ladri di dati" vengono facilmente in possesso dei nostri dati personali, riuscendo ad arrivare alle reti aziendali e perfino a conti bancari e carte di credito.
Il meccanismo è sempre lo stesso: il primo utente clicca su una foto, o un video, o un link che gli sembra interessante (ad esempio: "guarda questa foto", "guarda questo video", spesso con contenuto hot, ma non necessariamente), il clic porta il malware a diffondersi tra tutti i suoi contatti online, tra cui ce n'è sempre almeno uno che clicca sul link, per un circolo vizioso potenzialmente infinito. Il consiglio degli esperti, e anche il nostro, è sempre quello di evitare di cliccare su foto, video e articoli "sospetti", chiedendo sempre al nostro amico di Facebook, spesso ignaro di aver contratto il "virus", di cosa si tratti. Riuscire a salvare il proprio pc da questo tipo di pericoli è più facile di quanto non si creda.
fonte: LEGGO.IT
mercoledì 26 gennaio 2011
Facebook, Zuckerberg beffato Un hacker gli ruba il profilo
NON poteva esserci modo migliore per dimostrare quanto Facebook sia insicuro. Un hacker dall'identità ancora ignota ha preso il controllo della pagina ufficiale di Mark Zuckerberg 1, il fondatore del social network, divertendosi a lanciare messaggi alle migliaia di fan del giovane miliardario. Giusto il tempo di raccogliere 1.800 "mi piace" e circa 500 commenti al suo unico post e il social network è stato costretto a rimuovere la pagina del fondatore, senza rilasciare almeno al momento alcun tipo di commento. Una figuraccia globale a cui prima o poi dovrà dare una spiegazione.
Il messaggio inviato dallo Zuckerberg posticcio era questo
"Che l'hacking abbia inizio: Se Facebook ha bisogno di soldi, invece di andare dalle banche, perché non permette ai suoi utenti di investirvi in modo sociale? Perché non trasformare Facebook in un "social business", nel modo in cui lo ha descritto il vincitore del premio Nobel Muhammed Yunus? Che ne pensate?". Un chiaro riferimento al recente investimento di Goldman Sachs nel social network quindi, con una proposta da parte dell'hacker di abbandonare i sistemi capitalistici tradizionali per abbracciare l'esperienza di Yunus e del suo social business, in cui i ricavi non sono distribuiti tra gli investitori
ma usati per il miglioramento della struttura stessa e per scopi sociali.
Il messaggio "rivoluzionario" dell'hacker ha ricevuto commenti e insulti, ma di sicuro ha colpito l'attenzione dei lettori, increduli di fronte a una comunicazione del genere. Insieme al messaggio, il finto Zuckerberg ha lasciato il riferimento dell'hashtag #hackercup2011, un codice usato nelle conversazioni sul sito di microblogging Twitter. Si tratta di un'ulteriore beffa per Facebook, visto che l'Hacker Cup 2011 altro non è che il concorso indetto dal social network per far emergere i migliori talenti del panorama informatico. L'autore dell'attacco alla fan page di Zuckerberg si candida quindi come un probabile vincitore, seppure fuori dagli schermi, del concorso.
A parte la figura non certo esaltante per Facebook e il suo fondatore (e per gli addetti che si occupano della pagina), il problema della sicurezza sui social network torna all'attenzione degli ormai 600 milioni di utenti del sito. Proprio in queste ore veniva diffuso l'ultimo rapporto sull'argomento, stilato dalla società di sicurezza informatica Sophos, che indicava i social network come uno dei principali veicoli di malware e spam. Ma se neppure Mark Zuckerberg è in grado di custodire la propria password, chi può dirsi davvero al sicuro?
REPUBBLICA.IT
sabato 20 novembre 2010
Cartoni animati nei profili fb: nessuna campagna per l' infanzia
La denuncia è nata da unarticolo di Giuseppe Rizzo apparso su Net1News che ho trovato pubblicato sul sito http://uafirenze.wordpress.com :"Cambiare la foto del proprio profilo Facebook per sostenere i diritti dell’infanzia? Niente di più falso. O almeno così pare.
Gli utenti di Facebook rischiano di essere stati presi in giro. Ma da chi? In che modo? E soprattutto perchè?
Sfruttando il fattore nostalgia (per molti la sostituzione della propria foto con un cartone animato è stato un piacevole ritorno all’infanzia) e l’impegno sociale della prevenzione degli abusi sui minori, il gruppo ha raccolto moltissime adesioni, potendo così avere liberamente accesso ai profili di tutti i suoi fan.
«Volete sapere chi c’è dietro la campagna “Cambia l’immagine del tuo profilo in quella di un cartone animato” che sta spopolando su Facebook? Un gruppo che si chiama Camorra and Love. Postando stupidaggini a nastro tra aforismi, frasi melense e immagini di Harry Potter, ha messo insieme l’allucinante cifra di 850mila fan. E’ stato questo gruppo a spingere la campagna virale sui cartoni animati per l’infanzia: dall’alto del suo “monte-fan” questo gruppo – composto da moltissimi minorenni, ma non si sa da chi sia gestito – può da solo creare una campagna virale.
In realtà, il creatore dell’evento legato al cambio dell’immagine del profilo diFacebook con un cartone animato è un ragazzo che dice di chiamarsiAlessandro Schultz Loi e di essere di Cagliari, ma si tratta di un profilo chiusissimo, al quale non si può neanche richiedere l’amicizia: chi è questo Schultz sardo? Chi si nasconde dietro questa campagna “per i diritti dell’infanzia” che non ha alcun collegamento con le serie associazioni che di questo si occupano?
Insomma, chi c’è dietro a questa campagna non è dato sapere: quello che è certo è che sta avendo un successo clamoroso (c’è chi parla addirittura di500mila profili di cartoni animati, ma una stima è difficile). Il motivo probabilmente è da ricondurre all’aspetto ludico unisce quello retrò ed emozionale legato ai personaggi dei cartoni che hanno accompagnato la nostra infanzia. La campagna infatti sta contando numerosi aderenti nella fascia 25/40 quella forse più nostalgica verso i cartoni animati che non ci sono più e verso un’infanzia da poco abbandonata per sempre.
Resta infine da chiarire questo gruppo dal nome aberrante: Camorra and Love. Chi c’è dietro questo gruppo che ha “arruolato” centinaia di migliaia di minorenni? Perchè ha scelto un nome del genere? Aspettiamo una risposta dal moderatore.»
e se dopo la settimana dei cartoni..ci sarà quella dei concimi

La prossima settimana ci sarà la giornata mondiale dei concimi, in memoria di tutte le sostanze che si sono sacrificate per la nostra alimentazione. Metti anche tu la foto del tuo concime organico preferito come immagine del profilo!
venerdì 19 novembre 2010
"Salagadula Magicabula e Facebook ci ha trasformati in cartoni.."

mercoledì 3 novembre 2010
Sorrento, presentato il progetto del nuovo stadio ma qualcuno avvisa:" a loro interessa il centro commerciale e il resto è solo contorno"
E' stato presentato ieri presso il Comune di Sorrento Il progetto di massima del nuovo stadio intercomunale, il progetto elaborato dall'ingegnere Graziano Maresca, prevede la costruzione di uno stadio (105x68 mt.) con una capienza di 5mila posti, un campo di allenamento (40x21 mt.), un palazzetto dello sport da 1500 spettatori, dove praticare pallamano, pallavolo, basket, calcetto, tennis e campi coperti estesi su una superficie di circa 920 mq.
L'area ospiterà anche un parco naturale per fare escursioni, birdwatching, free climbing, una piazza commerciale di 7.140 mq., un centro commerciale da 10mila mq., un parco giochi attrezzato per bambini.
Spazio anche ai parcheggi, con due aree di sosta interrate, una individuata sotto il campo sportivo e con una capienza di 20 autobus e 800 autovetture e l'altra presso il palazzetto, con 300 posti auto. Ma la presentazione di questo progetto ha generato diversi dubbi nell' opinione pubblica, sul gruppo Facebook Uno stadio per la penisola”Mimmo ci avvisa: “Gualiu'a loro interessa la piazza commerciale, il centro commerciale e il parcheggio, il resto è solo contorno. “ mentre Antonio suggerisce:”I politici prima di partorire queste idee dovrebbero interpellare gli operatori del settore! Sntire gli esperti ! Chiedere a loro prima di fare solo demagogia ! Noi "esperti" qualificati dello sport ne abbiamo le tasche piene di mega impianti inutili ed irrealizzati ! Basta !!!!!
Faccio una controproposta ai politici- continua Antonio - assegnare le aree destinate alla costruzione degli impianti sportivi alle Società Sportive per far progettare ad esse gli impianti secondo le esigenze presenti e future delle singole discipline sportive
Guglielmo invece osserva “Uno dei doveri dei comuni sarebbe fornire alla cittadinanza i servizi che le spettano, e tra questi anche l'impiantistica sportiva rientra tra questi; fornire ai cittadini (non ad una società sola) impianti sportivi che permettano agli atleti di allenarsi adeguatamente ed ai tecnici una struttura dove lavorare senza mettere a rischio i propri allievi e senza essere sputati in faccia, apostrofati alla peggio come succede per le nostre strada a chi si occupa e/o pratica atletica, anche questo, sarebbe un dovere, soprattutto quando è previsto dal consorzio CONI Servizi S.P.A. che ha fondi fermi destinati all'impiantistica sportiva civile sotto la voce "servizi ai cittadini"
E come non si fa ad essere d'accordo con Guglielmo perchè lo stadio nuovo è un idea bella e ci piace, ma come in tutte le cose a noi piace anche vederci chiaro e capire come realmente stanno le cose per stabilire quali sono le intenzioni reali di chi porta avanti questo progetto.
martedì 2 novembre 2010
Facebook tradisce i poliziotti foto e battute sulla sparatoria

"Di chi sarà questa manina di fata....?". Nella foto trovata in Internet, ripresa e pubblicata nella bacheca personale, le dita dell'uomo in divisa sono poggiate sul finestrino della macchina crivellata di colpi, il vetro forato, il lunotto posteriore abbattuto, il parabrezza in frantumi. La mattina del 13 ottobre, in corso Moncalieri, si è sfiorata la tragedia, in mezzo al traffico, in un'ora affollata. Una sparatoria da Far West, a senso unico. Roba succulenta da magnificare sul web. I poliziotti sono accorsi in forze per la segnalazione di una rapina alle Poste. Gli agenti hanno sparato 14 colpi contro una Saab con a bordo un ostaggio, alla guida, e due banditi con una pistola che sembrava vera. Altri poliziotti hanno usato le armi contro una Panda rossa, il terzo rapinatore a bordo, la guidatrice prigioniera nell'abitacolo.
Quella sequenza di adrenalina e terrore è diventata oggetto di commenti e battute su Facebook, inserite da un caposquadra delle Volanti e da un collega. Fanno gli spiritosi online commentando le immagini della rapina nella bacheca visibile a tutti. Uno si vanta: "Contare i fori (quelli dei colpi esplosi contro i fuggitivi, ndr) non è da tutti". Il collega risponde: " Finché li conti i buchi va bene, il peggio è se li contano gli altri". Altra posa con didascalia, posticcia: "Io do le disposizioni ed il socio guardingo impara, restando impassibile". Il collega che ha sparato durante il blitz antirapina aggiunge, da poliziotto duro e puro: "Sai che non piego e non chino la testa, ancor più quando sono pienamente nel giusto". E come immagine da lui scelta per il profilo - sempre che qualcuno non si sia sostituito illegalmente al chiacchierone online, rubandone nome e professione - non c'è Serpico e neppure il mite tenente Colombo. C'è il protagonista della fiction tv americana "The shield", Vic Mackey, detective dai modi bruschi e spesso violenti, con spiccate tendenze criminali, uno che ottiene quasi sempre ciò che vuole. Il resto sono apprezzamenti sulla "fotogenia" del tutore dell'ordine più loquace. E complimenti per il carattere e lo spirito che sprizza attraverso Facebook: "Sei un simpaticone", lascia scritto una donna.
Possibile? Normale? Va bene così? Dalla questura, per ora, ai piani alti nessuno si prende l'onere di dare spiegazioni.
lunedì 1 novembre 2010
La polizia ci spia su Facebook
Negli Stati Uniti, tra mille polemiche, è allo studio un disegno di legge che, se sarà approvato dal Congresso, permetterà alle agenzie investigative federali di irrompere senza mandato nelle piattaforme tecnologiche tipo Facebook e acquisire tutti i loro dati riservati. In Italia, senza clamore, lo hanno già fatto. I dirigenti della Polizia postale due settimane fa si sono recati a Palo Alto, in California, e hanno strappato, primi in Europa, un patto di collaborazione che prevede la possibilità di attivare una serie infinita di controlli sulle pagine del social network senza dover presentare una richiesta della magistratura e attendere i tempi necessari per una rogatoria internazionale. Questo perché, spiegano alla Polizia Postale, la tempestività di intervento è fondamentale per reprimere certi reati che proprio per la velocità di diffusione su Internet evolvono in tempo reale.Una corsia preferenziale, insomma, che potranno percorrere i detective digitali italiani impegnati soprattutto nella lotta alla pedopornografia, al phishing e alle truffe telematiche, ma anche per evitare inconvenienti ai personaggi pubblici i cui profili vengono creati a loro insaputa. Intenti forse condivisibili, ma che di fatto consegnano alle forze dell'ordine il passepartout per aprire le porte delle nostre case virtuali senza che sia necessaria l'autorizzazione di un pubblico ministero. In concreto, i 400 agenti della Direzione investigativa della Polizia postale e delle comunicazioni potranno sbirciare e registrare i quasi 17 milioni di profili italiani di Facebook.
L'ESPRESSO(MICROMEGA)
Ma siamo certi che tutto ciò avverrà nel rispetto della nostra privacy? In realtà, ormai da un paio d'anni, gli sceriffi italiani cavalcano sulle praterie di bit. Polizia, Carabinieri, Guardia di finanza e persino i vigili urbani scandagliano le comunità di Internet per ricavare informazioni sensibili, ricostruire la loro rete di relazioni, confermare o smentire alibi e incriminare gli autori di reati. Sempre più persone conducono in Rete una vita parallela e questo spiega perché alle indagini tradizionali da tempo si affianchino pedinamenti virtuali. Con la differenza che proprio per l'enorme potenzialità del Web e per la facilità con cui si viola riservatezza altrui è molto facile finire nel mirino dei cybercop: non è necessario macchiarsi di reati ma basta aver concesso l'amicizia a qualcuno che graviti in ambienti "interessanti" per le forze dell'ordine.
"Il nostro obiettivo è quello di prevenire i rave party prima che abbiano inizio", spiegano, "e per questo ci inseriamo nelle comunicazioni tra organizzatori e partecipanti, nei social network, nei forum e nei blog". Così può capitare che anche chi ha semplicemente partecipato ad una chat per commentare un gruppo musicale finisca per essere radiografato a sua insaputa.
In teoria queste attività sono coordinate dalle procure che conducono le indagini su singoli fatti o su fenomeni più ampi. I responsabili dei social network non ci tengono a farlo sapere e parlano di una generica offerta di collaborazione con le forze dell'ordine per impedire che le loro piattaforme favoriscano alcuni delitti.
Un investigatore milanese rivela a "L'espresso" che, grazie alle autorizzazioni della magistratura, da tempo ottiene dai responsabili di Facebook Italia di visualizzare centinaia di profili riservati di altrettanti utenti, riuscendo persino ad avere accesso ai contenuti delle chat andando indietro nel tempo fino ad un anno. Chi crede di aver impostato le funzioni di riservatezza in modo da non permettere a nessuno di vedere le foto, i post e gli scambi di messaggi con altri amici, in realtà, se nel suo gruppo c'è un sospetto, viene messo a nudo e di queste intrusioni non verrà mai a conoscenza.
E non sempre l'autorità giudiziaria viene messa al corrente delle modalità con cui vengono condotte alcune indagini telematiche. Un ufficiale dei Carabinieri, che chiede di rimanere anonimo, ammette che certe violazioni della legge sulla riservatezza delle comunicazioni vengono praticate con disinvoltura: "Talvolta", spiega l'ufficiale "creiamo una falsa identità femminile su Fb, su Msn o su altre chat, inseriamo nel profilo la foto di un carabiniere donna, meglio se giovane e carina, e lanciamo l'esca. Il nostro carabiniere virtuale tenta un approccio con la persona su cui vogliamo raccogliere informazioni, magari complimentandosi per un tatuaggio. E in men che non si dica facciamo parte del suo gruppo, riuscendo a diventare "amici" di tutti i soggetti che ci interessano".
Di tutta questa attività, spiega ancora l'ufficiale, "non sempre facciamo un resoconto alla procura e nei verbali ci limitiamo a citare una fantomatica fonte confidenziale". Da oggi, in virtù dell'accordo di collaborazione con Mark Zuckerberg siglato dalla Polizia, chi conduce queste indagini potrà fare a meno di chiedere avvisare un magistrato perché "la fantasia investigativa può spaziare", prevede un funzionario della Polposta, "e le osservazioni virtuali potranno essere impiegate anche in indagini preventive".
venerdì 8 ottobre 2010
Facebook apre sulla privacy "I dati sono solo degli utenti"

Mark Zuckerberg presenta le nuove regole a tutela della riservatezza: ogni applicazione dirà quali informazioni personali sta usando. Con un clic si potrà scaricare su desktop qualunque materiale pubblicato sulla propria bacheca
CANNES - "La cosa più importante per noi sono i dati dei nostri utenti. Dati che appartengono solo a loro e che loro devono poter gestire in totola autonomia, decidendo chi può acedere a queste informazioni, cosa possa essere condiviso e quando questo possa accadere. Il nostro sforzo è costantemente in questa direzione perché è il cuore del nostro rapporto con gli utenti". Richard Allan, responsabile europeo per la privacy di Facebook, spiega così le motivazioni che hanno spinto Facebook a modificare ulteriormente le regole sulla privacy di Facebook e ad offrire agli utenti nuovi strumenti di controllo. Per la precisione le funzioni nuove sono tre, ma quella più importante riguarda la possibilità per gli utenti di sapere come le applicazioni che vengono autorizzate, ad esempio i giochi, usano i nostri dati, quando li usano e quanti ne usano, in modo da decidere se fornirne di meno o addirittura disabilitare l'applicazione in questione.
repubblica.it
È ovvio che nella maggioranza dei casi i nostri dati vengono utilizzati per le funzioni specifiche del gioco o dell'applicazione prescelta ma, ed è questo il motivo della nuova "dashboard" di Facebook, non tutte le applicazioni sono uguali e alcune utilizzano un maggior numero di dati di altre, magari in una maniera a noi non gradita. "Dato che la nostra esperienza online sta diventando sempre più sociale è importante poter verificare esattamente come gli altri siti utilizzano i vostri dati per il servizio
che vi offrono", ha sottolineato Mark Zuckerberg nel suo blog, presentando le nuove funzioni. Allan tiene a sottolineare che l'attenzione di Facebook alla privacy dei propri utenti è totale: "Uno dei nostri compiti principali è quello di garantire agli utenti che i loro dati rimangano loro. I dati non sono nostri, non li vendiamo a terze parti, e allo stesso tempo cerchiamo di educare i responsabili marketing delle aziende a vivere in un era dove la condivisione dei dati non vuol dire prenderne possesso".
Molto interessanti sono anche le altre due nuove features che Facebook ha introdotto: innanzirutto la possibilità di scaricare sul proprio pc tutto quello che nel tempo abbiamo postato sul sito, foto, mail, messaggi, update di status e informazioni del nostro profilo. Se si vuole una copia di tutto, per una ragione qualsiasi, basta un click su un link nelle "account information" e tutte le info verranno scaricate in un singolo download sul nostro computer. L'ultima novità è "Groups", che consente di condividere quello che vogliamo con piccoli gruppi di persone all'interno delle nostre liste di amici. Fino ad oggi era facile su Facebook condividere le nostre foto o i nostri messaggi con gli amici o con tutti, mentre era decisamente più complivato o impossibile selezionare a chi far vedere e achi no determinati contenuti. Da oggi con Groups sarà possibile invece condividere informazioni più personali con la famiglia, o professionali con i colleghi, senza dover postare tutto a tutti.
È evidente che questa nuova stretta sulla privacy sia frutto delle proteste e delle polemiche degli ultimi mesi sull'uso dei dati degli utenti da parte di Facebook, proteste che Zuckerberg non nasconde: "Abbiamo sentito forte e chiaro che voi volete più controllo sui contenuti che condividete su Facebook, per sapere esattamente chi li vede e capire esattamente dove vanno. Con Groups e gli altri tools che abbiamo reso disponibili abbiamo fatto pochi importamti passi verso l'obiettivo di dare a voi dei controlli precisi ed efficaci. Speriamo che queste nuove funzioni accrescano la vostra fiducia nel condividere informazioni su Facebook e che rendano l'esperienza ancora più ricca e reale".

