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sabato 20 agosto 2011

IL TARANTISMO E LA MUSICA NEL SALENTO TRA MITI E LEGGENDE







La tarantola o taranta è un ragno velenoso dal cui morso è tratto il termine pizzica. Il veleno entrato in circolazione provoca stati di forte agitazione psico-motoria seguiti da violente emicranie e rigidità muscolare che da vita ad attacchi epilettici.
Nel caso del tarantismo tuttavia, la tarantata non è stata morsa da nessun animale. In questi casi il fenomeno del tarantismo deve essere interpretato come il simbolo della frustrazione psichica, economica, sociale e sessuale, ossia come la crisi isterica del singolo individuo.
Non a caso ad essere "pizzicate" erano le donne, emarginate tra gli emarginati, che durante l’estasi o il tormento del veleno, si potevano permettere di tutto, anche di mimare amplessi in pubblico, fino a quando San Paolo, il protettore delle tarantate, non concedeva la grazia.Il ragno è il simbolo della Madre Terra che riaffiora con i suoi istinti primordiali implacabili, con la forza di riti pagani antichissimi che il Cristianesimo ha cercato di mitigare riportandoli alla ragione, nel grembo di Santa Madre Chiesa.
All’origine ci sono quindi la terra e la taranta, il tamburello e la sua musica primordiale e un repertorio di ricordi ancestrali che ognuno di noi si porta dentro e che riaffiorano periodicamente.
Il tarantismo pugliese nacque nel medioevo e si mantenne con intensità di partecipazione popolare e varietà di forme mitico rituali sino alla fine del '700 iniziando la sua decadenza nel secolo successivo.
Lo scenario in cui il rito della danza si svolgeva durante le celebrazioni di San Pietro e Paolo, era un ampio lenzuolo disteso su coperte che copriva il pavimento, e sul lenzuolo, in un angolo, un cestino per la raccolta per le offerte e le immagini dei Santi.
Lo strumento utilizzato per accompagnare il rito del ballo è il tamburello leccese che viene suonato con una tecnica particolare, dando il ritmo di base, con la percussione, e un caos ordinato, con i sonagli. Attorno al lenzuolo si forma così la "ronda" (cerchio) in mezzo al quale, con una tecnica molto elementare si balla la danza della pizzica.

PIZZICA TARANTATA
Si tratta di una danza terapeutica che ha origine nell’antichissimo rito di guarigione delle tarantate, durante la messa-esorcismo del 29 giugno che si svolgeva e tuttora si svolge, presso la cappella di San Paolo a Galatina, santo protettore di tutti coloro i quali sono morsi da animali velenosi. L’esorcismo poteva in ogni caso svolgersi anche in privato, tra le mura domestiche, con l’ausilio di tamburelli, violini, armoniche a bocca e altri strumenti musicali. La paziente (tarantata) ballava per ore in preda all’epilessia causata dal veleno, fino a quando stremata, stramazzava al suolo priva di sensi, potendo così riposare temporaneamente; il tormento del veleno non era infatti finito e puntualmente si faceva sentire al sopraggiungere dell’estate successiva. Per decenni non si è più parlato di tarantate e riti di esorcismo; considerate come sinonimo di arretratezza e vergogna, sono state rimosse e dimenticate. Oggi il tarantismo è in sostanza scomparso; resta solo un ricchissimo bagaglio culturale fatto di canti, leggende, musica e parole che sono stati riscoperti ed “esportati” nel resto d’Italia e fuori nazione.
PIZZICA DE CORE
La pizzica de core rappresenta i sentimenti d’amore, erotismo e passione nel rito di corteggiamento tra un uomo e una donna. Alcune cronache del XIX sec. descrivono questa danza sfrenata, variante della pizzica tarantata: una donna balla al ritmo frenetico dei tamburelli e violini sventolando un fazzoletto rosso, il colore della passione, con il quale invita a ballare colui che il capriccio le indica. Stanca di questo compagno, ne invita un altro e un altro ancora a suo piacimento, donando il fazzoletto solo a colui che sarà stato in grado di rapirle il cuore assecondando ogni suo desiderio, ogni sua fantasia.
DANZA DELLE SPADE
Questa originale forma di danza deriva quasi certamente dai duelli rusticani, che si tenevano quando l’onore e l’orgoglio erano stati feriti e messi in discussione, quando le faide tra famiglie insanguinavano i paesi, ma si tenevano anche in occasione di fiere e mercati. Furono molto probabilmente gli zingari, quando gestivano il mercato del bestiame, ad innestare sul ritmo della pizzica questa sorta di danza-scherma che, combattuta in origine con armi affilatissime, ha poi perso il suo carattere sanguinario e violento e i coltelli sono stati sostituiti dal dito indice e dal dito medio protesi come una lama. I movimenti di questa danza simulano proprio un duello con tanto di provocazioni e attacchi, affondi e difese. La danza delle spade si può ammirare dal tramonto del 15 agosto all’alba del 16 di fronte al santuario di San Rocco a Torrepaduli, frazione di Ruffano. Attorno ai duellanti, la gente un tempo inorridita è stata sostituita da turisti e curiosi che danzano, cantano, battono le mani e, all’occasione, si sfidano all’ultimo…ballo. (*PASCA EMANUELE, www.salentu.com)
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EVENTI PRINCIPALI... AL RITMO DI PIZZICA

Galatina, 28-29-30 giugno - festa dei Santi Pietro e Paolo:
nella chiesa dedicata ai santi patroni, all’alba, si svolgeva l’esorcismo delle "tarantate". Attualmente la cerimonia è ricordata con danze al suono della pizzica pizzica.
Torrepaduli (Ruffano) 15-16 agosto - fiera di San Rocco:
nella notte fra il 15 e il 16 Agosto si celebrano il rito cattolico di San Rocco, Santo spadaccino, e la liturgia profana dell'affascinante danza delle spade. Ogni anno, sono centinaia e centinaia le persone richiamate nella piazza dalla notte dei tamburi.
Melpignano 26 agosto - la Notte della Taranta:
si chiude nei pressi del suggestivo convento degli Agostiniani, dopo aver girato per il Salento, la rassegna dal titolo La notte della Taranta. Numerosi artisti salentini, italiani e stranieri si incontrano sul palcoscenico per far rivivere il fascino di una tradizione antichissima.
Carpignano Salentino, prima domenica di settembre - festa te lu mieru
(festa del vino): la sagra nasce nel 1974 per festeggiare e offrire a tutti, e in particolare ai turisti, uno dei prodotti tipici più apprezzati, il vino ("lu mieru"). Da allora ogni anno il paese ripropone l’allegria e la giovialità di quella prima serata: tre serate di divertimento durante le quali si può ballare sino a notte fonda al ritmo di tarantelle e pizziche, si possono degustare i piatti tipici e si brinda col vino al buon esito dell’imminente vendemmia.

www.turismo-capoleuca.com

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