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martedì 10 gennaio 2017
I TEDESCHI AFFONDANO LA GIOVANNINA. LA NAVE DI SORRENTO.
L'11 Settembre del 1943 fu per la penisola sorrentina il giorno più tragico tra quelli che seguirono la proclamazione dell'armistizio. Era un Sabato e nelle prime ore del pomeriggio LA GIOVANNINA, motobarca dei fratelli APONTE di S.AGNELLO, cadde sotto il tiro dell'artiglieria tedesca, mentre a due miglia dalla costa navigava tra TORRE ANNUNZIATA e CASTELLAMMARE.
".....Abbiamo assistito al cannoneggiamento che i tedeschi dalla TORRE DELL'ANNUNZIATA hanno fatto a un motoscafo che trasportava merci e passeggeri; e poi si è saputo che sono morte una decina di persone ( trenta o forse più NDR)"
---BENEDETTO CROCE
La GIOVANNINA era una tipica feluca sorrentina, di 14 tonnellate, dotata di motore e di una vela latina ausiliaria; varata nel 1902, nei cantieri della MARINA DI CASSANO ed adibita al trasporto passeggeri fra cui i "CORRIERI SORRENTINI", precursori dell' odierno pacco celere. Costoro, nei caratteristici abiti da marinaio, in tela grigia o blu, assicuravano i trasporti minuti fra SORRENTO e NAPOLI fin da epoche remote.
Nelle loro bisacce e panare portavano di tutto: lettere, plichi, documenti,preziosi, olio, latticini e altro ancora: passeggeri e marinai al tempo stesso, collaboravano nello stivare il carico, alla manovra e nel governo di vela e timone: il più anziano fungeva spesso da bigliettaio e da collettore di offerte "à NFERTA" in suffragio delle anime sante del purgatorio, cui era dedicata la chiesuola della MARINA DI CASSANO.
Dai primi di settembre, solo LA GIOVANNINA e la PRINCIPESSA DI PIEMONTE , della SPAN, collegavano ogni giorno la penisola con Napoli in quanto i tedeschi avevano bloccato quelli via terra (verso C.MMARE).
La mattina dell'11, da Napoli arrivano notizie allarmanti, il capoluogo partenopeo in mano ai tedeschi era "come una città assediata, mancavano viveri, di ogni mezzo igienico", questo e l'ordine della CAPITANERIA (*navigazione entro due miglie dalla costa) indussero i FRATELLI APONTE ad anticipare la partenza di un'ora.
Mollato l'ormeggio, con oltre 100 PASSEGGERI, la motobarca puntò prima su SAN GIOVANNI A TEDUCCIO e da qui verso lo scoglio di ROVIGLIANO, antistante TORRE A. Appena doppiao questo, LA GIOVANNINA, incrociò il SANT'ANTONIO motobarca militarizzata dei FRATELLI SAVARESE di VICO EQUENSE, che navigava a tutta forza verso il largo. Giuseppe Aponte e Mariano Lauro ricordano che a bordo avvertirono di non avvicinarsi al porto che ormai, dopo aspri combattimenti era caduto in mano tedesca. Subito dopo però una prima granata esplose a pelo d'acqua appena 50 metri dietro la barca; dopo un minuto ne cadde una seconda, era l' esplicito ORDINE, come sostiene Mariano LAURO, di accostare ma da bordo non si diede ad intendere di volerlo ascoltare, anzi qualcuno ordinò : "VOTTA FORA" - "dirigi verso il largo."
La mancata osservanza dell' intimazione ad accostare per farsi identificare, ingenerò nei tedeschi il sospetto che si trattasse di un natante nemico e giunse così una terza granata che esplodendo a circa un metro dalla barca, provocò lo sfondamento della murata e di gran parte della poppa.
Fu l'inizio della tragedia: per prima cosa lo spostamento d'aria, provocato dallo scoppio, scaraventò in mare una decina di passeggeri, mentre la barca, con il motore in avaria e crivellata di schegge, sbandata su di un fianco, iniziava una lenta rotazione, per essere caduto in mare anche il timoniere, GIUSEPPE APONTE, ferito ad un ginocchio che sul suo diario di bordo poi scrisse:
"......i colpi partivano da terra e in breve urla strazianti si levarono da ogni parte. Mio Zio Luigi, con il collo squarciato da una scheggia perdeva sangue a fiotti e stava per cadere in mare, per l' improvviso sbandamento della nave, nello sporgermi per trattenerlo avvertiii un dolore fortissimo al ginocchio e caddi in mare, colpito a mia volta."
Fortunatamente qualcosa indusse i tedeschi a sospendere il fuoco e il natante, a velocità ridotta, con un corriere al timone, tal 'TATURIELLO detto ANATROCCOLA, andò ad arenarsi sulla spiaggia di POZZANO.
Nel timore che la nave stesse affondando però molti si tuffarono tentando di mettersi in salvo a nuoto e fra questi MICHELE "è ZACCHEO" che di questi terribili momenti conserva questi ricordi:
".... debbo la mia vita all' unico bottone della mia mutanda militare. Sulla G. mi ero disfatto della mia divisa di marinaio per sfuggire all' eventuale cattura ed ero rimasto in mutande, ma la presenza di numerose donne fra i passeggeri, mi indusse ad appartarmi per reindossare almeno i pantaloni; e tale circostanza rappresentò la mia salvezza in quanto mi consentì di allontanarmi, appena in tempo, dal punto dove esplose la terza granata che provocò la strage. Così mi lanciai in mare e iniziai a nuotare verso lo SCRAIO. Il mare e calmo e così potei soccorrere almeno sei naufraghi assicurandoli a dei relitti di legno e a richiamare l' attenzione del SANT'ANTONIO, che navigava nei paraggi nonostante fosse stato inquadrato a sua volta, da una selva di ben sei granate cadute per fortuna in acqua. Cessato il cannoneggiamento, in quanto i tedeschi si erano resi conto della nostra innocuità, anche io fui raccolto dal SANT'ANTONIO che si diresse verso il porto di C.MMARE dove intendeva sbarcarci. A circa cento metri dalla costa, preferii rituffarmi in mare in quanto, per essere un marinaio disertore, temevo di poter essere arrestato dai miei stessi camerati, ed anche perchè volevo, con suprema incoscienza recuperare il mio zaino che avevo lasciato sulla G. , arenatasi nel frattempo sulla spiaggia di POZZANO.
Raggiunsi la riva nei pressi della nave già piantonata da diversi militari germanici, che con le armi spianate, m'ingiunsero di avvicinarmi per identificarmi: fortunatamente mi ritennero un civile e mi consentirono di andare sulla G. a cercare le mie cose. Salii così per l' ultima volta sulla barca e restai sconvolto alla vista del sangue e dei resti umani disseminati in prossimità del punto dove era esplosa la granata. Recuperato lo zaino mi allontanai verso la strada alla ricerca alla ricerca di un mezzo per tornare a PIANO. Dove giunsi verso sera, con uno degli ultimi tram in servizio."
Mentre MICHELE "è ZACCHEO" viveva quest' avventura, GIUSEPPE APONTE, stremato e sanguinante, raggiungeva la riva aggrappato a un relitto e qui fu soccorso dal DOTTOR SASSI che, insieme ai militari di sanità tedeschi, era accorso dal convalescenziario del QUISISANA , da dove avevano assistito al tragico evento.
In PENISOLA, quella fu una tragica sera: appena diffusasi la notizia molti partirono per prestare soccorso. Il giorno successivo, il 12 SETTEMBRE, di DOMENICA si svolsero i funerali delle vittime e grande commozione suscitò il passaggio delle bare dei vecchi APONTE uniti nella morte come insieme avevano trascorso la loro lunga esistenza sul mare.
FONTE:
SORRENTO '43
di G.ACAMPORA.
foto: http://www.naviearmatori.net/
mercoledì 27 luglio 2016
28 LUGLIO 1943: ROBERTO PANE E L'ASSALTO AL PALAZZO DEL FASCIO DI SORRENTO.
28 LUGLIO 1943: ROBERTO PANE GUIDA L'ASSALTO AL PALAZZO DEL FASCIO DI SORRENTO. E IL BUSTO DEL DUCE VOLA DALLA FINESTRA.
Alle 22 e 45 del 25 Luglio del 1943, l' EIAR interruppe bruscamente le trasmissioni per la lettura del seguente comunicato STRAORDINARIO:
" Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni di Capo del Governo, Primo Ministro, Benito Mussolini e ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro, Pietro Badoglio."
Udita alla radio questa notizia, i bravi sorrentini, esultanti per la lieta novella, organizzarono delle manifestazioni antifasciste. Già nelle prime ore del '26 , Piazza Tasso, a Sorrento e quella del Municipio a Sant'Agnello, sede del Podestà dei quattro comuni, allora unificati, furono invase da persone che osannavano il Re e Badoglio per la cacciata del tiranno e per quella che si pensava potesse essere l'imminente fine della guerra. Vi furono tumulti con feriti ed alcuni arresti di cui diedero notizia i giorni successivi, i quotidiani che parlarono di: VIOLENTI TUMULTI SCOPPIATI A SORRENTO.
Notizia sorprendente, ora per allora, se si considera la proverbiale ritrosia dei nostri conterranei a pubbliche manifestazioni di dissenso; a spronarli verso tali cimenti, era stato un personaggio di grande carisma il professor ROBERTO PANE, artista e uomo di cultura, allora direttore dell' Istituto d'arte di Sorrento. Costui, per aver guidato la manifestazione antifascista venne incarcerato dai Reali Carabinieri e, per la sua liberazione, si rese necessario un intervento di Benedetto Croce cosi' riportato nel suo diario:
"Sono andato da Tenente qui Comandante dei Carabinieri per far lasciare Roberto Pane, arrestato con altri per aver partecipato all'assalto del Palazzo del fascio di Sorrento, e ho avuto assicurazioni sul suo rilascio."
Sul coinvolgimento di Roberto Pane nelle manifestazioni antifasciste troviamo conferma anche in quanto riportato dal Cortesi:
"Il comandante della tenenza dei Reali Carabinieri di Sorrento, in data 28 Luglio 1943, segnalava al Ministro degli Interni, l' arresto di ROBERTO PANE e G.FIORENTINO, per l'assalto
al Circolo Professionisti e Artisti e al Palazzo del Fascio di Sorrento. Nello stesso giorno per l'assalto alla sede del fascio di Sant'Agnello vennero fermati S.GEMMA e F.FERRARO."
In rapporto allo stesso episodio, l' inedito diario di A.B. (fascista) riporta queste annotazioni conclusive:
"Stamatina (...) ho trovato a Nilluccio che mi ha raccontato come a Sorrento è stata devastata la Casa del fascio, che si trova nel palazzetto al fianco alla Chiesa del Carmine. Mi ha detto che è stata una cosa vergognosa buttare dalla finestra della sala delle adunate, il busto del Duce: ed è un peccato che quest'opera d'arte sia andata distrutta. Era un capolavoro del Prof. Egidio Carnera di Sequals, cugino di Primo, il campione mondiale di pugilato, che da anni è maestro di scultura alla scuola d'arte di Sorrento. Pare che a fomentare i disordini sia, stato proprio il direttore della scuola, comunista sfegatato che i Carabinieri hanno poi arrestato."
FONTE:
SORRENTO '43
di GOFFREDO ACAMPORA.
Alle 22 e 45 del 25 Luglio del 1943, l' EIAR interruppe bruscamente le trasmissioni per la lettura del seguente comunicato STRAORDINARIO:
" Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni di Capo del Governo, Primo Ministro, Benito Mussolini e ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro, Pietro Badoglio."
Udita alla radio questa notizia, i bravi sorrentini, esultanti per la lieta novella, organizzarono delle manifestazioni antifasciste. Già nelle prime ore del '26 , Piazza Tasso, a Sorrento e quella del Municipio a Sant'Agnello, sede del Podestà dei quattro comuni, allora unificati, furono invase da persone che osannavano il Re e Badoglio per la cacciata del tiranno e per quella che si pensava potesse essere l'imminente fine della guerra. Vi furono tumulti con feriti ed alcuni arresti di cui diedero notizia i giorni successivi, i quotidiani che parlarono di: VIOLENTI TUMULTI SCOPPIATI A SORRENTO.
Notizia sorprendente, ora per allora, se si considera la proverbiale ritrosia dei nostri conterranei a pubbliche manifestazioni di dissenso; a spronarli verso tali cimenti, era stato un personaggio di grande carisma il professor ROBERTO PANE, artista e uomo di cultura, allora direttore dell' Istituto d'arte di Sorrento. Costui, per aver guidato la manifestazione antifascista venne incarcerato dai Reali Carabinieri e, per la sua liberazione, si rese necessario un intervento di Benedetto Croce cosi' riportato nel suo diario:
"Sono andato da Tenente qui Comandante dei Carabinieri per far lasciare Roberto Pane, arrestato con altri per aver partecipato all'assalto del Palazzo del fascio di Sorrento, e ho avuto assicurazioni sul suo rilascio."
Sul coinvolgimento di Roberto Pane nelle manifestazioni antifasciste troviamo conferma anche in quanto riportato dal Cortesi:
"Il comandante della tenenza dei Reali Carabinieri di Sorrento, in data 28 Luglio 1943, segnalava al Ministro degli Interni, l' arresto di ROBERTO PANE e G.FIORENTINO, per l'assalto
al Circolo Professionisti e Artisti e al Palazzo del Fascio di Sorrento. Nello stesso giorno per l'assalto alla sede del fascio di Sant'Agnello vennero fermati S.GEMMA e F.FERRARO."
In rapporto allo stesso episodio, l' inedito diario di A.B. (fascista) riporta queste annotazioni conclusive:
"Stamatina (...) ho trovato a Nilluccio che mi ha raccontato come a Sorrento è stata devastata la Casa del fascio, che si trova nel palazzetto al fianco alla Chiesa del Carmine. Mi ha detto che è stata una cosa vergognosa buttare dalla finestra della sala delle adunate, il busto del Duce: ed è un peccato che quest'opera d'arte sia andata distrutta. Era un capolavoro del Prof. Egidio Carnera di Sequals, cugino di Primo, il campione mondiale di pugilato, che da anni è maestro di scultura alla scuola d'arte di Sorrento. Pare che a fomentare i disordini sia, stato proprio il direttore della scuola, comunista sfegatato che i Carabinieri hanno poi arrestato."
FONTE:
SORRENTO '43
di GOFFREDO ACAMPORA.
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