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venerdì 20 luglio 2012

19 LUGLIO : Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda

Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare
respiro al largo, verso l'orizzonte.
Genova, repubblicana di cuore, vento di sale,
d'anima forte.
Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,
parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.
Genova, quella giornata di luglio, d'un caldo torrido
d'Africa nera.
Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.
Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;
facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia.
Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane
guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;
una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini.

Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.
Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,
piacere d'incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,
la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,
sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.
Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione,
Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.
Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia
e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.
Si rompe il tempo e l'attimo, per un istante, resta sospeso,

appeso al buio e al niente, poi l'assurdo video ritorna acceso;
marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite
dissipate e disperse nell'aspro odore della cordite.

Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
Per quanti giorni l'odio colpirà ancora a mani piene.
Genova risponde al porto con l'urlo alto delle sirene.
Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,
dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,
come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare
una vita troncata, tutta una vita da immaginare.
Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare,
c'è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.
La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l'onda.
Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.

La "salvia splendens" luccica, copre un'aiuola triangolare,
viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare.
Dal bar caffè e grappini, verde un'edicola vende la vita.
Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita..

FRANCESCO GUCCINI - PIAZZA ALIMONDA ( in memoria di Carlo Giuliani -Ragazzo)

sabato 30 giugno 2012

POSITANO, stasera GUCCINI PRESENTA IL SUO NUOVO LIBRO


Francesco Guccini aprirà la ventesima edizione della rassegna “Positano, mare, sole e cultura” 
 fonte http://lacittadisalerno.gelocal.it
 
Sarà Francesco Guccini, con il suo nuovo libro “Dizionario delle cose perdute”, edito da Mondadori, ad inaugurare - sabato 30 giugno alle 21.30 a Palazzo Murat - la XX edizione di “Positano, mare sole e cultura”. In questo suo nuovo libro Guccini sembra voler stilare un vocabolario della memoria recente, fatto di cose che hanno riempito la nostra vita quotidiana e che oggi sembrano appartenere all’archeologia.
 
Lei racconta un mondo perduto, eppure la chiave di lettura di questo suo libro non è la nostalgia, ma l’ironia.
L’ironia la fa da padrona in tutti i miei scritti, dalle canzoni ai libri. In questo caso, poi, non volevo cadere nella retorica, ovvero in situazioni del tipo: come eravamo belli!
Non eravamo belli?
Non sempre. Prenda la maglia di lana, che tutti abbiamo indossato, di quelle grezze, casalinghe.
Solo un fatto estetico?
No, quelle maglie erano un vero supplizio, una sorta di penitenziale cilicio che cagionava prurito, scorticava, pungeva. Passavi il tempo, giorno e notte, a grattarti.
Parlando di ieri e di ieri l’altro, sorge naturale il confronto con il presente.
Siamo anche migliorati, molte cose ci hanno reso migliore la vita; altre al contrario ce l’hanno complicata.
Per esempio?
Nel libro racconto dei telefoni di bachelite, con i primi facilissimi numeri. Io ricordo ancora il mio numero 32417, del primo telefono arrivato a casa nel lontano ’57. Erano codici che si ricordavano a memoria. Adesso sarebbe impossibile. Con i telefonini ci siamo complicati la vita.
A proposito: l’Italia è il paese europeo con il più alto numero di cellulari, è vero che lei è tra ipochi che non ne hanno uno?
Certo. Non ho il telefonino.
Se le dessero tre gettoni e la possibilità di chiamare da una cabina pubblica, come ai vecchi tempi, chi chiamerebbe?
Non saprei. Sono di quelli che usa il telefono per conversazioni brevi, per poche parole informative. Con gli amici e le persone care mi piace parlare faccia a faccia.
Dal suo singolare dizionario emerge la constatazione di cambiamenti troppo veloci nella lista di oggetti che ci circondano. Sono passati pochi decenni e sembrano secoli...
Non si ha il tempo di abituarsi ad una cosa, ad un prodotto che è già superato, sorpassato, fuori commercio. Prima le cosa erano fatte per durare. Nel caso della tecnologia poi ancora di più, la velocità di sostituzione è impressionante: devi cambiare continuamente pc, stampante, supporti audio e video.
Meglio la musica con i cd o con i vecchi dischi di vinile?
Meglio i dischi di vinile. Pensi che mia moglie mi ha regalato di recente un impianto stereo per ascoltarli, così ho preso i miei vecchi dischi e continuo a godermeli. L’impianto che avevo si era rotto e qui apriamo un altro capitolo. Nessuno ripara più nulla e i tecnici ti dicono la fatidica frase: le conviene comprarlo nuovo.
Preferisce le osterie di ieri o quelle di oggi?
Quelle di ieri non le frequento più. Quelle di oggi non sono più vere osterie. Prima c’erano solo due vini: il bianco e il rosso. Adesso ci sono tutti quei vini raffinati, la carta dei vini.
Cosa le piace di più del nostro sud?
Conosco poco il sud, ma ne apprezzo molto la cucina. Anzi le cucine.
Mai stato a Positano?
No è la prima volta e le devo dire che sono molto curioso.
Paolo Romano

sabato 31 marzo 2012

IL LIBRO DELLO SCAFFALE


Dizionario delle cose perdute
  di Francesco Guccini 




Dizionario delle cose perdute
Una volta, c'era la banana: non il frutto amato dai bambini, bensì l'acconciatura arrotolata che proprio i bimbi subivano e detestavano ma che veniva considerata imprescindibile dai loro genitori. I quali, per bere un buon espresso, dovevano entrare al bar e chiedere un "caffè caffè", altrimenti si sarebbero trovati a sorbire un caffè d'orzo. Una volta, per scrivere, non c'erano sms o e-mail, ma si doveva dichiarare guerra ai pennini e uscire da scuola imbrattati d'inchiostro da capo a piedi. Una volta, si poteva andare dal tabacchino, comprare una sigaretta - una sola - e fumarsela dove meglio pareva: non c'erano divieti, e i non fumatori erano una gran brutta razza. Una volta, i bambini non cambiavano guardaroba a ogni stagione, andavano in giro con le braghe corte anche d'inverno e - per assurdo contrappasso - col costume di lana d'estate. Una volta, la Playstation non c'era, si giocava tutto il giorno per strada e forse ci si divertiva anche di più. Una volta, al cinema pioveva... Con un poco di nostalgia, ma soprattutto con la poesia e l'ironia della sua prosa, Francesco Guccini posa il suo sguardo sornione su oggetti, situazioni, emozioni di un passato che è di ciascuno di noi, ma che rischia di andare perduto, sepolto nella soffitta del tempo insieme al telefono di bachelite e alla pompetta del Flit. 


Un viaggio nella vita di ieri che si legge come un romanzo: per scoprire che l'archeologia "vicina" di noi stessi ci commuove, ci diverte, parla di come siamo diventati.


http://www.ibs.it

sabato 10 marzo 2012

Z(ANSA) GUCCINI è IL NUOVO DIRETTORE DEL TG1

 IL CDA DELLA RAI HA NOMINATO FRANCESCO GUCCINI DIRETTORE DEL TG1..LA PRIMA EDIZIONE SARA' ALLE QUATTRO DEL MATTINO..
 
Nel suo discorso di insediamento Guccini ha dichiarato: " A Voi critici, voi personaggi austeri, militanti severi, chiedo scusa a vossìa,tanto gia lo so che ci sarà sempre un pio, un teorete, un Bertoncelli o un PRETE a sparare cazzate!Io cmq ho tante cose ancora da raccontare per chi vuole ascoltare e a culo tutto il resto!"