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mercoledì 15 agosto 2012
il ROMPI-PALLONE DI GENE
"Dopo l' arrivo senza sellino Marco Aurelio Fontana ha lasciato la fidanzata chiedendole una pausa di riflessione.."
venerdì 10 agosto 2012
ZANZAOLIMPIADI: CLEMENTE RUSSO IN FINALE
Clemente con la sua vittoria oltre a guadagnarsi la finale olimpica ha anche riscattato tutti i suoi omonimi con gli occhiali....
(zzZ)
domenica 5 agosto 2012
LONDON 2012 Andy Murray CAMPIONE NELLA SUA WIMBLEDON
sabato 4 agosto 2012
ZANZAOLIMPIADI: SMITH e CARLOS , UN PUGNO AL RAZZISMO
Il giorno del pugno chiuso a Città del Messico
Appena
la
bandiera
a
stelle
e
strisce
cominciò
a
oscillare
nel
vento
di
quell’estate
messicana,
Tommie
Smith
e
John
Carlos
rimasero
in
piedi
sul
podio,
con
le
loro
medaglie
al
petto
(per
la
cronaca,
una
era
fatta
d’oro
e
una
di
bronzo);
abbassarono
la
testa
e
alzarono
un
pugno.
Il
destro
Smith,
il
sinistro
Carlos.
Pugni
evidenziati
dai
loro
guanti
di
cuoio
nero.
Thomas
Smith,
meglio
conosciuto
come
Tommie,
era
nato
il 5
giugno
del
1944,
settimo
di
dodici
figli.
Da
piccolo,
dopo
essersi
salvato
da
un
terribile
attacco
di
polmonite,
lavorò
nei
campi
di
cotone;
ma
presto,
visto
che
il
ragazzo
era
determinato
e
amava
lo
studio,
si
iscrisse
all’università,
dove
ottenne
due
lauree.
Oltre
a
ciò,
visto
che
il
ragazzo
era
determinato
e
amava
correre...
si
portò
a
casa
tredici
record
universitari
nell’atletica
leggera.
Iniziò
così
la
storia
di
uno
dei
più
grandi
sprinter
dell’atletica
leggera,
Tommie
Smith,
tra
i
più
forti
di
sempre
nei
200
metri,
specialità
con
cui
trionfò
nelle
olimpiadi
di
Mexico
City,
nel
1968,
con
il
tempo
record
di
19.83
secondi.
Ma a
questo
punto,
poco
dopo
il
record,
la
storia
di
Tommie
esce
dai
confini
dell'attività
sportiva.
La
sua
premiazione
divenne
uno
dei
più
grandi
simboli
per
immagini
di
tutto
il
XX
secolo,
e si
trattò
senza
dubbio
della
cerimonia
di
medaglia
più
popolare
di
tutti
i
tempi,
nonché
di
un
momento
fondamentale
per
movimento
di
diritti
civili.
Ad
accompagnare
Tommie
Smith
nella
Storia,
il
suo
collega
e
amico
John
Carlos,
medaglia
di
bronzo
nella
stessa
gara.
Smith
disse
più
tardi
a
chi
lo
intervistò
che
il
suo
pugno
destro,
dritto
nell’aria,
rappresentava
il
potere
nero
in
America,
mentre
il
pugno
sinistro
di
Carlos
rappresentava
l’unità
dell’America
nera.
Con
i
loro
pugni
alzati,
lì
sul
podio
olimpico,
Tommie
Smith
e
John
Carlos
comunicarono
al
mondo
intero
la
loro
solidarietà
con
il
movimento
del
black
power,
che
in
quegli
anni
lottava
aspramente
per
i
diritti
dei
neri
negli
Stati
Uniti.
In
maniera
non
violenta
i
due
stavano
attuando
quella
disobbedienza
civile
che
era
stata
auspicata
da
Martin
Luther
King,
morto
poco
prima
delle
Olimpiadi.
I
loro
occhi
rivolti
verso
il
basso
(e
non
verso
la
bandiera
americana),
insieme
al
loro
pugni
foderati
di
cuoio
nero,
suscitarono
enorme
scalpore
e
polemiche.
Un
gesto
silenzioso
che
scavò
dentro
molte
coscienze.
Questo
gesto
di
portata
mondiale
spinse
Tommie
Smith
nella
ribalta
come
portavoce
dei
diritti
umani,
attivista,
e
simbolo
dell'orgoglio
afro-americano,
a
casa
e
all'estero.
Nel
frattempo
Smith
ha
vissuto
anche
una
discreta
carriera
come
allenatore,
educatore
e
direttore
sportivo...
Ma
torniamo
a
quelle
olimpiadi
del
'68.
Il
movimento
dei
diritti
civili
non
aveva
fatto
molta
strada
nel
tentativo
di
eliminare
le
ingiustizie
subite
dai
neri
d’America,
e
per
attirare
l'attenzione
pubblica
sulla
questione,
verso
la
fine
del
1967,
alcuni
atleti
neri
avevano
dato
vita
all’Olympic
Project
for
Human
Rights,
OPHR,
con
il
fine
di
organizzare
un
boicottaggio
delle
olimpiadi
che
si
sarebbero
tenute
l’anno
seguente
a
Città
del
Messico.
Il
leader
del
progetto
era
il
dottor
Harry
Edwards.
Edwards,
pur
appoggiato
da
Smith
e da
altri,
non
riuscì
però
a
convincere
gli
atleti
neri
della
nazionale
olimpica
a
partecipare
al
boicottaggio.
I
due
atleti
sfruttarono
quindi
il
palcoscenico
offerto
dalla
premiazione
per
rovinare
la
festa
ai
connazionali
e al
mondo.
Almeno
un
po'.
Anche
il
terzo
atleta,
quello
bianco
con
la
medaglia
d’argento,
prese
a
suo
modo
parte
all’evento:
portava
infatti
sul
petto
un
piccolo
distintivo
dove
c’era
scritto
OPHR.
La
provocazione
era
completa.
Il
nome
di
quell’atleta
è
Pietro
Norman,
la
nazionalità
australiana.
Un
temporale
di
oltraggi
fu
quello
che
investì
i
ribelli
Tommie
e
John:
per
vilipendio
alla
bandiera
e ai
Giochi
Olimpici
furono
espulsi
dalla
squadra
nazionale
e
addirittura
banditi
dal
villaggio
olimpico.
Ma
la
loro
leggenda
era
già
iniziata,
visceralmente
legata,
come
molti
fatti
del
'900,
a
un'immagine...
una
fotografia.
FONTE: http://www.instoria.it/home/tommie_smith.htm
TOMMIE SMITH
Un nero con il pugno alzato
di Matteo Liberti
Un nero con il pugno alzato
di Matteo Liberti
giovedì 2 agosto 2012
ZANZAOLIMPIADI: Dorando Pietri EROE di LONDRA 1908
La maratona di Londra
Il 1908 era l'anno delle Olimpiadi di Londra. Dorando Pietri si era preparato per mesi all'evento. Il 7 luglio si guadagnò il posto nella squadra italiana in una maratona di 40 km disputata a Carpi. Vinse in 2 ore e 38 minuti, una prestazione mai ottenuta prima in Italia.
La maratona olimpica era in programma pochi giorni dopo, il 24 luglio. Per la prima volta il percorso si snodava su 42,195 km[1]. Alla partenza, davanti alCastello di Windsor, c'erano 56 atleti, tra cui i due italiani Dorando Pietri, maglietta bianca e calzoncini rossi, con il numero 19 sul petto, e Umberto Blasi. Era una giornata insolitamente calda per il clima inglese.
Alle 14.33 la principessa del Galles diede il via. Un terzetto di inglesi si portò subito al comando della corsa, imponendo un'andatura elevata. Pietri si mantenne nelle retrovie, cercando di conservare le energie per la seconda parte di gara. Infatti verso la metà il maratoneta italiano iniziò la sua progressione, rimontando via via numerose posizioni. Al 32º km era secondo, a quattro minuti dal leader della corsa, il sudafricano Charles Hefferon. Saputo che l'atleta di testa era entrato in crisi, Pietri aumentò ancora il ritmo per recuperare il distacco, e al 39º km raggiunse e subito sorpassò il sudafricano.
Mancavano ormai un paio di chilometri all'arrivo, ma Pietri si trovò a fare i conti con l'enorme dispendio di energie effettuato durante la rimonta e la disidratazione dovuta al caldo. La stanchezza gli fece perdere lucidità. Arrivato allo stadio, sbagliò strada. I giudici lo fecero tornare indietro, ma Pietri cadde esanime. Si rialzò con il loro aiuto, ma ormai stremato, faticava a reggersi in piedi da solo.
Era ad appena 200 metri dal traguardo. Gli oltre 75.000 spettatori dello stadio erano tutti in trepidazione per lui. Attorno a lui sulla pista i giudici di gara e persino alcuni medici accorsi per soccorrerlo. Pietri cadde altre quattro volte, ed altrettante fu aiutato a rialzarsi, ma continuò barcollando ad avanzare verso l'arrivo. Quando finalmente riuscì a tagliare il traguardo, sorretto da un giudice e un medico, era totalmente esausto.
Il suo tempo finale fu di 2h54'46"4 su 42,195 km, ma solo per percorrere gli ultimi 500 metri impiegò quasi dieci minuti. Oltre il traguardo svenne e fu portato fuori dalla pista su una barella. Poco dopo di lui arrivò lo statunitense Johnny Hayes. La squadra americana presentò immediatamente un reclamo per l'aiuto ricevuto da Pietri, che venne prontamente accolto. Il carpigiano fu squalificato e cancellato dall'ordine di arrivo della gara.
Famoso per non avere vinto
Il dramma di Dorando Pietri commosse tutti gli spettatori dello stadio. Quasi a compensarlo della mancata medaglia olimpica, la reginaAlessandra di Danimarca lo premiò con una coppa d'argento dorato. A proporre l'assegnazione del riconoscimento sarebbe stato lo scrittore Arthur Conan Doyle che secondo alcuni era anche l'addetto con il megafono che sorresse Pietri al momento dell'arrivo. Tale affermazione non ha però alcun fondamento: i due personaggi che quasi incastonano la tragica figura di Pietri, in quella che è senza dubbio una delle più note e significative immagini dell'olimpismo moderno, sono rispettivamente: alla destra dell'atleta - con il megafono - il giudice di gara Jack Andrew ed alla sinistra il capo dello staff medico, il dottor Michael Bulger. Conan Doyle era in effetti presente in tribuna, a pochi metri dalla linea del traguardo, dato che era stato incaricato da Lord Northcliffe di redigere la cronaca della gara per ilDaily Mail[2]; il resoconto del giornalista-scrittore terminò con le parole:
| « La grande impresa dell'italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici. » | Successivamente Conan Doyle suggerì al Daily Mail di conferire un premio in danaro a Pietri, sotto forma di sottoscrizione per permettergli l'apertura di una panetteria, una volta rientrato in Italia. La proposta ebbe successo e vennero raccolte trecento sterline. Lo stesso Doyle avviò la raccolta donando cinque sterline. |
Il racconto della sua impresa eroica, ma sfortunata fece immediatamente il giro del mondo. Da un giorno all'altro Dorando Pietri divenne una celebrità, in Italia e all'estero. Le sue gesta colpirono la fantasia del compositore Irving Berlin, che gli dedicò addirittura una canzone intitolata Dorando[3].
Paradossalmente, la mancata vittoria olimpica fu la chiave del suo successo[4]. Sull'onda della sua fama ricevette presto un lauto ingaggio per una serie di gare-esibizione negli Stati Uniti.
Il dopo Olimpiadi [modifica]
Il 25 novembre 1908, al Madison Square Garden di New York, andò in scena la rivincita tra Pietri e Hayes. Il richiamo era enorme: ventimila spettatori (tra cui molti italo-americani), ma altre diecimila persone erano rimaste fuori perché non c'erano più biglietti.
I due atleti si sfidarono in pista sulla distanza della maratona, e dopo aver corso testa a testa per quasi tutta la gara, alla fine Pietri riuscì a vincere staccando Hayes negli ultimi 500 metri, per l'immensa gioia degli immigrati di origine italiana presenti. Una seconda sfida disputata il 15 marzo 1909 venne anch'essa vinta dall'italiano. Durante la trasferta in America Pietri partecipò a 22 gare, con distanze variabili dalle 10 miglia alla maratona, e ne vinse 17. Come già detto, rientrò in Italia nel maggio 1909, e proseguì per altri due anni l'attività professionistica a livello nazionale e all'estero. La sua ultima maratona fu a Buenos Aires, il 24 maggio 1910, dove chiuse con il suo primato personale, 2.38'48"2.
La gara d'addio, in Italia, si svolse il 3 settembre 1911 a Parma: una 15 km, vinta agevolmente. L'ultima gara all'estero avvenne invece il15 ottobre dello stesso anno, a Göteborg in Svezia, e si concluse con l'ennesima vittoria di Pietri. Il giorno dopo compì 26 anni. In tre anni di professionismo e 46 gare, Dorando Pietri guadagnò oltre 200.000 lire solo di premi, una cifra enorme per l'epoca. In più riceveva dal suo agente una diaria settimanale di 1250 lire.
Investì i suoi guadagni in un'attività alberghiera assieme al fratello, ma come imprenditore non mostrò lo stesso talento che aveva come sportivo. Dopo il fallimento dell'hotel, si trasferì nel 1923 a Sanremo, dove aprì un'autorimessa. Nella città dei fiori rimase fino alla morte, che lo colse a 56 anni per un attacco cardiaco. La coppa donata a Pietri dalla regina Alessandra è oggi custodita dalla «Società Ginnastica La Patria 1879» in una cassetta di sicurezza della filiale Unicredit di Carpi nello stesso edificio che fu il "Grand Hotel Dorando". Sul trofeo è incisa questa dedica:
| (EN)
« To Pietri Dorando - In remembrance of the Marathon race from Windsor to the Stadium - July. 24. 1908 From Queen Alexandra. »
| (IT)
« A Pietri Dorando - In ricordo della maratona da Windsor allo stadio - 24 luglio 1908. Dalla regina Alessandra. »
|
FONTE WIKIPEDIA.IT
lunedì 30 luglio 2012
LONDRA 2012, Campriani argento nella carabina
MICHELEFRANGILLI..il più ricercato dallo SCERIFFO di Nottingham
URCA URCA TIRULERO FESTA in casa ROBIN HOOD e in tutta la foresta di Sherwood , ora il più ricercato dagli SCAGNOZZI dello SCERIFFO di Nottingham è il nostro MICHELE FRANGILLI......
zanzaolimpiadi
domenica 29 luglio 2012
OLIMPIADI LONDON 2012: ROLLA, UN PAESANO IN FINALE

LONDON 2012: Andrea Rolla, UN PAESANO in finale....Il carottese insieme a Luca Dotto,Michele Santucci e a Filippo Magnini farà parte della staffetta veloce azzurra che nella 4x100 tenterà l'assalto al podIo...!!!AVANTI ROLLA...
zanzaolimpiadi
ZANZAOLIMPIADI: John Stephen Akhwari
Akwhari, le sue gesta nella maratona del Messico 1968
Osmany Gonzalez Tocabens*
Non si può abbandonare una corsa olimpica: non si può, in particolare, se senti la responsabilità di rappresentare un popolo, e se – come dichiaró Akhwari – “My country did not send me to 5,000 miles to Mexico City to start the race. They sent me 5,000 miles to finish the race”. E quindi si barcolla fino all’ultimo metro, anche se i tuoi avversari sono già usciti dagli spogliatoi e dallo stadio. Ed il pubblico che torna sugli spalti per acclamarti e’ la colonna sonora delle Olimpiadi.
Mentre alcuni atleti danno importanza al raggiungimento della fama e delle medaglie per una questione personale, per John Stephen Akhwari il successo è stato compiere il suo compromesso di arrivare alla meta nei XIX Giochi Olimpici.
Il maratoneta della Tanzania nell’Olimpiade del Messico 1968, senza essere mai salito prima sul podio, è stato protagonista di uno dei momenti principali della storia di questo grande evento.
Il 20 ottobre di quell’anno, appena finita la cerimonia di chiusura dei Giochi nello stadio olimpico di quella città, quando gli spettatori ed i partecipanti cominciavano ad abbandonare l’istallazione, il maratoneta con il numero 36 entrava attraverso il tunnel davanti agli sguardi increduli ed all’ovazione di tutti.
La competizione di questo tipo di sport era già finita da circa un’ora, le medaglie pendevano dal collo dei vincitori, però per sorpresa dei presenti, il desolato fondista pretendeva finire gli ultimi 400 metri, misurando ognuno dei suoi passi, con una gamba sanguinante bendata malamente con dei fazzoletti.
Akhwari, nato nell’anno 1942 a Mbulu, in Tanzania, è caduto al chilometro 19, si era fatto una ferita al ginocchio ed anche alla spalla, secondo il controllo medico fatto posteriormente.
Gli mancava solo da correre un’ultima volta intorno all’ovale nella carriera olimpica per eccellenza, che mette a prova il coraggio, la determinazione e la capacità di sofferenza degli atleti.
La risposta del pubblico è stata sorprendente. Erano davanti ad uno dei maggiori esempi di coraggio e di superazione mai ricordati. Appena sulla pista, ha cominciato a correre lentamente, strisciando la sua gamba destra, mostrando chiaramente sintomi di dolore, fatica e sofferenza. L’atleta della Tanzania ha percorso i 42, 195 chilometri dei Giochi Olimpici del Messico, sostenuto dagli “evviva!” di tutti i presenti.
Il suo arrivo alla meta è stato tanto emozionante che è diventato una leggenda. Quando gli hanno chiesto perché non aveva abbandonato la corsa, la semplicità della sua logica ha rifiutato qualsiasi possibile speculazione: “Il mio paese mi ha fatto viaggiare 10mila chilometri non solo per cominciare la corsa, ma mi hanno fatto viaggiare 10mila chilometri per finirla”.
Le gesta di Akhwari nella maratona hanno rappresentato il meglio dell’atletismo e dei suoi valori nei giochi dei cinque cerchi e rimarranno per sempre nella memoria storica di tutti coloro che vivono lo sport, al di là della pubblicità e dei premi.
FONTI
sabato 28 luglio 2012
MOSQUITO' S LAND...FRANCOBOLLO #LONDON2012
LE POSTE DI MOSQUITO'S LAND HANNO EMESSO UN FRANCOBOLLO SPECIALE PER CELEBRARE I GIOCHI OLIMPICI LONDON 2012.
CHIUNQUE è INTERESSATO ALL' ACQUISTO DI QUESTO FRANCOBOLLO DA COLLEZIONE PUO' SCRIVERE A SCACCIALAZANZARA@LIBERO.IT.
venerdì 27 luglio 2012
LONDON 2012 LE OLIMPIADI DI BANKSY
LA STAMPA.IT
ZANZA OLIMPIADI: LA BANDIERA OLIMPICA
« La bandiera olimpica presentata da Pierre de Coubertin fu adottata al Congresso Olimpico di Parigi del 1914.
Include i cinque cerchi intrecciati, che rappresentano l'unione dei
cinque continenti e l'incontro degli atleti di tutto il mondo ai Giochi
Olimpici »
Inizialmente la disposizione dei cerchi era diversa da quella attuale,
in una sequenza orizzontale, come anelli di una catena. Ogni cerchio ha
un diverso colore: azzurro, giallo, nero, verde, rosso. Pierre de Coubertin scelse questi cinque colori, più il bianco dello sfondo, perché all'epoca erano i colori utilizzati in tutte le bandiere del mondo.
In questo modo la bandiera olimpica, raffigurante i cinque cerchi in campo bianco, rappresenta tutte le nazioni della Terra. Sul Manuale Olimpico Ufficiale fino al 1951 era riportata un'associazione tra colori dei cerchi e continenti; l'associazione è stata poi smentita dal CIO, ma nonostante ciò nell'opinione pubblica essa si è ormai consolidata.
LA STORIA
I cinque cerchi e la bandiera olimpica (un'altra idea di De Coubertin) furono presentati ufficialmente al Congresso Olimpico di Parigi nel 1914. Gli ideali di universalità e fratellanza simboleggiati dai cinque cerchi erano una proposta molto innovativa per l'epoca, l'inizio del XX secolo, in un clima mondiale sempre più teso e segnato da forti nazionalismi.
Pochi mesi dopo scoppiò la prima guerra mondiale. Il conflitto impedì lo svolgimento delle Olimpiadi del 1916, e quindi si dovette aspettare fino al 1920 per vedere sventolare la bandiera coi cinque cerchi in uno stadio olimpico.
I cinque cerchi comparvero per la prima volta sulle medaglie olimpiche nell'Olimpiade del 1924 a Parigi, ma non divenne un uso consolidato nei Giochi olimpici estivi fino al 1976 a Montreal. Nella storia dei Giochi olimpici invernali, invece, le medaglie hanno sempre avuto l'effigie dei cinque cerchi.
Seguendo il crescente successo di pubblico delle Olimpiadi, aumentarono anche le applicazioni del simbolo dei cinque cerchi. Nel 1924 apparvero i primi souvenir con i cerchi olimpici, nell'Olimpiade invernale del 1928 il primo manifesto con la bandiera olimpica e nell'edizione estiva dello stesso anno i primi francobolli con i cinque cerchi.
Attualmente l'uso dei cinque cerchi è strettamente regolamentato dal CIO. Di regola possono essere usati come parte dei loghi e dei segni distintivi dei Comitati Olimpici nazionali (il CONI in Italia), delle Comitati Organizzatori dei Giochi Olimpici, dalla città di Losanna, in Svizzera, che, in quanto sede del CIO, può esser definita con il titolo di "città olimpica", e da quelle città che, intenzionate ad ospitare l'evento, sono entrate nella short-list delle città candidate.
fonte WIKIPEDIA.IT
ZANZA-OLIMPIADI
LA NAZIONALE DI MOSQUIT0'S LAND che sfilerà alla serata inaugurale di LONDON 2012 VI AUGURA UNA BELLISSIMA OLIMPIADE .. E VI RICORDA IL MOTTO DEL BUON De Coubertin: "L'importante non è vincere, ma partecipare"
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