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mercoledì 15 agosto 2012

il ROMPI-PALLONE DI GENE

‎"Dopo l' arrivo senza sellino Marco Aurelio Fontana ha lasciato la fidanzata chiedendole una pausa di riflessione.."
(Gene Gnocchi)
 

venerdì 10 agosto 2012

ZANZAOLIMPIADI: CLEMENTE RUSSO IN FINALE


Clemente con la sua vittoria oltre a guadagnarsi la finale olimpica ha anche riscattato tutti i suoi omonimi con gli occhiali....

(zzZ)

sabato 4 agosto 2012

ZANZAOLIMPIADI: SMITH e CARLOS , UN PUGNO AL RAZZISMO

Gli atleti Tommie Smith – al centro – e John Carlos alzano il pugno durante l’inno nazionale americano, come segno della lotta per i diritti civili dei neri, il 16 ottobre del 1968. Smith e Carlos avevano vinto la medaglia d’oro e di bronzo per i 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico. Furono contestati dalla folla, ma il loro gesto divenne uno dei più famosi nella lotta per i diritti civili. (AP Photo)
 

Il giorno del pugno chiuso a Città del Messico


Appena la bandiera a stelle e strisce cominciò a oscillare nel vento di quell’estate messicana, Tommie Smith e John Carlos rimasero in piedi sul podio, con le loro medaglie al petto (per la cronaca, una era fatta d’oro e una di bronzo); abbassarono la testa e alzarono un pugno. Il destro Smith, il sinistro Carlos.
Pugni evidenziati dai loro guanti di cuoio nero.



 
Thomas Smith, meglio conosciuto come Tommie, era nato il 5 giugno del 1944, settimo di dodici figli. Da piccolo, dopo essersi salvato da un terribile attacco di polmonite, lavorò nei campi di cotone; ma presto, visto che il ragazzo era determinato e amava lo studio, si iscrisse all’università, dove ottenne due lauree. Oltre a ciò, visto che il ragazzo era determinato e amava correre... si portò a casa tredici record universitari nell’atletica leggera.
 
Iniziò così la storia di uno dei più grandi sprinter dell’atletica leggera, Tommie Smith, tra i più forti di sempre nei 200 metri, specialità con cui trionfò nelle olimpiadi di Mexico City, nel 1968, con il tempo record di 19.83 secondi. Ma a questo punto, poco dopo il record, la storia di Tommie esce dai confini dell'attività sportiva.
 
La sua premiazione divenne uno dei più grandi simboli per immagini di tutto il XX secolo, e si trattò senza dubbio della cerimonia di medaglia più popolare di tutti i tempi, nonché di un momento fondamentale per movimento di diritti civili.
 
Ad accompagnare Tommie Smith nella Storia, il suo collega e amico John Carlos, medaglia di bronzo nella stessa gara.
Smith disse più tardi a chi lo intervistò che il suo pugno destro, dritto nell’aria, rappresentava il potere nero in America, mentre il pugno sinistro di Carlos rappresentava l’unità dell’America nera.
 
Con i loro pugni alzati, lì sul podio olimpico, Tommie Smith e John Carlos comunicarono al mondo intero la loro solidarietà con il movimento del black power, che in quegli anni lottava aspramente per i diritti dei neri negli Stati Uniti.

In maniera non violenta i due stavano attuando quella disobbedienza civile che era stata auspicata da Martin Luther King, morto poco prima delle Olimpiadi.
I loro occhi rivolti verso il basso (e non verso la bandiera americana), insieme al loro pugni foderati di cuoio nero, suscitarono enorme scalpore e polemiche.
 
Un gesto silenzioso che scavò dentro molte coscienze.
 
Questo gesto di portata mondiale spinse Tommie Smith nella ribalta come portavoce dei diritti umani, attivista, e simbolo dell'orgoglio afro-americano, a casa e all'estero. Nel frattempo Smith ha vissuto anche una discreta carriera come allenatore, educatore e direttore sportivo... Ma torniamo a quelle olimpiadi del '68.
 
Il movimento dei diritti civili non aveva fatto molta strada nel tentativo di eliminare le ingiustizie subite dai neri d’America, e per attirare l'attenzione pubblica sulla questione, verso la fine del 1967, alcuni atleti neri avevano dato vita all’Olympic Project for Human Rights, OPHR, con il fine di organizzare un boicottaggio delle olimpiadi che si sarebbero tenute l’anno seguente a Città del Messico.
Il leader del progetto era il dottor Harry Edwards.
 
Edwards, pur appoggiato da Smith e da altri, non riuscì però a convincere gli atleti neri della nazionale olimpica a partecipare al boicottaggio. I due atleti sfruttarono quindi il palcoscenico offerto dalla premiazione per rovinare la festa ai connazionali e al mondo.
Almeno un po'.
 
Anche il terzo atleta, quello bianco con la medaglia d’argento, prese a suo modo parte all’evento: portava infatti sul petto un piccolo distintivo dove c’era scritto OPHR.
La provocazione era completa.

Il nome di quell’atleta è Pietro Norman, la nazionalità australiana.
 
Un temporale di oltraggi fu quello che investì i ribelli Tommie e John: per vilipendio alla bandiera e ai Giochi Olimpici furono espulsi dalla squadra nazionale e addirittura banditi dal villaggio olimpico.
 
Ma la loro leggenda era già iniziata, visceralmente legata, come molti fatti del '900, a un'immagine... una fotografia.

FONTE:  http://www.instoria.it/home/tommie_smith.htm

TOMMIE SMITH
Un nero con il pugno alzato

di Matteo Liberti

giovedì 2 agosto 2012

ZANZAOLIMPIADI: Dorando Pietri EROE di LONDRA 1908



Dorando portret.jpgDorando Pietri, noto impropriamente anche come Dorando Petri (Correggio, 16 ottobre 1885 – Sanremo, 7 febbraio 1942), è stato un atleta italiano, passato alla storia per il drammatico epilogo della maratona alle Olimpiadi di Londra del 1908: tagliò per primo il traguardo, sorretto dai giudici di gara che l'avevano soccorso dopo averlo visto barcollare più volte, stremato dalla fatica. A causa di quell'aiuto fu squalificato e perse la medaglia d'oro, ma le immagini e il racconto del suo arrivo, facendo il giro del mondo e superando la cronaca viva di quei giorni, lo hanno consegnato alla storia dell'atletica leggera.


La maratona di Londra 

Il 1908 era l'anno delle Olimpiadi di Londra. Dorando Pietri si era preparato per mesi all'evento. Il 7 luglio si guadagnò il posto nella squadra italiana in una maratona di 40 km disputata a Carpi. Vinse in 2 ore e 38 minuti, una prestazione mai ottenuta prima in Italia.
La maratona olimpica era in programma pochi giorni dopo, il 24 luglio. Per la prima volta il percorso si snodava su 42,195 km[1]. Alla partenza, davanti alCastello di Windsor, c'erano 56 atleti, tra cui i due italiani Dorando Pietri, maglietta bianca e calzoncini rossi, con il numero 19 sul petto, e Umberto Blasi. Era una giornata insolitamente calda per il clima inglese.
Alle 14.33 la principessa del Galles diede il via. Un terzetto di inglesi si portò subito al comando della corsa, imponendo un'andatura elevata. Pietri si mantenne nelle retrovie, cercando di conservare le energie per la seconda parte di gara. Infatti verso la metà il maratoneta italiano iniziò la sua progressione, rimontando via via numerose posizioni. Al 32º km era secondo, a quattro minuti dal leader della corsa, il sudafricano Charles Hefferon. Saputo che l'atleta di testa era entrato in crisi, Pietri aumentò ancora il ritmo per recuperare il distacco, e al 39º km raggiunse e subito sorpassò il sudafricano.
Mancavano ormai un paio di chilometri all'arrivo, ma Pietri si trovò a fare i conti con l'enorme dispendio di energie effettuato durante la rimonta e la disidratazione dovuta al caldo. La stanchezza gli fece perdere lucidità. Arrivato allo stadio, sbagliò strada. I giudici lo fecero tornare indietro, ma Pietri cadde esanime. Si rialzò con il loro aiuto, ma ormai stremato, faticava a reggersi in piedi da solo.
Era ad appena 200 metri dal traguardo. Gli oltre 75.000 spettatori dello stadio erano tutti in trepidazione per lui. Attorno a lui sulla pista i giudici di gara e persino alcuni medici accorsi per soccorrerlo. Pietri cadde altre quattro volte, ed altrettante fu aiutato a rialzarsi, ma continuò barcollando ad avanzare verso l'arrivo. Quando finalmente riuscì a tagliare il traguardo, sorretto da un giudice e un medico, era totalmente esausto.
Il suo tempo finale fu di 2h54'46"4 su 42,195 km, ma solo per percorrere gli ultimi 500 metri impiegò quasi dieci minuti. Oltre il traguardo svenne e fu portato fuori dalla pista su una barella. Poco dopo di lui arrivò lo statunitense Johnny Hayes. La squadra americana presentò immediatamente un reclamo per l'aiuto ricevuto da Pietri, che venne prontamente accolto. Il carpigiano fu squalificato e cancellato dall'ordine di arrivo della gara.

Famoso per non avere vinto



                                          

dorando-pietri2.jpg
Il dramma di Dorando Pietri commosse tutti gli spettatori dello stadio. Quasi a compensarlo della mancata medaglia olimpica, la reginaAlessandra di Danimarca lo premiò con una coppa d'argento dorato. A proporre l'assegnazione del riconoscimento sarebbe stato lo scrittore Arthur Conan Doyle che secondo alcuni era anche l'addetto con il megafono che sorresse Pietri al momento dell'arrivo. Tale affermazione non ha però alcun fondamento: i due personaggi che quasi incastonano la tragica figura di Pietri, in quella che è senza dubbio una delle più note e significative immagini dell'olimpismo moderno, sono rispettivamente: alla destra dell'atleta - con il megafono - il giudice di gara Jack Andrew ed alla sinistra il capo dello staff medico, il dottor Michael Bulger. Conan Doyle era in effetti presente in tribuna, a pochi metri dalla linea del traguardo, dato che era stato incaricato da Lord Northcliffe di redigere la cronaca della gara per ilDaily Mail[2]; il resoconto del giornalista-scrittore terminò con le parole:
« La grande impresa dell'italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici. »Successivamente Conan Doyle suggerì al Daily Mail di conferire un premio in danaro a Pietri, sotto forma di sottoscrizione per permettergli l'apertura di una panetteria, una volta rientrato in Italia. La proposta ebbe successo e vennero raccolte trecento sterline. Lo stesso Doyle avviò la raccolta donando cinque sterline.
Il racconto della sua impresa eroica, ma sfortunata fece immediatamente il giro del mondo. Da un giorno all'altro Dorando Pietri divenne una celebrità, in Italia e all'estero. Le sue gesta colpirono la fantasia del compositore Irving Berlin, che gli dedicò addirittura una canzone intitolata Dorando[3].
Paradossalmente, la mancata vittoria olimpica fu la chiave del suo successo[4]. Sull'onda della sua fama ricevette presto un lauto ingaggio per una serie di gare-esibizione negli Stati Uniti.

Il dopo Olimpiadi [modifica]

Il 25 novembre 1908, al Madison Square Garden di New York, andò in scena la rivincita tra Pietri e Hayes. Il richiamo era enorme: ventimila spettatori (tra cui molti italo-americani), ma altre diecimila persone erano rimaste fuori perché non c'erano più biglietti.
I due atleti si sfidarono in pista sulla distanza della maratona, e dopo aver corso testa a testa per quasi tutta la gara, alla fine Pietri riuscì a vincere staccando Hayes negli ultimi 500 metri, per l'immensa gioia degli immigrati di origine italiana presenti. Una seconda sfida disputata il 15 marzo 1909 venne anch'essa vinta dall'italiano. Durante la trasferta in America Pietri partecipò a 22 gare, con distanze variabili dalle 10 miglia alla maratona, e ne vinse 17. Come già detto, rientrò in Italia nel maggio 1909, e proseguì per altri due anni l'attività professionistica a livello nazionale e all'estero. La sua ultima maratona fu a Buenos Aires, il 24 maggio 1910, dove chiuse con il suo primato personale, 2.38'48"2.
La gara d'addio, in Italia, si svolse il 3 settembre 1911 a Parma: una 15 km, vinta agevolmente. L'ultima gara all'estero avvenne invece il15 ottobre dello stesso anno, a Göteborg in Svezia, e si concluse con l'ennesima vittoria di Pietri. Il giorno dopo compì 26 anni. In tre anni di professionismo e 46 gare, Dorando Pietri guadagnò oltre 200.000 lire solo di premi, una cifra enorme per l'epoca. In più riceveva dal suo agente una diaria settimanale di 1250 lire.
Investì i suoi guadagni in un'attività alberghiera assieme al fratello, ma come imprenditore non mostrò lo stesso talento che aveva come sportivo. Dopo il fallimento dell'hotel, si trasferì nel 1923 a Sanremo, dove aprì un'autorimessa. Nella città dei fiori rimase fino alla morte, che lo colse a 56 anni per un attacco cardiaco. La coppa donata a Pietri dalla regina Alessandra è oggi custodita dalla «Società Ginnastica La Patria 1879» in una cassetta di sicurezza della filiale Unicredit di Carpi nello stesso edificio che fu il "Grand Hotel Dorando". Sul trofeo è incisa questa dedica:
(EN)
« To Pietri Dorando - In remembrance of the Marathon race from Windsor to the Stadium - July. 24. 1908 From Queen Alexandra. »
(IT)
« A Pietri Dorando - In ricordo della maratona da Windsor allo stadio - 24 luglio 1908. Dalla regina Alessandra. »



FONTE WIKIPEDIA.IT


lunedì 30 luglio 2012

LONDRA 2012, Campriani argento nella carabina


Vorrei avere la mira di CAMPRIANI per andare alle FESTE di PAESE e vincere al TIRO A SEGNO I PELUCHE GIGANTI e le PAZZIELLE varie...

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MICHELEFRANGILLI..il più ricercato dallo SCERIFFO di Nottingham


URCA URCA TIRULERO FESTA in casa ROBIN HOOD e in tutta la foresta di Sherwood , ora il più ricercato dagli SCAGNOZZI dello SCERIFFO di Nottingham è il nostro MICHELE FRANGILLI......
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domenica 29 luglio 2012

OLIMPIADI LONDON 2012: ROLLA, UN PAESANO IN FINALE

                                                 
 LONDON 2012: Andrea Rolla, UN PAESANO in finale....Il carottese insieme a Luca Dotto,Michele Santucci e a Filippo Magnini farà parte della staffetta veloce azzurra che nella 4x100 tenterà l'assalto al podIo...!!!AVANTI ROLLA...

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ZANZAOLIMPIADI: John Stephen Akhwari


Akwhari, le sue gesta nella maratona del Messico 1968

Osmany Gonzalez Tocabens*
 

Non si può abbandonare una corsa olimpica: non si può, in particolare, se senti la responsabilità di rappresentare un popolo, e se – come dichiaró Akhwari – “My country did not send me to 5,000 miles to Mexico City to start the race. They sent me 5,000 miles to finish the race”. E quindi si barcolla fino all’ultimo metro, anche se i tuoi avversari sono già usciti dagli spogliatoi e dallo stadio. Ed il pubblico che torna sugli spalti per acclamarti e’ la colonna sonora delle Olimpiadi.


Mentre alcuni atleti danno importanza al raggiungimento della fama e delle medaglie per una questione personale, per John Stephen Akhwari il successo è stato compiere il suo compromesso di arrivare alla meta nei XIX Giochi Olimpici.

Il maratoneta della Tanzania nell’Olimpiade del Messico 1968, senza essere mai salito prima sul podio, è stato protagonista di uno dei momenti principali della storia di questo grande evento.

Il 20 ottobre di quell’anno, appena finita la cerimonia di chiusura dei Giochi nello stadio olimpico di quella città, quando gli spettatori ed i partecipanti cominciavano ad abbandonare l’istallazione, il maratoneta con il numero 36 entrava attraverso il tunnel davanti agli sguardi increduli ed all’ovazione di tutti.

La competizione di questo tipo di sport era già finita da circa un’ora, le medaglie pendevano dal collo dei vincitori, però per sorpresa dei presenti, il desolato fondista pretendeva finire gli ultimi 400 metri, misurando ognuno dei suoi passi, con una gamba sanguinante bendata malamente con dei fazzoletti.

Akhwari, nato nell’anno 1942 a Mbulu, in Tanzania, è caduto al chilometro 19, si era fatto una ferita al ginocchio ed anche alla spalla, secondo il controllo medico fatto posteriormente.

Gli mancava solo da correre un’ultima volta intorno all’ovale nella carriera olimpica per eccellenza, che mette a prova il coraggio, la determinazione e la capacità di sofferenza degli atleti.

La risposta del pubblico è stata sorprendente. Erano davanti ad uno dei maggiori esempi di coraggio e di superazione mai ricordati. Appena sulla pista, ha cominciato a correre lentamente, strisciando la sua gamba destra, mostrando chiaramente sintomi di dolore, fatica e sofferenza. L’atleta della Tanzania ha percorso i 42, 195 chilometri dei Giochi Olimpici del Messico, sostenuto dagli “evviva!” di tutti i presenti.

Il suo arrivo alla meta è stato tanto emozionante che è diventato una leggenda. Quando gli hanno chiesto perché non aveva abbandonato la corsa, la semplicità della sua logica ha rifiutato qualsiasi possibile speculazione
: “Il mio paese mi ha fatto viaggiare 10mila chilometri non solo per cominciare la corsa, ma mi hanno fatto viaggiare 10mila chilometri  per finirla”.

Due anni dopo questa prodezza, Akhwari ha finito la quinta maratona dei Giochi del Commonwealth disputati ad Edimburgo. Nel 1983 ha ricevuto la medaglia d’onore come eroe nazionale del suo paese e posteriormente si è creata la John Stephen Akhwari Athletic Foundation, un’organizzazione che appoggia la formazione e l’allenamento degli atleti tanzaniani allo scopo di farli partecipare nei Giochi Olimpici.

Le gesta di Akhwari nella maratona hanno rappresentato il meglio dell’atletismo e dei suoi valori nei giochi dei cinque cerchi e rimarranno per sempre nella memoria storica di tutti coloro che vivono lo sport, al di là della pubblicità e dei premi.


                                                   
FONTI

sabato 28 luglio 2012

MOSQUITO' S LAND...FRANCOBOLLO #LONDON2012



LE POSTE DI MOSQUITO'S LAND HANNO  EMESSO UN FRANCOBOLLO SPECIALE PER CELEBRARE  I GIOCHI OLIMPICI LONDON 2012.

 CHIUNQUE è INTERESSATO ALL' ACQUISTO  DI QUESTO FRANCOBOLLO DA COLLEZIONE  PUO' SCRIVERE A SCACCIALAZANZARA@LIBERO.IT.

venerdì 27 luglio 2012

LONDON 2012 LE OLIMPIADI DI BANKSY




 Banksy saluta le Olimpiadi con due opere "a tema" di ispirazione pacifista: su un muro ha disegnato la silhouette di un lanciatore che, al posto del giavellotto, sta per scagliare un missile. Su un altro un atleta del salto con l'asta supera in volo un muro di filo spinato per atterrare su un materasso vero posto sul marciapiede. I disegni sono una chiara denuncia nei confronti di una Londra blindatissima in vista dei Giochi, dove le forze dell'ordine hanno collocato batterie di missili sui tetti delle case, sollevando non poche polemiche, e paure, tra gli abitanti.

LA STAMPA.IT 
 

ZANZA OLIMPIADI: LA BANDIERA OLIMPICA

« La bandiera olimpica presentata da Pierre de Coubertin fu adottata al Congresso Olimpico di Parigi del 1914. Include i cinque cerchi intrecciati, che rappresentano l'unione dei cinque continenti e l'incontro degli atleti di tutto il mondo ai Giochi Olimpici »

 

 Inizialmente la disposizione dei cerchi era diversa da quella attuale, in una sequenza orizzontale, come anelli di una catena. Ogni cerchio ha un diverso colore: azzurro, giallo, nero, verde, rosso. Pierre de Coubertin scelse questi cinque colori, più il bianco dello sfondo, perché all'epoca erano i colori utilizzati in tutte le bandiere del mondo. 

 

In questo modo la bandiera olimpica, raffigurante i cinque cerchi in campo bianco, rappresenta tutte le nazioni della Terra. Sul Manuale Olimpico Ufficiale fino al 1951 era riportata un'associazione tra colori dei cerchi e continenti; l'associazione è stata poi smentita dal CIO, ma nonostante ciò nell'opinione pubblica essa si è ormai consolidata.

LA STORIA

I cinque cerchi apparvero per la prima volta nel 1913, nell'intestazione di una lettera scritta da De Coubertin. Li aveva disegnati e colorati lui stesso. Sempre quell'anno, il nuovo simbolo venne descritto nel numero di agosto della Rivista Olimpica.
I cinque cerchi e la bandiera olimpica (un'altra idea di De Coubertin) furono presentati ufficialmente al Congresso Olimpico di Parigi nel 1914. Gli ideali di universalità e fratellanza simboleggiati dai cinque cerchi erano una proposta molto innovativa per l'epoca, l'inizio del XX secolo, in un clima mondiale sempre più teso e segnato da forti nazionalismi.
Pochi mesi dopo scoppiò la prima guerra mondiale. Il conflitto impedì lo svolgimento delle Olimpiadi del 1916, e quindi si dovette aspettare fino al 1920 per vedere sventolare la bandiera coi cinque cerchi in uno stadio olimpico.
I cinque cerchi comparvero per la prima volta sulle medaglie olimpiche nell'Olimpiade del 1924 a Parigi, ma non divenne un uso consolidato nei Giochi olimpici estivi fino al 1976 a Montreal. Nella storia dei Giochi olimpici invernali, invece, le medaglie hanno sempre avuto l'effigie dei cinque cerchi.
Seguendo il crescente successo di pubblico delle Olimpiadi, aumentarono anche le applicazioni del simbolo dei cinque cerchi. Nel 1924 apparvero i primi souvenir con i cerchi olimpici, nell'Olimpiade invernale del 1928 il primo manifesto con la bandiera olimpica e nell'edizione estiva dello stesso anno i primi francobolli con i cinque cerchi.
Attualmente l'uso dei cinque cerchi è strettamente regolamentato dal CIO. Di regola possono essere usati come parte dei loghi e dei segni distintivi dei Comitati Olimpici nazionali (il CONI in Italia), delle Comitati Organizzatori dei Giochi Olimpici, dalla città di Losanna, in Svizzera, che, in quanto sede del CIO, può esser definita con il titolo di "città olimpica", e da quelle città che, intenzionate ad ospitare l'evento, sono entrate nella short-list delle città candidate.

 fonte WIKIPEDIA.IT

 

                                      ZANZA-OLIMPIADI

 

LA NAZIONALE DI MOSQUIT0'S LAND che sfilerà alla serata inaugurale di LONDON 2012 VI AUGURA UNA BELLISSIMA OLIMPIADE .. E VI RICORDA IL MOTTO DEL BUON De Coubertin: "L'importante non è vincere, ma partecipare"