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giovedì 2 agosto 2012

ZANZAOLIMPIADI: Dorando Pietri EROE di LONDRA 1908



Dorando portret.jpgDorando Pietri, noto impropriamente anche come Dorando Petri (Correggio, 16 ottobre 1885Sanremo, 7 febbraio 1942), è stato un atleta italiano, passato alla storia per il drammatico epilogo della maratona alle Olimpiadi di Londra del 1908: tagliò per primo il traguardo, sorretto dai giudici di gara che l'avevano soccorso dopo averlo visto barcollare più volte, stremato dalla fatica. A causa di quell'aiuto fu squalificato e perse la medaglia d'oro, ma le immagini e il racconto del suo arrivo, facendo il giro del mondo e superando la cronaca viva di quei giorni, lo hanno consegnato alla storia dell'atletica leggera.


La maratona di Londra 

Il 1908 era l'anno delle Olimpiadi di Londra. Dorando Pietri si era preparato per mesi all'evento. Il 7 luglio si guadagnò il posto nella squadra italiana in una maratona di 40 km disputata a Carpi. Vinse in 2 ore e 38 minuti, una prestazione mai ottenuta prima in Italia.
La maratona olimpica era in programma pochi giorni dopo, il 24 luglio. Per la prima volta il percorso si snodava su 42,195 km[1]. Alla partenza, davanti alCastello di Windsor, c'erano 56 atleti, tra cui i due italiani Dorando Pietri, maglietta bianca e calzoncini rossi, con il numero 19 sul petto, e Umberto Blasi. Era una giornata insolitamente calda per il clima inglese.
Alle 14.33 la principessa del Galles diede il via. Un terzetto di inglesi si portò subito al comando della corsa, imponendo un'andatura elevata. Pietri si mantenne nelle retrovie, cercando di conservare le energie per la seconda parte di gara. Infatti verso la metà il maratoneta italiano iniziò la sua progressione, rimontando via via numerose posizioni. Al 32º km era secondo, a quattro minuti dal leader della corsa, il sudafricano Charles Hefferon. Saputo che l'atleta di testa era entrato in crisi, Pietri aumentò ancora il ritmo per recuperare il distacco, e al 39º km raggiunse e subito sorpassò il sudafricano.
Mancavano ormai un paio di chilometri all'arrivo, ma Pietri si trovò a fare i conti con l'enorme dispendio di energie effettuato durante la rimonta e la disidratazione dovuta al caldo. La stanchezza gli fece perdere lucidità. Arrivato allo stadio, sbagliò strada. I giudici lo fecero tornare indietro, ma Pietri cadde esanime. Si rialzò con il loro aiuto, ma ormai stremato, faticava a reggersi in piedi da solo.
Era ad appena 200 metri dal traguardo. Gli oltre 75.000 spettatori dello stadio erano tutti in trepidazione per lui. Attorno a lui sulla pista i giudici di gara e persino alcuni medici accorsi per soccorrerlo. Pietri cadde altre quattro volte, ed altrettante fu aiutato a rialzarsi, ma continuò barcollando ad avanzare verso l'arrivo. Quando finalmente riuscì a tagliare il traguardo, sorretto da un giudice e un medico, era totalmente esausto.
Il suo tempo finale fu di 2h54'46"4 su 42,195 km, ma solo per percorrere gli ultimi 500 metri impiegò quasi dieci minuti. Oltre il traguardo svenne e fu portato fuori dalla pista su una barella. Poco dopo di lui arrivò lo statunitense Johnny Hayes. La squadra americana presentò immediatamente un reclamo per l'aiuto ricevuto da Pietri, che venne prontamente accolto. Il carpigiano fu squalificato e cancellato dall'ordine di arrivo della gara.

Famoso per non avere vinto



                                          

dorando-pietri2.jpg
Il dramma di Dorando Pietri commosse tutti gli spettatori dello stadio. Quasi a compensarlo della mancata medaglia olimpica, la reginaAlessandra di Danimarca lo premiò con una coppa d'argento dorato. A proporre l'assegnazione del riconoscimento sarebbe stato lo scrittore Arthur Conan Doyle che secondo alcuni era anche l'addetto con il megafono che sorresse Pietri al momento dell'arrivo. Tale affermazione non ha però alcun fondamento: i due personaggi che quasi incastonano la tragica figura di Pietri, in quella che è senza dubbio una delle più note e significative immagini dell'olimpismo moderno, sono rispettivamente: alla destra dell'atleta - con il megafono - il giudice di gara Jack Andrew ed alla sinistra il capo dello staff medico, il dottor Michael Bulger. Conan Doyle era in effetti presente in tribuna, a pochi metri dalla linea del traguardo, dato che era stato incaricato da Lord Northcliffe di redigere la cronaca della gara per ilDaily Mail[2]; il resoconto del giornalista-scrittore terminò con le parole:
« La grande impresa dell'italiano non potrà mai essere cancellata dagli archivi dello sport, qualunque possa essere la decisione dei giudici. »Successivamente Conan Doyle suggerì al Daily Mail di conferire un premio in danaro a Pietri, sotto forma di sottoscrizione per permettergli l'apertura di una panetteria, una volta rientrato in Italia. La proposta ebbe successo e vennero raccolte trecento sterline. Lo stesso Doyle avviò la raccolta donando cinque sterline.
Il racconto della sua impresa eroica, ma sfortunata fece immediatamente il giro del mondo. Da un giorno all'altro Dorando Pietri divenne una celebrità, in Italia e all'estero. Le sue gesta colpirono la fantasia del compositore Irving Berlin, che gli dedicò addirittura una canzone intitolata Dorando[3].
Paradossalmente, la mancata vittoria olimpica fu la chiave del suo successo[4]. Sull'onda della sua fama ricevette presto un lauto ingaggio per una serie di gare-esibizione negli Stati Uniti.

Il dopo Olimpiadi [modifica]

Il 25 novembre 1908, al Madison Square Garden di New York, andò in scena la rivincita tra Pietri e Hayes. Il richiamo era enorme: ventimila spettatori (tra cui molti italo-americani), ma altre diecimila persone erano rimaste fuori perché non c'erano più biglietti.
I due atleti si sfidarono in pista sulla distanza della maratona, e dopo aver corso testa a testa per quasi tutta la gara, alla fine Pietri riuscì a vincere staccando Hayes negli ultimi 500 metri, per l'immensa gioia degli immigrati di origine italiana presenti. Una seconda sfida disputata il 15 marzo 1909 venne anch'essa vinta dall'italiano. Durante la trasferta in America Pietri partecipò a 22 gare, con distanze variabili dalle 10 miglia alla maratona, e ne vinse 17. Come già detto, rientrò in Italia nel maggio 1909, e proseguì per altri due anni l'attività professionistica a livello nazionale e all'estero. La sua ultima maratona fu a Buenos Aires, il 24 maggio 1910, dove chiuse con il suo primato personale, 2.38'48"2.
La gara d'addio, in Italia, si svolse il 3 settembre 1911 a Parma: una 15 km, vinta agevolmente. L'ultima gara all'estero avvenne invece il15 ottobre dello stesso anno, a Göteborg in Svezia, e si concluse con l'ennesima vittoria di Pietri. Il giorno dopo compì 26 anni. In tre anni di professionismo e 46 gare, Dorando Pietri guadagnò oltre 200.000 lire solo di premi, una cifra enorme per l'epoca. In più riceveva dal suo agente una diaria settimanale di 1250 lire.
Investì i suoi guadagni in un'attività alberghiera assieme al fratello, ma come imprenditore non mostrò lo stesso talento che aveva come sportivo. Dopo il fallimento dell'hotel, si trasferì nel 1923 a Sanremo, dove aprì un'autorimessa. Nella città dei fiori rimase fino alla morte, che lo colse a 56 anni per un attacco cardiaco. La coppa donata a Pietri dalla regina Alessandra è oggi custodita dalla «Società Ginnastica La Patria 1879» in una cassetta di sicurezza della filiale Unicredit di Carpi nello stesso edificio che fu il "Grand Hotel Dorando". Sul trofeo è incisa questa dedica:
(EN)
« To Pietri Dorando - In remembrance of the Marathon race from Windsor to the Stadium - July. 24. 1908 From Queen Alexandra. »
(IT)
« A Pietri Dorando - In ricordo della maratona da Windsor allo stadio - 24 luglio 1908. Dalla regina Alessandra. »



FONTE WIKIPEDIA.IT


venerdì 27 luglio 2012

LONDON 2012 LE OLIMPIADI DI BANKSY




 Banksy saluta le Olimpiadi con due opere "a tema" di ispirazione pacifista: su un muro ha disegnato la silhouette di un lanciatore che, al posto del giavellotto, sta per scagliare un missile. Su un altro un atleta del salto con l'asta supera in volo un muro di filo spinato per atterrare su un materasso vero posto sul marciapiede. I disegni sono una chiara denuncia nei confronti di una Londra blindatissima in vista dei Giochi, dove le forze dell'ordine hanno collocato batterie di missili sui tetti delle case, sollevando non poche polemiche, e paure, tra gli abitanti.

LA STAMPA.IT 
 

ZANZA OLIMPIADI: LA BANDIERA OLIMPICA

« La bandiera olimpica presentata da Pierre de Coubertin fu adottata al Congresso Olimpico di Parigi del 1914. Include i cinque cerchi intrecciati, che rappresentano l'unione dei cinque continenti e l'incontro degli atleti di tutto il mondo ai Giochi Olimpici »

 

 Inizialmente la disposizione dei cerchi era diversa da quella attuale, in una sequenza orizzontale, come anelli di una catena. Ogni cerchio ha un diverso colore: azzurro, giallo, nero, verde, rosso. Pierre de Coubertin scelse questi cinque colori, più il bianco dello sfondo, perché all'epoca erano i colori utilizzati in tutte le bandiere del mondo

 

In questo modo la bandiera olimpica, raffigurante i cinque cerchi in campo bianco, rappresenta tutte le nazioni della Terra. Sul Manuale Olimpico Ufficiale fino al 1951 era riportata un'associazione tra colori dei cerchi e continenti; l'associazione è stata poi smentita dal CIO, ma nonostante ciò nell'opinione pubblica essa si è ormai consolidata.

LA STORIA

I cinque cerchi apparvero per la prima volta nel 1913, nell'intestazione di una lettera scritta da De Coubertin. Li aveva disegnati e colorati lui stesso. Sempre quell'anno, il nuovo simbolo venne descritto nel numero di agosto della Rivista Olimpica.
I cinque cerchi e la bandiera olimpica (un'altra idea di De Coubertin) furono presentati ufficialmente al Congresso Olimpico di Parigi nel 1914. Gli ideali di universalità e fratellanza simboleggiati dai cinque cerchi erano una proposta molto innovativa per l'epoca, l'inizio del XX secolo, in un clima mondiale sempre più teso e segnato da forti nazionalismi.
Pochi mesi dopo scoppiò la prima guerra mondiale. Il conflitto impedì lo svolgimento delle Olimpiadi del 1916, e quindi si dovette aspettare fino al 1920 per vedere sventolare la bandiera coi cinque cerchi in uno stadio olimpico.
I cinque cerchi comparvero per la prima volta sulle medaglie olimpiche nell'Olimpiade del 1924 a Parigi, ma non divenne un uso consolidato nei Giochi olimpici estivi fino al 1976 a Montreal. Nella storia dei Giochi olimpici invernali, invece, le medaglie hanno sempre avuto l'effigie dei cinque cerchi.
Seguendo il crescente successo di pubblico delle Olimpiadi, aumentarono anche le applicazioni del simbolo dei cinque cerchi. Nel 1924 apparvero i primi souvenir con i cerchi olimpici, nell'Olimpiade invernale del 1928 il primo manifesto con la bandiera olimpica e nell'edizione estiva dello stesso anno i primi francobolli con i cinque cerchi.
Attualmente l'uso dei cinque cerchi è strettamente regolamentato dal CIO. Di regola possono essere usati come parte dei loghi e dei segni distintivi dei Comitati Olimpici nazionali (il CONI in Italia), delle Comitati Organizzatori dei Giochi Olimpici, dalla città di Losanna, in Svizzera, che, in quanto sede del CIO, può esser definita con il titolo di "città olimpica", e da quelle città che, intenzionate ad ospitare l'evento, sono entrate nella short-list delle città candidate.

 fonte WIKIPEDIA.IT

 

                                      ZANZA-OLIMPIADI

 

LA NAZIONALE DI MOSQUIT0'S LAND che sfilerà alla serata inaugurale di LONDON 2012 VI AUGURA UNA BELLISSIMA OLIMPIADE .. E VI RICORDA IL MOTTO DEL BUON De Coubertin: "L'importante non è vincere, ma partecipare"

lunedì 9 luglio 2012

MONACO 72, FINALE BASKET USA - URSS e QUEI 3 SECONDI CHE CAMBIARONO LA STORIA

STORIE OLIMPICHE: 

MONACO 1972 LA SQUADRA DEGLI USA CHE NON HA MAI PERSO UNA FINALE OLIMPICA è IN VANTAGGIO  SULLA SELEZIONE SOVIETICA QUANDO MANCA UN SOFFIO ALLA FINE: 50 - 49 .  GLI STATUNITENSI SI SENTONO CAMPIONI MA NON HANNO FATTO I CONTI CON I 3 SECONDI PIU' LUNGHI DELLA STORIA DEL BASKET E CON UN INDOMITO BELOV...


Nei primi anni '70 il mondo era in piena guerra fredda. In Vietnam il conflitto stava accingendosi a spegnersi, con la vittoria dei comunisti del Nord, e la Guerra Fredda tra le super-potenze Stati Uniti e Unione Sovietica era all'apice del suo svolgimento. Quelle in Germania Ovest, a Monaco di Baviera, nel 1972, furono le Olimpiadi del terrore, macchiate dal sangue di alcuni atleti della squadra israeliana, conseguentemente all'attentato dei terroristi palestinesi di 'Settembre Nero'. Quella tragedia umana, indimenticata e indimenticabile, fece passare in secondo piano lo scandalo sportivo che venne perpetrato in quella che giustamente viene ricordata come la partità più famosa della storia del gioco della pallacanestro: la finalissima Usa-Urss. La squadra Americana, allenata da Iba non era tra le più forti, non aveva campioni e giocava di squadra. Veniva comunque da una serie di vittorie impressionanti: alle Olimpiadi, fino ad allora, la medaglia d'oro del basket aveva avuto un solo padrone. I nomi più noti di quella squadra sono Thomas Henderson (San Jacinto Junior College), Bobby Jones (UNC) e il futuro coach NBA Doug Collins (Illinois State). Seppur non ricchissimi di talento pero gli americani non ebbero problemi ad arrivare in finale, e anzi batterono alcune avversarie con punteggi piuttosto pesanti: Egitto (+ 65), Giappone (+ 66) e Italia (+30).

La finale fu contro gli acerrimi rivali sovietici. La partita venne contraddistina dal basso punteggio nei vari parziali, ma fu comunque sempre condotta dall'Unione Sovietica, in vantaggio per tutto il match. Di quel match solo gli ultimi trenta-quaranta secondi di gioco hanno senso, e da lì partiamo il racconto.


All'ultimo giro di lancette l'Urss conduceva +3 sugli Usa, ma a 40' dalla sirena un piazzato di Jim Forbes porto gli americani sotto di uno, 48-49. Nel possesso successivo i sovietici cercarono di congelare il cronometro ma dovettero prendersi un tiro con Alexander Belov che fu pero stoppato dal futuro virtussino Tom McMillen.

Sulla palla vagante si avvento il sempre combattivo Doug Collins che volo in contropiede ma fu fermato con un fallo. Il tempo, intanto, era trascorso quasi tutto, e il risultato, a seguito dell'errore dell'Urss, si era mantenuto sul 48-49.Doug Collins ando in lunetta con la possibiltà del primo e forse definitivo vantaggio USA. Mancavano 3 secondi. Furono i famosi '3 secondi che cambiarono il mondo'.

Il primo libero ando a segno. Partita pari, a 49-49. Mentre Collins caricava il suo secondo tiro libero suono inspiegabilmente la sirena che richiamava i giocatori per il time-out. Era una violazione evidente perchè il time-out poteva essere chiamato solo con la 'palla morta', ovvero con la sfera fuori dall'azione e dal terreno di gioco, mentre qui la sirena suono sul tiro di Collins, che entro. Vantaggio Stati Uniti 50-49.

DOUG COLLINS AVEVA REALIZZATO I CANESTRI DEL SORPASSO  USA PRIMA DEI FAMOSI 3 SECONDI: "HO AVUTO UNA VITA MERAVIGLIOSA. MA SE DIO MI CONCEDESSE DI RITORNARE INDIETRO , CHIEDEREI DI RIGIOCARE QUELLA PARTITA.

IL CANESTRO DECISIVO REALIZZATO DA BELOV. TORNO' A CASA ACCOLTO COME UN  EROE   MORI' 4 ANNI DOPO PER UNA RARA FORMA DI TUMORE , ERA  IN CARCERE  DA MESI. LO AVEVANO ARRESTATO PER CONTRABBANDO DI JEANS AMERICANI.

Due le spiegazioni: il coach sovietico Kondrashin aveva chiamato il time-out troppo tardi, oppure il tavolo aveva fatto suonare la sirena dopo che gli arbitri diedero la palla in lunetta a Collins. In ogni caso si gioco la rimessa da fondo campo, con la palla a Belov. Passati due dei tre secondi rimasti, il coach Kondrashin invase il campo interrompendo la gara con la pretesa di ottenere il time-out.
Lo ottenne dopo mille proteste in un clima sempre più teso. Intanto avvenne un clamoroso colpo di scena. Il presidente, nonchè fondatore della FIBA, William Jones scese dalla tribuna per indicare con la mano al tavolo che i secondi da giocare erano ancora tre. Era un abuso di cui nessuno al momento si rese conto perchè i 3 secondi furono giocati dopo il tanto contestato time-out.

I secondi 'tre secondi' portarono solo a un passaggio lungo per il solito Belov, che pero tento il tiro della disperazione senza fortuna. Finisce 49-50, e gli USA, vincitori, andarono a festeggiare negli spogliatoi l'insperata vittoria. Dal tavolo pero i giudici di gara ordinarono di ripetere la rimessa perchè il cronometro era partito in ritardo e di secondi ne indicava addirittura 50! Dopo 5 minuti, richiamati in campo i festeggianti americani dagli spogliatoi, si rigiocarono i tre secondi per la terza volta. Stavolta, clamorosamente, il lancio lunghissimo di un giocatore sovietico giunsè ancora a Belov (foto a destra), appostato nell'area dei tre secondi. Segno e la partita finì con la vittoria dell'Urss per 51-50. Ma sul canestro che 'non avrebbe dovuto esistere' gravano molti sospetti.

In primo luogo Belov sostava da troppo tempo nell'area dei tre secondi (evidentemente questi tre secondi sono protagonisti a più livelli per strani disegni del destino  In secondo luogo Belov commise un netto e maldestro fallo sul lungo americano Kevin Joyce . Infine, ancora più evidente, fece un'infrazione di passi sullo slancio. Insomma, quell'azione illegittima era ben lontana da poter essere giudicata regolamentare.
Gli Usa persero per la prima volta dopo 63 gare e nella cerimonia di premiazione si presento solo un anonimo dirigente. Lo scandalo era stato appena consumato ma l'imbattibilità degli americani era stata sverginata solo grazie ad una plateale ingiustizia. 

L'eroe sovietico Alexander Belov aveva pareggiato la storica vittoria del primo settembre dello stesso anno nel 'Match of the Century'. In piena Guerra Fredda infatti il leggendario Bobby Fischer avuto battuto il sovietico Boris Spassky in un match di scacchi che duro tre mesi e che ebbe anche risvolti politici.

E proprio i risvolti politici provocarono una vergogna ancora più grande: Alexander Belov, l'eroe dello storico canestro che regalo la vittoria all'Urss, morì tre anni dopo in un carcere russo dopo essere stato arrestato per contrabbando di blues jeans americani.


fonte: http://www.ultimathule.it/ ( Claudio Galardini) 
, CORRIERE DELLA SERA